L’anniversario della morte del poliziotto avellinese per mano delle SS

Ricorre l’anniversario della morte di Giovanni Palatucci. Il poliziotto italiano morto il 10 febbraio 1945 nel campo di concentramento di Dachau.
La sua storia emerge solo alcuni anni dopo. Quando venne spiegato il motivo per cui fu catturato dai tedeschi come personaggio scomodo agli occhi delle SS.
Durante la sua permanenza alla questura di Fiume, Giuseppe Palatucci ebbe modo di salvare numerosi ebrei. Salvandoli dalla cattura e della futura deportazione.
Nato a Montella nella provincia di Avellino, i suoi studi lo condussero alla sua carriera di poliziotto. Fino a quando non fu trasferito alla questura di Fiume, dove eseguiva la mansione di responsabile dell’ufficio stranieri. Nel corso del suo lavoro aveva già visto quale fosse l’impatto delle leggi razziali sugli ebrei ed è per questo che ebbe la possibilità in sordina di mutare il corso del destino di alcune persone che, diversamente, avrebbero incrociato ben presto sofferenza e morte.

Il vissuto di Palatucci

«Ho la possibilità di fare un po’ di bene, e i beneficiati da me sono assai riconoscenti. Nel complesso riscontro molte simpatie. Di me non ho altro di speciale da comunicare». Queste sono le poche righe ritrovate in una lettera scritta da Giovanni Palatucci ai suoi genitori.
Sono circa 5000 le vite che Giovanni Palatucci ha salvato grazie alla sua posizione lavorativa e alle sue amicizie che gli hanno consentito di agire silenziosamente. Forse per un concetto di giustizia che andava al di là delle leggi, o anche per un profondo senso di coscienza, ha agito violando quelli che erano gli ordini richiesti.
Creando una serie di reti amichevoli riuscì ad ottenere molti permessi per poter essere a conoscenza in anticipo di spostamenti e di controlli, così che il suo lavoro risultasse sempre lineare e pulito.
A seguito di un passo falso avvenuto per cercare di contrastare la volontà di cedere Fiume alla Jugoslavia, tramite intercettazione, fu scoperto e arrestato dai tedeschi delle SS.
Dopo circa quattro mesi di permanenza nel campo di lavoro forzato a Dachau Giovanni Palatucci muore a soli 36 anni.

Martire o carnefice? Il quesito e le controversie tra il Vaticano e il Centro Primo Levi

E’ il Centro Levi a sollevare la questione Palatucci nel 2013. Dopo aver effettuato diverse ricerche ha messo in crisi le convinzioni degli italiani sulla figura dell’avellinese.
Dopo la proclamazione a martire di Giovanni Palatucci, indotta da Giovanni Paolo II ricordando la trafila pericolosamente eroica per salvare delle vite umane e che lo condusse alla sua morte, il Centro Levi ha sollevato dei dubbi. Sostenendo che la maggior parte degli ebrei presenti nella città di Fiume siano stati segnalati alle SS proprio da Giovanni Palatucci. Le accuse del Centro Primo Levi hanno aperto le porte a una serie di indagini che proseguono per stabilire la reale dinamica dei fatti.

Autore: Francesca D’Elia

Francesca D’Elia. Studentessa presso la facoltà di editoria e pubblicistica in Salerno. Attratta dalla scoperta del nuovo e dal confronto con persone di diverse etnie e culture, sempre alla ricerca di incredibili storie e fantastiche personalità. Amante della natura, dei suoi suoni e dei suoi colori. Segno zodiacale: bilancia.

10 febbraio 1945: Giovanni Palatucci ultima modifica: 2017-02-10T12:09:14+00:00 da Francesca D'Elia

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