Massimiliano Cranchi  è un cantutore Mantovano trentenne di Serminde che assieme all’amico, Marco degli Esposti, ha dato vita al progetto Cranchi Band, che nasce nell’anno 2010. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo orientando i nostri quesiti sulla figura del cantautore contemporaneo e le sua canzone; e l’esperienza vissuta in Chile durante un Tour rivelatosi infine un viaggio indimenticabile.

L’intervista a Massimiliano Cranchi

cranchi
Massimiliano Cranchi

La musica non è sempre tutto, soprattutto quando si parla di un cantautore come Massimiliano Cranchi. Un assetto armonico, con motivi melodici da forte presa percettiva, nascono nelle situazioni più casuali. Ma la canzone d’autore da cosa è mossa? Dalla necessità di voler comunicare alle masse un pensiero che possa muovere affetti? O semplicemente il fatto di un momento che necessita di una penna, di un plettro che comunichino un pensiero fugace?

Fondamentalmente scrivo canzoni per bisogno. Sono attratto dalla storia e dalle storie, cerco di farle mie e trasmetterle a chi mi vuole ascoltare. Usiamo la musica per raccontare e a volte il racconto può essere anche solo l’emozione di un momento. Nel prossimo disco “spiego” con la prima canzone come avviene e come è avvenuto questo processo. Il nuovo disco si chiamerà appunto “Spiegazioni improbabili”, ritengo improbabile che l’autore dia “spiegazioni” del proprio lavoro e del motivo per cui lo fa, l’ascoltatore deve essere libero di interpretare come vuole.

Il Re e la Repubblica Universale

In un filone di brani, uniti da un criterio preciso, si invita il (un) popolo ad un’insurrezione contro un “Re” in nome di una “Repubblica Universale”; uno dei tuoi album è pure intitolato Volevamo uccidere il Re.
Ma chi è questo Re? E la Repubblica Universale è un’Utopia di Diritto? O soltanto l’aldilà delle prassi idealiste?

Il “Re” è un concetto difficile da estirpare dalle nostre menti. E’ mancanza di Cultura, di partecipazione; il suo opposto è la Repubblica Universale, un mondo dove tutti si sentono coinvolti e responsabilizzati anche nelle piccole azioni quotidiane. Non sarebbero più necessari Capi o Dei di sorta, si potrebbe vivere un’anarchia ordinata, “governata” dal buon senso. Capisco che il discorso sfiori l’utopia ma il motore della vita non sono i sogni?

Il Tour in Chile

A proposito di Victor Jara, cantautore cileno, assassinato all’Estadio del Chile, durante un colpo di stato condotto dal dittatore Pinochet; considerando che l’episodio è stato citato all’interno di un tuo brano intitolato “11 settembre 1973”, possiamo ricondurre a questa figura il legame con la terra cilena? E questa trasferta in Chile è stata solo un Tour? O un momento di spirituale e musicale ricongiungimento?

Il legame con il Cile è avvenuto inizialmente per puro caso; pian piano ci siamo letteralmente innamorati della cultura e della storia di questo paese. Abbiamo avuto la fortuna di conoscere un ragazzo di Sermide che vive a Santiago. Non sapevamo bene cosa saremmo andati a fare là.

Abbiamo suonato, conosciuto gente fantastica con storie fantastiche; ascoltato musica di cui ignoravamo l’esistenza (tra tutti “Los Jivas” e “Los Prisoneros” ma potrei citartene molti altri). Mangiato, bevuto (il vino di quel paese non ha eguali), visto le neve e il deserto ma soprattutto, anche qui il caso, ho scoperto di avere un “parente” (ancora da accertare esattamente, ma che importa), nipote di minatori che vive a Valparaiso. Insomma un viaggio che ci porteremo dentro per sempre.

Le Conclusioni

Qual è il consiglio che Massimiliano Cranchi sente di dare a chi vorrebbe intraprendere una carriera musicale che esplori anche confini transnazionali? Tenendo ovviamente conto dei rapporti di fruibilità, e di mercato, che attualmente esistono nel mondo della discografia?

Troppo spesso confondiamo la libertà di opinione con il poter dire ogni cazzata che ci passa per la testa, abbiamo moltissimi esempi di tuttologi in tv e su internet; il bar si è allargato tantissimo, può essere divertente ma alla lunga stanca. A volte dimentichiamo che prima di parlare (o di cantare) bisogna ascoltare, ascoltare e ancora ascoltare. Prima di costruire bisogna guardare cercando di vedere; e prima di esprimere opinioni, studiare!

Finisco questa piacevolissima chiacchierata con te con un consiglio che un’amica giornalista mi fece tempo fa. 

Le chiesero: “Secondo te, un giovane di oggi, per avvicinarsi al mondo del giornalismo, cosa deve fare?”. Lei rispose: “Un orto!”

Sottoscrivo.

 

Carlo Festa

Autore: Carlo Festa

Carlo Festa, laureando presso l’Istituto Musicale Vincenzo Bellini di Catania, dove studia Didattica della Musica. Appassionato di letteratura e musica, ha coniugato le due arti al servizio della sua attività professionale, facendo di sé un discreto cantautore.

Cranchi Band: la musica, il tour in Chile e la Repubblica Universale ultima modifica: 2016-11-24T11:13:57+00:00 da Carlo Festa