Forse non abbiamo ben capito cosa si sia verificato in queste ore. Il popolo americano ha appena eletto come Presidente degli Stati Uniti d’America, il miliardario tanto temuto dalla stampa internazionale Donald J. Trump. E questo fatto non può più essere motivo di risata.

L’America non è lontana

Ci piace fantasticare parecchio sui miti di terre che a noi sembrano distanti giusto una, due falcate dalla fantasia. Ma l’America, oramai, non è lontana; essere “dall’altra parte della luna”, citando Dalla, in politica non ha alcun significato. Le nostre tendenze generazionali sono americane; i nostri fast food, i centri commerciali, i nostri capi d’abbigliamento, i canoni estetici, il cinema, la letteratura, la musica, i paradigmi giornalistici, persino i nostri sogni emulano il mood americano. Ma nonostante questo l’America rimane un continente sul quale i sondaggi non possono avere una validità affidabile; perché suddiviso in una cinquantina di Stati che spesso non condividono usi e costumi sociali; se non la favoletta del “sogno americano”, ormai più retrò di un’opera di Robert T. McCall.

 

Chi aveva capito già tutto

Ma questo lo aveva già preannunciato M. Moore in un recente articolo di qualche mese fa.  Nel mese di luglio, Moore spiegava come Donald Trump, al contrario di quanto potessero affermare i sondaggisti, avrebbe conquistato la Presidenza. Il vento vincente repubblicano già soffia lieto nelle dichiarazioni dei tanti Salvini e Le Pen, entusiasti della vittoria del loro compagnone americano. Sanno bene che una corrente simile non conosca finestre che non possa spalancare. Se da un lato Hillary Clinton forse avrebbe trovato alibi convincenti per condurre gli Stati Uniti ad un probabile conflitto militare; Donald Trump tiene già il dito sul tasto del nucleare, credendo che forse si tratti del condizionatore della Casa Bianca.

 

Pronostici amari

Tutto appare sufficientemente distante un’amara risata. Tuttavia, provate a immaginare se la stessa sorte politica toccherà a noi. Provate a immaginare che i metodi di isolazionismo e la stretta sull’immigrazione si ripercuotano sui sogni di chi l’America la vorrebbe guardare da vicino, senza un fucile puntato. Immaginate che i nostri affascinanti progetti e tutti gli itinerari di viaggio verranno messi in discussione da tendenze nazionaliste che si riassumeranno in un Muro; uno sterminato recinto di terrore posto tra noi e il mondo.

Immaginate che da questo risultato prendano vigore tutte le realtà politiche nazionaliste presenti sul suolo europeo. Che da oggi, quelli che chiamano “populisti”, scaleranno le vette dei sondaggi; indagini che da noi, purtroppo o per fortuna, hanno un valore. Riuscite anche voi a vedere il fantasma del crollo dell’UE? Quel sistema che sino ad ora ha permesso (tra le altre cose) la libera circolazione dei cittadini europei?

Adesso, provate a pensare che sia l’Europa il prossimo papabile traguardo della forma più becera e regressa che l’estrema destra abbia mai partorito nella Storia. Non vi è più alcun bisogno di immaginare. Sappiate che quel vento, in questo momento, si è già insinuato tra le colonne dei nostri sondaggi. Adesso, Donald Trump, non fa più ridere.

Carlo Festa

Autore: Carlo Festa

Carlo Festa, laureando presso l’Istituto Musicale Vincenzo Bellini di Catania, dove studia Didattica della Musica. Appassionato di letteratura e musica, ha coniugato le due arti al servizio della sua attività professionale, facendo di sé un discreto cantautore.

Donald Trump Presidente degli USA, adesso non fa più ridere ultima modifica: 2016-11-11T13:46:26+00:00 da Carlo Festa