Quella che noi adesso chiamiamo Irpinia è una vasta montuosità che adesso si ricolloca nell’avellinese. Prima di delimitare in questo modo l’Irpinia il territorio in questione non aveva una reale collocazione. Per via della sua grandezza, spazia attraverso diversi altri territori che incorniciano la zona di Avellino.
Ciò che è affascinante è la storia vissuta all’interno di questi luoghi pregni di storia e di magia. Ciò non toglie il fatto che lì per tanto tempo il riversarsi della multiculturalità ha fatto sì da far identificare diverse tipologie di modo di vivere nell’Irpinia.
Oltre ad essere un riparo sicuro durante i conflitti, sia per la posizione sia per la sua sinuosità, c’è stato modo di vivere in modo pratico.
In antichità il territorio dell’Irpinia era organizzato in piccole aree autonome. Ciascuna di queste era strutturata con delle capanne all’interno delle quali vivevano le tribù della zona.

 Irpinia
Irpinia

La gestione delle tribù dell’Irpinia

Questo lascia intuire quanto fosse agevole e piacevole il clima, nonostante si stia parlando di una cerniera montuosa molto elevata. L’autonomia gestita dagli abitanti di queste tribù faceva in modo da non intaccare i “vicini”.
Questo modo di vivere ha così ridotto sostanzialmente i contrasti che potevano nascere dalla vicinanza e dalle divergenze che solitamente si formavano in contesti simili. La struttura era consentita anche grazie al loro modo di praticare la religione. Alla sacralità che guidava anche la legge politico-amministrativa delle singole tribù.
Dalla scelta di un capo, una guida, alla formazione dell’esercito, alle altre mansioni. Loro sceglievano tutto tramite delle assemblee che portavano a coordinarsi per il da farsi della tribù. Le piccole comunità presenti c’è da dire che non abbracciavano solo l’avellinese ma anche tutti i territori che concatenavano l’Irpinia.
Dal beneventano, al Molise, fino alla parte nord della puglia, la zona, unico agglomerato montuoso, conservava uno stile di vita molto simile.

Usanze, magie e rituali…

A creare delle piccole differenze erano i sistemi organizzativi, talvolta con influenze nordiche e talvolta con modalità greca. In ogni caso era imposto il rispetto per le leggi e le attività sul territorio. L’autogestione era fondamentale e ordinata.
La sacralità ruotava intorno al dio Mitra, il dio del Sole che prima di essere tale ha vissuto una serie di fusioni con altre tipologie di divinità. La festività che rendeva onore al dio che aveva sconfitto il toro in quanto simbolo del male cadeva di 25 dicembre. Quanto di più simili alle festività attuali portate dalla religione cristiana, nei giorni di dicembre si festeggiavano i Saturnalia. Questi prevedevano copiosi banchetti, cerimonie festose, scambio di doni. Momenti di convivialità e lungo periodo di pausa dai doveri e dal lavoro, così da poter godere a pieno dei Saturnalia.

 Irpinia
Irpinia

Un pizzico di paganesimo nel secolo attuale

Una serie di piccoli rituali gioiosi mescolati a danzatori, musicisti, giocolieri che tenevano in vita la gioia di quelle giornate di assoluta sacralità. Ruotando intorno a Saturno le tribù in quei giorni si consentivano un periodo di svago durante il quale non c’erano troppe regole morali!
Infatti oggi in alcune zone dell’Irpinia ancora si pratica una festività che simboleggia solamente in parte quella che era un’antichissima tradizione. Accendendo dei fuochi, i focaroni, in diversi punti del paese, nelle piazze o dove gli spazi liberi consentono. È un qualcosa che identifica gli abitanti dell’Irpinia che ancora abbracciano l’originalità di quest’impronta rituale per conservare le antiche origini.

Autore: Francesca Shissandra

Francesca D’Elia. Studentessa presso la facoltà di editoria e pubblicistica in Salerno. Attratta dalla scoperta del nuovo e dal confronto con persone di diverse etnie e culture, sempre alla ricerca di incredibili storie e fantastiche personalità. Amante della natura, dei suoi suoni e dei suoi colori. Segno zodiacale: bilancia.

Irpinia: immergendosi nell’antichità ultima modifica: 2017-09-27T09:30:46+00:00 da Francesca Shissandra

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