Benevento è la città sul suolo campano che forse più di tutte le altre si avvolge in un alone di mistero.
Questo accade perché legata ad una serie di eventi che spesso l’hanno vista sinistra. Infatti la città di Benevento in epoca antica aveva tutt’altro nome. Il suo nome era “Maleventum”. Solo in seguito Maleventum riuscì a scrollarsi da dosso questo nome che a noi oggi sembrava portasse cattivo auspicio diventando così Benevento.

Un viaggio da Maleventum a Benevento

Anche perché in realtà se adesso può sembrare che un nome del genere possa simboleggiare qualcosa di dannoso, Maleventum vede la sua origine da una radice sannita che poi mescolandosi con il latino ha dato vita ad un vocabolo che risale probabilmente a prima dell’età neolitica. Il vero significato non si accosta per nulla alla “malasorte”.
Sulle origini c’è anche da tenere a mente il motivo per cui il cinghiale è simbolo della città di Benevento. Si fa risalire alla leggenda che vede coinvolto l’eroe greco Diomede. Questi, superstite della guerra di Troia, si è insediato nella città di Benevento portando con sé in dono la zampa del famoso Cinghiale Calidonio.

Fiume Sabato
Fiume Sabato

I Sabba in riva al fiume Sabato

Benevento continua ad ammantarsi di fascino per la sua fama di “Città delle Streghe”. In epoca longobarda era consuetudine svolgere una serie di riti pagani. I riti erano praticati nei pressi delle rive del fiume Sabato.
Si riconduce questo ai rituali delle Janara, donne terrene collegate alla Luna che suggeriva loro i momenti di semina e di raccolta. Queste erano storie, saporitissime da raccontare nel mondo contadino dell’epoca al punto da formulare tanti racconti e in seguito molti libri in merito.

Se non fosse che poi dai racconti e dall’aura leggendaria intorno a queste fanciulle si è creata una vera e propria strage. Però, le così dette streghe effettivamente avevano un modo di comportarsi che può sembrare tutt’altro che normale!
All’epoca erano viste nei pressi del fiume, ed erano solite cantare ritornelli più simili ad incantesimi, ballare intorno agli alberi e avvicinarsi ai serpenti uscendone illese. Anche inneggiare all’uccisione di animali è sembrato un rituale sacrificale.

Gli incantesimi di Ripa di Janara

Ripa di Janara. Così era chiamata la zona vicina al fiume dove le streghe si radunavano dando vita ai loro rituali magici. Si univano in cerchio intorno all’antico Noce di Benevento.
La scelta di quest’albero era data dal fatto che fosse alto, sempreverde ed esteticamente molto particolare tanto da suscitare un certo intrigo. Ma non solo questo, anche per le sue proprietà e la sua energia che pare fossero davvero molto significative e forti.
Durante il rituale queste usavano ungersi alcune parti del corpo per prepararsi citando l’incantesimo: «Unguento, unguento portami al Noce di Benevento. Sopra l’acqua e sopra il vento e sopra ogni altro maltempo».

Dopo si davano alle danze e ai rituali che le vedevano macabre. Si dice persino che avessero la capacità di rendersi informi e di contaminare così con le loro magie i cittadini.
La chiesa cattolica etichettò questa serie di accaduti come evidenti riti demoniaci, ricollegandoli ai Sabba.
Sono molti gli scrittori che lasciandosi affascinare dalle Streghe di Benevento han preso la penna cominciando a parlarne. Per cui è possibile trovare numerosissimi libri che trattino l’argomento. Ognuno con un pizzico diverso di fantasia… qualcuno invece ha osato suggerire una versione reale dei fatti.

Le streghe di Benevento e il Noce magico
Le streghe di Benevento e il Noce magico

La magia dei boschi

I festeggiamenti e momenti di svago delle fanciulle immerse nella natura ben presto cessarono e della Città delle Streghe rimase solo il mistero.
Non è l’unica testimonianza che fa pensare che Benevento veramente sia la Città delle Streghe. In effetti qualcosa di più plausibile si ha pensando alla tribù Samentes.
Questi, amanti dei boschi, giravano adorando la natura e la sua bellezza individuando in questa lo spirito divino. Infatti erano spesso visti intenti a riti magici, feste sacre e recitare preghiere, nonché canti popolari, rivolti alla natura.

Nulla comunque che facesse ricondurre a scopi macabri. Se non fosse che accadeva durante il periodo in cui la chiesa si mostrava piuttosto attenta a questi episodi. Una carneficina fra chi era sospettato di stregoneria, occultismo e qualsiasi tipo di uso della magia. Anche una filastrocca poteva essere letale!
Ciò ha solo incentivato la presenza di nuove persone affascinate da questo modo di essere, attirando i curiosi che ancora oggi pare si aggirino nella zona per mantenere in vita l’energia del posto.

La Pozione di Benevento: il Liquore Strega

La Città delle Streghe per antonomasia in tutto il mondo non poteva non avere una pozione a contraddistinguerla. Tutta quest’aura ha contribuito a creare una pozione micidiale! Il liquore Strega di Benevento. Famoso in tutto il mondo per la sua particolarità e la sua storia legata appunto a tante dinamiche.
Dalla metà del 1800 un miscuglio di circa settanta erbe tra le quali finocchio, menta, zafferano, ha letteralmente incantato tutti. L’antidoto magico, più noto come digestivo, è bevuto non solo dopo i pasti, ma ha ispirato i buonissimi torroncini Strega!

Il fatto che la ricetta del liquore e del torrone siano segrete avvalora le potenzialità magiche degli abitanti del territorio. Si, perché addirittura alcune erbe coltivate o raccolte sono chiuse sotto chiave per evitare che il magico ingrediente segreto venga scoperto.
Tutto questo contribuisce a creare il fascino misterioso della città di Benevento, ricca di storie da raccontare, di energie e di incantesimi.

Francesca Shissandra

Autore: Francesca Shissandra

Francesca D’Elia. Studentessa presso la facoltà di editoria e pubblicistica in Salerno. Attratta dalla scoperta del nuovo e dal confronto con persone di diverse etnie e culture, sempre alla ricerca di incredibili storie e fantastiche personalità. Amante della natura, dei suoi suoni e dei suoi colori. Segno zodiacale: bilancia.

La Città delle Streghe: Benevento ultima modifica: 2017-10-30T16:00:38+00:00 da Francesca Shissandra

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