L’Italia e il terremoto, ma questa guerra si può vincere?

Interi paesi rasi al suolo, infrastrutture cancellate, migliaia di vittime, un numero impressionante di sfollati. Questo è lo scenario di una guerra che in Italia si combatte da sempre. Ma non sono cannoneggiamenti o bombardamenti aerei ad aver causato questa situazione apocalittica. Non è nemmeno una titanica lotta dell’uomo per sopravvivere alle forze della natura. È lo stesso uomo ad aver causato tutto ciò e a creare le condizioni per la propria distruzione.

Una posizione difficile

L’Italia, si sa, è l’ambiente che più risente di fenomeni sismici e vulcanici in tutta l’area del Mediterraneo. Con cadenza ciclica questi fenomeni si sono sempre manifestati nella nostra penisola causando spaventose tragedie. Sono infatti centinaia di migliaia le persone morte negli ultimi cento anni per eventi simili. Ma non si può fare proprio nulla per prevenire le catastrofi dovute al terremoto? Possiamo solo stare a guardare e intervenire a tragedia avvenuta?

Come si previene una catastrofe

Il terremoto più forte in Italia è stato quello registrata a Messina e Reggio Calabria nel 1908. Il terremoto di 7,2 gradi Richter causò in pochi istanti la morte di oltre 100.000 persone. Altri tempi, viene da pensare. E invece no, se pur con meno vittime i terremoti continuano a causare danni come se non più che in passato. Ma perché in altre parti del mondo come in California o in Giappone, terremoti più forti hanno un impatto molto minore in termini di morti e strutture distrutte? Semplicemente perché costruiscono meglio di noi.

Cosa non va in Italia

Da quelle pubbliche a quelle private, in Italia solo una piccola parte di strutture sono costruite secondo seri criteri anti-sismici. A questo si aggiunga l’edificazione abusiva, l’erosione del suolo che genera frane colossali, la totale assenza di un sistema di allarme anti-tsunami e in generale un atteggiamento fatalista ai limiti dell’incoscienza.

Allarmi anti-tsunami? Non siamo mica in Giappone!

No, non siamo in Giappone, siamo in Italia e il rischio di un devastante tsunami è più che probabile. Dal 2010 infatti la nave oceanografica “Urania” si occupa di monitorare l’attività di uno dei più grandi e pericolosi vulcani sommersi del Mediterraneo. Si chiama Marsili, è alto 3000 metri, lungo 70 chilometri e largo 30. La sua vetta si trova a 450 metri di profondità ed è attivo. Un’eruzione di questo gigante potrebbe causare una spaventosa onda anomala che spazzerebbe via tutto ciò che si trova sulle coste tirreniche di Sicilia, Campania e Calabria.

Bisogna correre ai ripari

Per quanto l’impresa sia colossale bisogna adeguare tutte le strutture civili a dei seri criteri anti-sismici, partendo proprio dalle costruzioni pubbliche, come scuole e ospedali. L’Italia non può più permettersi emergenze ricostruttive e soprattutto non può più permettersi di perdere così tante vite umane. Inoltre bisogna cancellare le espressioni come “natura assassina” e rendersi conto che gli unici assassini sono quelli che aggirando le leggi e costruendo male, pongono le basi per queste catastrofi. Se così non sarà potremo solo sacrificare degli agnelli grassi e pregare per la protezione divina, un po’come ai tempi di Pompei.

Per saperne di più sul vulcano Marsili

 

Andrea Castello

Autore: Andrea Castello

Nasce come restauratore di opere d’arte a Venezia, dove collabora anche con vari giornali locali e nazionali. Si sposta prima in Francia e poi a Malta dove lavora come istruttore di sub per alcuni anni. Le grandi passioni che guidano la sua vita sono la pittura, la buona cucina e naturalmente la scrittura.

L’Italia che trema, come fermare la distruzione del terremoto ultima modifica: 2016-11-03T14:30:26+00:00 da Andrea Castello