Stefano Caccavari, un eroe moderno

Don Chisciotte voleva combattere contro i mulini a vento. Il personaggio nato dalla penna e dalla fantasia dello scrittore spagnolo Miguel de Cervantes Saavedra è il protagonista della sua più rilevante opera letteraria, divenuta poi una delle più importanti nella storia della letteratura mondiale. Questo strampalato personaggio, dicevo, in uno degli episodi più famosi dell’omonima opera, scambia due mulini a vento per giganti smisurati che stanno meditando azioni malvagie nei confronti dell’amata Dulcinea. Li sfida quindi a duello, accusandoli di vigliaccheria quando non reagiscono alle sue provocazioni. Insomma una metafora ben congegnata che sta a significare l’inutile spreco di energie in una lotta sproporzionata contro qualcosa o qualcuno che nemmeno se ne accorge. Ma questo non è il caso del nostro Stefano Caccavari, giovane ventottenne, che è il ribaltamento moderno, e calabrese, del personaggio spagnolo: la sua lotta per salvare l’ultimo mulino a pietra della Calabria è una storia degna di un romanzo letterario fatto di passione, sentimenti e voglia di mettersi in gioco.

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Il momento della trebbiatura nel campo di Mulinum, di Stefano Caccavari

La storia

La storia di Stefano comincia proprio dal suo paese natio, San Floro, un comune di neanche settecento anime in provincia di Catanzaro, a pochi chilometri dal golfo di Squillace, circondato da boschi, ampi pascoli e frutteti, che hanno indotto gli abitanti del paese a fare della terra la loro massima fonte di sostentamento. Non solo, a San Floro anni fa vi erano almeno nove mulini, un numero che gli era anche valso l’appellativo, fino agli anni sessanta, di “Valle dei Mulini”. Una denominazione quasi romantica ma che si è persa con l’inevitabile incedere della tecnologia: l’arrivo dei mulini moderni a cilindri, che hanno soppiantato quelli a pietra che sono stati smontati e dismessi. Le conseguenze di questo passaggio però hanno portato alla dismissione anche delle coltivazioni di grano locale, poiché i contadini, invece di produrre la farina in proprio, hanno cominciato a vendere il grano ai mulini industriali, che lo mescolano ad altri grani prodotti altrove. Quando Stefano è venuto a sapere che anche l’ultimo mulino a pietra naturale della sua zona rischiava di chiudere ha deciso di prendere in mano la situazione per difendere la preziosa tradizione dei grani antichi locali e salvare l’ottocentesco macinatoio a pietra della valle, in procinto di essere ceduto da un vecchio mugnaio di Crotone ad alcuni imprenditori senesi.

Un raccolta fondi per salvare il mulino

Anche se la tecnologia rischiava di distruggere San Floro ed i suoi campi di grano, Stefano, laureato in Economia Aziendale, decide di utilizzarla a suo favore animato dal proprio spirito di iniziativa e soprattutto dall’amore per la sua terra. Con un appello su Facebook Stefano avvia una raccolta fondi tramite il crowdfunding: un finanziamento collettivo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. Il salvataggio del mulino non va in porto, ma la raccolta fa subito il giro del web, così come vuole ormai la velocità tipica dei social network, e nel giro di 48 ore erano già state versate 70mila euro. In meno di 90 giorni, termine fissato per la raccolta, Stefano Caccavari raccoglie 500 mila euro e firma davanti al notaio l’atto di costituzione della Mulinum Srl. 101 (una vera carica dei 101), sono in tutto i soci del progetto “Mulinum” che hanno risposto da tutto il mondo: Marco da New York, Salvatore da Miami, Antonio da Pechino. Tutti pronti ad investire e soprattutto a credere in un sogno che anche grazie al loro contributo e alla tenacia di un giovane calabrese è diventato realtà concreta, in grado di salvare un intero paese altrimenti destinato a diventare sede della più grande discarica d’Europa, un’isola ecologica pronta ad accogliere ben 3 milioni di metri cubi di spazzatura. Oggi invece circondato da orti e campi di grano.

È grazie a questo sostegno che Caccavari ha potuto creare la più grande startup agricola del mondo con successo, con l’obiettivo di riportare in Calabria la filiera dei grani antichi e rilanciare il proprio territorio a partire dall’agricoltura, dai prodotti a chilometro zero e dalle lavorazioni di una volta per far apprezzare nel presente ciò che rischiava di perdersi ed investire a sua volta nel futuro.

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Mulinum, di Stefano Caccavari

Progetti futuri

In una regione come la Calabria le difficoltà spesso sono enormi, ma Stefano ha dimostrato a tutti che se si crede nei propri sogni questi possono anche realizzarsi, senza per forza dover andar via ma anche semplicemente partendo da un piccolo paese incastonato nell’estremo sud dell’Italia. Si parte da piccoli numeri certo, ma che dimostrano che esiste una Calabria diversa da quella rinchiusa nei soliti stereotipi, nuova, che non si arrende, che guarda al futuro.

Dalla raccolta fondi è sorto, su 7 ettari di terreno in località Torre del Duca, un edificio biosostenibile, inaugurato a gennaio, con macine in pietra naturale e una ruota idraulica, come quelli in uso 100 anni fa. Qui il grano antico, quale Senatore Cappelli, Rubeum (grano tenero rosso) e Iermano (segale), viene macinato e trasformato in farina, inoltre vi sono anche due forni per produrre pani tradizionali e una pizzeria biologica. Tanti i tipi di pane che vengono sfornati: pane al cioccolato e nocciole, cioccolato e mandorle, curcuma, semi e noci, pane brunetto olive e pomodori secchi, oltre alle pitte e al brunetto classico.Per chi lo desidera è disponibile anche la “Mulinum card”, che permetterà a chi si abbona di prenotare e ricevere farina prodotta a San Floro in tutta Italia, e non solo.

Dopo aver raggiunto quota 500 mila euro con la prima campagna di raccolta fondi in rete, Stefano ha un nuovo obiettivo: servirsi nuovamente dell’equity crowdfunding per toccare quota 1 milione e sbarcare anche in Toscana. Il giovane Caccavari cerca altri soci per continuare a macinare i grani antichi locali, producendo pane e pasta, che stanno già facendo il giro del mondo e puntando ad aprire un mulino in Val d’Orcia, nel cuore della Toscana, tra Siena e Firenze.

Autore: Valentina Dattilo

Valentina Dattilo, Laureata in Comunicazione e Dams presso l’Università della Calabria. Da poco terminata l’esperienza annuale di volontaria di Servizio Civile Nazionale presso il Sistema Bibliotecario Lametino di Lamezia Terme (CZ), collaboro con la redazione di LameziaTerme.It. Appassionata, in particolar modo in ambito editoriale, di comunicazione, di eventi culturali, delle arti delle immagini e dello spettacolo. Interessata alle nuove tecnologie che hanno profondamente mutato il mondo della comunicazione e dell’informazione e quello dei linguaggi artistici e multimediali, del cinema, della fotografia e delle nuove forme dell’immagine contemporanea.

Mulino a pietra e antico grano biologico: la Calabria di Stefano Caccavari ultima modifica: 2017-10-05T09:30:01+00:00 da Valentina Dattilo

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