Febbraio per gli amanti del rugby e dello sport in generale significa soprattutto Sei Nazioni. Questo weekend inizierà la 123esima edizione del più importante torneo di rugby. La favorita è l’Inghilterra, detentrice del titolo 2016, con l’Irlanda subito dietro. Riguardo l’Italia, invece, l’obiettivo resta quello di non sfigurare davanti agli squadroni Nord Europei.
Ripercorriamo la storia, le modalità e qualche curiosità su questa competizione.

La storia del Sei Nazioni

La prima edizione si tenne nel lontano 1883. Questo rende il Sei Nazioni uno dei tornei più antichi che si svolgono ancora oggi. Ma all’epoca, tuttavia, si trattava di un mini campionato riservato alle nazioni britanniche conosciuto come Home Championship. Le squadre che vi partecipavano erano Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda. Un torneo per pochi intimi insomma, per quelle nazioni che avevano una certa tradizione rugbistica. Nel 1910 la Francia entrò nell’esclusivo club inglese e il torneo fu rinominato Cinque Nazioni. E nel 2000, dopo vari tentativi della Federazione azzurra, anche l’Italia venne ammessa alla competizione, diventando così il Sei Nazioni.
Negli ultimi anni la manifestazione è conosciuta, per ragioni di sponsor, anche come RBS Six Nation dove RBS sta per Royal Bank of Scotland.

Sei Nazioni Storia

Modalità e svolgimento

Il Sei Nazioni si svolge tra febbraio e marzo e dura circa sette settimane. Le partite si giocano nel weekend con la classica formula del tutti contro tutti. Ogni squadra gioca infatti contro le altre cinque. Incontro singolo dove è previsto il pareggio e alla fine chi ottiene più punti vince. La squadra che riesce a vincere tutte le partite si aggiudica non solo il titolo, ma anche il Grande Slam. Mentre l’ultima classificata si porta a casa un onesto Cucchiaio di Legno. Se poi non si riesce a vincere nemmeno una partita, si realizza un poco invidiabile Whitewash (conosciuto anche come Cappotto).
Il Galles è la squadra con più titoli (ben 37) con l’Inghilterra subito dietro a quota 36. L’Italia non è ancora riuscita ad aggiudicarsi il titolo, a causa soprattutto di una scarsa tradizione rugbistica.

L’Italia al Sei Nazioni

Come anticipato prima, l’Italia non è mai riuscita a vincere il torneo. La bacheca azzurra può vantare solo 11 cucchiai di legno che non ci rendono certamente uno squadrone temibile, anzi. Gli azzurri sono considerati la Cenerentola della manifestazione ed ogni nostra singola vittoria viene vista come grande impresa. Tuttavia, nonostante la scorsa edizione sia stata priva di soddisfazioni, il rugby azzurro sta lentamente crescendo.
Quest’anno il C.T. azzurro Conor O’Shea, ex giocatore irlandese, sta lavorando da settimane per presentarsi al meglio il 5 febbraio quando l’Italia giocherà contro il Galles. Partita durissima considerata la forza degli avversari, ma si spera sulla spinta dell’Olimpico di Roma e sull’orgoglio dei 31 convocati. Tra questi non ci sarà Martin Castrogiovanni, uno dei più famosi rugbisti italiani, ritiratosi lo scorso dicembre. Sarà invece presente Sergio Parisse, capitano azzurro forte delle sue cento presenze in Nazionale, simbolo di un rugby che vuole diventare grande.

Martin Castrogiovanni e Sergio Parisse in azzurro
Martin Castrogiovanni e Sergio Parisse in azzurro

Autore: Gabriele Roberti

Laureato in lettere, fa della scrittura, dei racconti e dei viaggi le sue grandi passioni. Ama girare il mondo, soprattutto attraverso il cibo, e scoprire curiosità e aneddoti di ogni paese. Sogna un lungo viaggio in estremo oriente e poter raccontare, a modo suo, le proprie avventure. Scrive per diversi siti e blog, tra cui www.italiani.it, riportando storie e notizie che riguardano gli italiani nel mondo.

Sei Nazioni: al via il torneo di rugby più prestigioso al mondo ultima modifica: 2017-02-03T16:30:58+00:00 da Gabriele Roberti

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