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Ah! L’Italiano. La lingua più bella, più soave, più musicale che ci sia. La quarta più studiata, come seconda scelta, e la ventunesima più parlata al mondo. Amata tanto dagli stranieri quanto da noialtri che la difendiamo strenuamente dall’invasione di forestierismi. Prima l’italiano!

Una lingua apparentemente facile ma profondamente insidiosa. Infatti, tra accenti, apostrofi, virgole e verbi ci smarriamo spesso anche noi madrelingua. E purtroppo siamo proprio noi i primi a maltrattarla. Quanti strafalcioni leggiamo ogni giorno sui social? E quanti ne commettiamo scrivendo e parlando?

Ce la faremo: la frase più scritta e sentita, divenuta un motto durante questa pandemia. Tre semplici parole, ma scritte nei modi più impensabili. Da “c’è la faremo”, a “ce l’ha faremo”, passando per “cela faremo”, fino a “c’è l’ha faremo”. Vignette umoristiche sul web, con spiegazioni logico-linguistiche di queste ultime forme, ci hanno strappato un sorriso. Ma ce la faremo davvero a prestare un po’ più attenzione ai nostri scritti? Giusto un po’. Sì, po’ si scrive con l’apostrofo, essendo il troncamento di “poco”, e non con l’accento. Mentre il affermativo porta l’accento. Anche ha l’accento quando si tratta di negazione. E il solo quando è pronome riflessivo. porta l’accento quando è terza persona singolare del verbo dare. E si scrive senza quando è congiunzione. Ma l’accento è obbligatorio se stiamo usando la terza persona singolare del verbo essere.

l'italiano - una scritta sul muro
Immagine da Le scritte sbagliate sui muri Facebook

Qualche problemino lo abbiamo anche con l’altro carattere tipografico: l’apostrofo. Spesso lo mettiamo quando non serve e lo trascuriamo, invece, quando è richiesto. In qual è, per esempio, l’apostrofo non ci vuole. Così come in un altro e in tutti gli altri contesti in cui l’indeterminativo precede un sostantivo maschile.

Sono solo piccoli segni grafici, è vero, ma possono cambiare il valore di un morfema. Spesso, però, ci scoccia schiacciare il tastino corrispondente sul nostro smartphone. E allora, trascura oggi, trascura domani, l’errore diventa un’abitudine. Purtroppo è così. (Purtroppo, con la “r” non la “l”). A proposito, a volte (si scrive staccato) pare che risentiamo dell’influenza del cinese, perché utilizziamo la “l” al posto della “r”. Anche assembramento, un’altra parola sulla bocca di tutti in questo periodo di emergenza sanitaria, si scrive con la “r”. Invece, per esempio, in coltello c’è la “l”.

Se riflettiamo su tutte queste “piccolezze”, e ancor di più se consideriamo i verbi, – maledetto congiuntivo! – ci rendiamo conto che l’italiano non è proprio (e non propio) così semplice. Allora, cerchiamo di dedicare alla nostra lingua maggiore attenzione, di proteggerla, di amarla fino in fondo. Il rimedio c’è: leggere, leggere di più. In caso di un dubbio repentino che ci assale quando siamo lì lì per pubblicare un post sul nostro social preferito, invece, basta dare un’occhiata su internet, vivamente consigliato il sito dell’Accademia della Crusca. Troveremo sicuramente risposte ai nostri intricati quesiti.

“Ce l’ha faremo” a imparare l’italiano? Chissà ultima modifica: 2020-05-31T13:00:00+02:00 da Serena Villella

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