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Due italiani bloccati ai confini del mondo. E “confini del mondo” non è affatto un’esagerazione. Diana e Marco si trovano a Trelew, una piccola cittadina nel mezzo della Patagonia argentina, il punto più a sud del pianeta.  Di come ci sono arrivati e perché ve ne parleremo in seguito, ma non era di certo questa la conclusione che avevano immaginato per il loro viaggio iniziato due anni fa.  D’altronde, l’emergenza Coronavirus non ha dato il preavviso a nessuno. È arrivata così, di colpo. Freeze! Congelati a più di 12.000 km di distanza da casa, in una terra tanto meravigliosa quanto ostile, con l’inverno e i suoi venti gelidi alle porte.

Diana, 34 anni, mantovana. Marco, 32, di Ferrara. Le migliaia di followers su Facebook, Instragram e YouTube li conoscono come Close to Eternity. Viaggiatori a tempo pieno da sette anni, attualmente parcheggiati insieme al loro caro van-camper in un campo sportivo abbandonato. Sono avvezzi alle avversità e l’alea è il loro pane quotidiano. Quella che stanno vivendo da quasi due mesi, però, è degna dei migliori libri di avventure.

Diana e Marco bloccati a Trelew

Non è facile per due che, per mestiere e per passione, macinano chilometri e chilometri star fermi nello stesso posto per oltre 50 giorni. Un posto in cui l’acqua calda è un miraggio, un letto comodo un sogno. Ma per fortuna hanno una seppur scarsa connessione dati di una sim locale che permette loro di rimanere in contatto con il mondo e proseguire il proprio lavoro di travel bloggers e youtubers. L’unico appiglio per non cadere nel baratro della disperazione.

Perché quest’ennesima prova che si è posta davanti richiede ingenti quantità di resilienza e resistenza. E un modo per superarla non c’è. O meglio, ci sarebbe se solo l’Argentina non avesse messo in atto una delle quarantene più rigide al mondo. Se solo non si dovesse aspettare settembre per acquistare un biglietto per un volo commerciale verso l’Italia. Sì, ci sono i voli umanitari, è vero. Ma Diana ci dice che partono solo da Buenos Aires, 1500 km più a nord di Trelew. “Il tempo di preavviso dato per l’acquisto dei voli di salvataggio è in genere di 48 ore: troppo poco per percorrere le grandi distanze della pampa”. Ad ogni modo, il lockdown vieta la percorrenza di un così lungo tragitto.

I bagni del posto in cui vivono Diana e Marco

Ma se anche riuscissero a prenotare il volo e raggiungere la capitale in tempi record, ci sarebbe un’altra questione che non permette loro di prendere quell’aereo e ritornare in patria. Dove lasciare il furgone? E a chi?

Il mezzo che per due anni è stata la loro casa, piccola e accogliente, il loro compagno di avventura e disavventura, osservatore silenzioso di paesaggi incantevoli, è diventata ora “una scomoda zavorra burocratica – ci dice Diana – che non sappiamo come gestire. Prima di volare a casa dobbiamo congelare il nostro permesso di importazione temporaneo del camper, ma non siamo messi nella condizione di farlo. Perché bisogna trovare un luogo che lo accolga e una persona disposta a farsi responsabile del mezzo in nostra assenza, una persona che firmi una dichiarazione innanzi a un funzionario doganale”. E non è affatto scontato scovare un’anima così gentile e caritatevole.

Diana e Marco: il loro van camper e l'arcobaleno

Il quattroruote, poi, “non si può muovere senza il suo proprietario – ci dice ancora Diana – e fino alla data del nostro rientro in Argentina sarà vincolato a non muoversi per nessuna ragione, restando di fatto vincolato al parcheggio dov’è stazionato e in cui verranno posti i sigilli di controllo. Non ci sono certezze sulle date di rimpatrio, non ci sono certezze su quando potremo tornare a recuperarlo, si parla (forse) di anni. E questo è un problema che ci affligge e non ci fa dormire la notte”. Di certo non possono abbandonarlo a un lato di strada e partire a cuor leggero, non tanto per una questione affettiva, ma perché significherebbe infrangere la legge e pagarne le conseguenze.

Ciò che provano Diana e Marco è stanchezza, frustrazione, impotenza. Voglia di uscire da questa situazione di stallo e consapevolezza di non avere una soluzione per farlo. “Siamo spaventati dall’idea di scegliere cosa fare, perché sappiamo che ammettere di voler rientrare significa dover ammettere di non avercela, una scelta”.

Stay tuned!

Diana e Marco, due italiani bloccati ai confini del mondo ultima modifica: 2020-05-16T17:00:00+02:00 da Serena Villella

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