Le emozioni e la sofferenza nelle carceri di Palermo. Seguendo la scia dell’Inquisizione italiana

E’ a Palermo che si trova una delle più eclatanti dimostrazioni del passaggio dell’Inquisizione in Italia.
Dopo travagliati anni, con il tempo e l’aiuto degli esperti sono emersi dei lati piuttosto macabri. I graffiti presenti nelle carceri palermitane sono un forte sintomo del destino dei prigionieri.
Tramite i segni lasciati sulle pareti è stato così possibile ricostruire gli stati d’animo di chi ha subito lì una permanenza dal 1600 in poi.
I graffiti sono dunque stati per tanto tempo materiale di studi. Motivo per cui ancora oggi si approfondisca il tema tramite seminari, convegni e visite in loco.

Sicuramente uno splendido esempio artistico, legato all’emotività. Un’impressionante dinamica che suscita forti emozioni. Pressanti dimostrazioni di sofferenza vissuta all’interno delle carceri palermitane.
In realtà attraverso le ricerche è stato possibile individuare ben quattro strati di disegni sulle pareti. è stato possibile recuperare alcune di queste immagini grazie agli sforzi degli addetti.
Sullo strato più profondo sono evidenti simboli religiosi, croci, figure angeliche. Queste richiamano precisamente quello che era lo “spirito” dell’epoca legata all’Inquisizione.

Graffiti

I Graffiti nelle carceri palermitane su diversi strati

Le celle dei carceri palermitani furono costruite in due tempi diversi. Ciò avvenne vista la necessità di rendere maggiormente adeguate le celle per i prigionieri. Era necessario ingrandire gli spazi così da assicurare una certa capienza.
Nello strato successivo, come suggeriscono gli studi, si trovano dei disegni in carboncino risalenti alla metà del 1600. Le rappresentazioni più presenti raffigurano dei santi. Attraverso queste piccole opere le cui sensazioni rimangono private tra l’autore e la parete, è stato stimato che la persona che le ha realizzate è sicuramente di vasta cultura. Per cui si è anche supposto che si trattasse di un rango elevato o dal mestiere facoltoso.

Il secondo strato invece pare che si estendesse sull’intera parete coprendola di un colore rosso con vasi, fiori e volti umani. Addirittura si è ricavata l’immagine di un Cristo in Croce che però non sembra essere stato dipinto da una mano esperta.
Ma il tempo ha fatto il suo percorso su queste pareti rendendo quasi invisibili le tracce lasciate.

Svariate teorie sulla realizzazione dei disegni

Infatti il quarto strato è quello che di meno ha mostrato la sopportazione del tempo trascorso. Per cui ci sono poche tracce sui margini delle pareti, volti angelici o di santi. Questi alternate ad alcune scritte, più che altro preghiere probabilmente.
Si è addirittura pensato che i disegni nelle carceri fossero una sorta di azione di penitenza a cui il Tribunale costringeva i carcerati a completare. Oppure si è pensato visto alla “luminosità” di questi disegni che fossero dei chiari segnali della ricerca della libertà.

Un modo per evadere tra la natura e la luce per ritrovarsi in un mondo diverso dalle quattro pareti della prigione.
Un modo diverso di vedere il panorama siciliano. La Sicilia nel suo aspetto più celato e oscuro. Quel lato che viene nascosto e che l’ha segnata in passato, già nel 1600 fino a renderla culturalmente la Sicilia di oggi.
Palermo ha tanto da raccontare anche su quest’aspetto storico.

Francesca Shissandra

Autore: Francesca Shissandra

Francesca D’Elia. Studentessa presso la facoltà di editoria e pubblicistica in Salerno. Attratta dalla scoperta del nuovo e dal confronto con persone di diverse etnie e culture, sempre alla ricerca di incredibili storie e fantastiche personalità. Amante della natura, dei suoi suoni e dei suoi colori. Segno zodiacale: bilancia.

Palermo del 1600: uno sguardo ai graffiti delle carceri ultima modifica: 2017-06-22T07:28:15+00:00 da Francesca Shissandra

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