Tony Ponticiello, in arte Mr. Time, è una figura che di fronte all’arte rimane in silenzio. E quando rimane in silenzio è la musica a parlare per lui.
Mr. Time ha vissuto molti passaggi della musica. Questa, come se fosse un’entità superiore, ha con il tempo svelato a lui tutti i segreti.
Ciò che gli fa onore è l’umiltà di fronte alla fusione delle sette note musicali.
Si lascia guidare come se queste fossero sette divinità. è impossibile non incantarsi quando Tony Ponticiello con amore e precisione inserisce i dischi. Uno dopo l’altro, con delicatezza, in punta di piedi, passando da una canzone all’altra, conoscendole tutte in ogni sfumatura. Come se fosse partecipe, complice e fautore di un rituale d’amore. Così ci rende protagonisti del suo viaggio nel tempo, attraverso lo spazio.

Caffè e intervista: sveliamo l’identità e il mondo di Mr. Time

Quando Mr. Time produce la sua musica ha un tocco magico. Pertinente e versatile in molteplici circostanze, riesce a pilotare dolcemente i pensieri di chi lo ascolta. È lui, nei locali, per le strade e sul palco, che accompagna le emozioni di chi lo ascolta, entrando nella mente e nell’inconscio.
Quando dico che la sua musica è magia, non è un accrescitivo. Non è un modo per omaggiarlo e ringraziarlo per tutte quelle volte che ha donato emozioni. È solo la verità.

Mr. Time

Chi è Tony Ponticiello detto Mr. Time?

Mi andrebbe di rispondere ironicamente citando Sant’Agostino che rispondeva così fa alla domanda. Cosa è dunque il tempo? “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a qualcuno che me lo chiede, non lo so più.”
La citazione è calzante tanto più che io sono “Mr. Time” signor Tempo.
Sono un artista elettronico plurimedia. Dal 2006 conosciuto sul Web come Mr. Time in quanto ideatore del primo orologio multimediale interattivo su Internet con il sito cheorae.it.
Sono l’ideatore della prima “mappa a passi” di interi territori. Sono anche un D.J. in stato permanente di servizio sin dagli anni 70.

Qualcosa su Tony Ponticiello

In effetti sono un eclettico e ho sempre cercato di unificare in modo più o meno armonico  personali intuizioni, interessi, studi,  ricerche e sperimentazioni.
Sono intervenuto in varie epoche e con varie modalità negli svariati  campi della comunicazione. Ho sperimentato tutti i cosiddetti “nuovi media” che di volta in volta mi si sono presentati davanti nel corso di questi ultimi 40 anni di progresso tecnologico.
Credo di aver affrontato buona parte degli  interrogativi intellettuali che la nostra esistenza di uomini giocoforza  pone. Con rigore e coraggio, credo di essere un uomo ed un intellettuale “decente”.

Mr Time, come hai fatto a compiere questi tre passaggi? Gli anni ’60, l’adolescenza e il mondo hippy

Come ho fatto a diventare queste tre cose  contemporaneamente, proverò a spiegarlo attraverso le tappe.
Negli anni  60 assistevo alla nascita della musica rock. La musica dei giovani che ho da subito avvertito come la mia musica. Questo al punto da volerla rendere la colonna sonora della mia vita.
Essendo comunque desideroso di conoscenze ho dedicato molto mio tempo all’approfondimento dell’argomento, seguendone gli sviluppi fino ad oggi.

Contemporaneamente il contatto con le filosofie orientali e la pratica dello Yoga, che pratico dall’età di 16 anni. Il  maggio ‘68 mi ha visto liceale simpatizzante del  primo movimento studentesco e del movimento Hippy. Queste due esperienze hanno lasciato sicuramente traccia nella mia personalità e nel mio essere sociale.
Aver vissuto poi la Londra del 1969 mi ha aperto ad una mentalità internazionale. Facendomi capire che ero già allineato con il movimento internazionale underground e il rock progressivo. Lo studio dell’inglese è stato determinante.

Gli anni ’70, il percorso universitario e la vita da D.J.

Anni ‘70 Il  percorso formativo scientifico è culminato negli studi di Ingegneria Chimica. Affascinanti scenari mi si sono aperti e mi hanno dato una attitudine alla progettualità. Mi hanno aperto una visione del mondo e dei fenomeni fisici e chimici a livello sia micro che macro. Queste cose sono indispensabili per una comprensione del mondo naturale.
Poi la decisione di intraprendere la carriera del D.J. Questa mi ha inizialmente dato l’autonomia economica per potermi muovere in libertà non condizionato da pressioni familiari e il conseguente abbandono del corso di Laurea. Secondo me ne sapevo abbastanza per decidere che non volevo fare l’ingegnere chimico.
L’esperienza da pioniere della radiofonia indipendente in Italia e la lotta per la liberalizzazione delle radio nel 1975. Con Radio Napoli Prima sfidando da pirata la legge  perché la si ritiene ingiusta.

Gli anni ’80, i primi video arte e la collaborazione in Rai

Poi gli anni  ’80. I primi sistemi di registrazione video a colori (VHS) iniziano a fare la loro comparsa. Decido tra lo scetticismo generale che è giunto il momento di esprimersi e sperimentare questo nuovo strumento. Sono fra i primi in Italia ad iniziare a fare Video arte, parola assolutamente sconosciuta ai più e relegata a poche e sparute avanguardie artistiche.
1982 sono l’unico italiano tra i partecipanti al 5° JVC video Festival di Tokyo.
1983 una mia video lettera viene selezionata e trasmessa a Mr. Fantasy la mitica trasmissione di Videomusica della rai , con apprezzamenti di Carlo Massarini e della redazione.
1983/89 Lavoro su Istallazioni Video, partecipo e sono invitato a partecipare ai più prestigiosi festival e manifestazioni video dell’epoca. Inizia  una fervida attività di realizzazioni in praticamente tutti i campi della produzione video, musicali, artistici, scientifici, didattici e pubblicitari. E numerose collaborazioni con la Rai, Dipartimenti Universitari, Enti pubblici, Mostre, Festival, Convegni ed altro.
Esiste una voluminosa documentazione e rassegna stampa.

RADIO NAPOLI PRIMA

Anni ’90, premio in Giappone, esperienze editoriali

Gli Anni 90. Dal 1989 e fino al 1995  torno di nuovo alla radiofonia con Radio Med. Esordisco alla televisione come autore, regista, conduttore di una serie trasmissioni televisive.
Con grande soddisfazione personale nel 1994 ricevo dal Giappone la notizia che l’ InterCommunication Center. Un centro di ricerca promosso dalla NTT, l’equivalente della Telecom in Giappone. Mi ha inserito tra i 500 artisti elettronici censiti al mondo per il Museo di Arti Elettroniche. Inaugurato nel 1997 a Tokyo al quale fui invitato a partecipare.

Dal 1995 al 1997 sono alle prese con direzioni artistiche di vari eventi e inizio ad interessarmi anche di stampa ed editoria con Napoli Gratis.
Nel frattempo ormai il video dilaga ovunque dall’ analogico si passa al digitale e decido di prepararmi  all’altra sfida che è appena iniziata: l’era di internet.
E la mia storia continua lì.

Sei artefice della prima Radio Pirata nel Sud Italia!

E’ stata una esperienza esaltante, entusiasmante, carica di energia, difficile da raccontare. Mi ha assorbito dal 1975 al 1977 a tempo pieno 365 giorni all’anno.
Fino ad otto ore al giorno di conduzione ad esclusione. Questo durante i due periodi di fermo forzato a causa dei sequestri delle apparecchiature da parte della polizia postale. Prima della liberalizzazione definitiva.
Oggi che la musica è presente ovunque ed in modo così facilmente accessibile, con tutti i canali di diffusione che si sono sviluppati. è difficile comprendere quanto l’avvento delle radio libere abbia contribuito a che tutto ciò sia stato reso possibile.

Puoi parlarmi di questa tua esperienza che ha segnato la storia della musica italiana?

Prima, per un giovane appassionato di musica come me ad esempio c’erano pochissime opportunità di tenersi informato. L’acquisto dei dischi, le poche riviste specializzate, un ora al giorno di trasmissioni rai tipo “per voi giovani”. Cercare di sintonizzarsi su radio tipo Radio Luxemburg in A.M.
Era possibile ascoltare solo tra le due e le tre di notte.
Noi iniziammo a trasmettere musica per otto ore al giorno. Fu come un colpo di fulmine con tanto di tuono.
Ricordo ancora il primo giorno quando iniziammo le prove tecniche di trasmissione per verificare la copertura del segnale nelle varie zone della città.
Tanto per capirci all’epoca, maggio 1975, chi era in possesso di una radio a transistor F.M. portatile poteva scorrere tutta la banda da 88 a 104Mhz, alcune fino a 106Mhz. Avrebbe potuto captare solo i due segnali RAI di radio1 e radio2. A Napoli, per la presenza del contingente militare americano base Nato, si poteva ascoltare anche la cosiddetta Radio Americana che trasmetteva oltre104Mhz. Poi basta. Non c’era null’altro.

Frammenti di emozioni…

Potete bene immaginare l’emozione di girare in città in auto con la 500. Ricordo che era una bellissima giornata di maggio del ‘75. I finestrini e la capotte aperta, percorrendo tutta la città. Per la prima volta nella storia si poteva ascoltare chiaro e potente un altro segnale. Finalmente trasmetteva “musica da paura” e di qualità.
Era la MIA radio. Avrei voluto dirlo a tutti, ma non potevo dirlo a nessuno perché eravamo a tutti gli effetti dei fuorilegge. La nostra era una radio pirata ed avevamo iniziato a Napoli la lotta per la liberalizzazione dell’etere per le trasmissioni radio in F.M.
Lo so è difficile comprendere la sensazione che provavo, ma a me al solo ricordo. … mi viene la pelle d’oca e mi brillano gli occhi ancora oggi.

La tua passione per la musica, la tua carriera da dj… mi vuoi raccontare qualche aneddoto in particolare?

Un aneddoto che è storia. Testimoni… una piazza e che piazza. La prima volta che ho affrontato una platea enorme e indifferenziata è stato.
P
er il primo “Capodanno in Piazza” a Napoli, ‘93/’94 credo. All’epoca lavoravo a Radio Med come D.J. anchor man radiofonico. La serata terminava con una selezione a cura di vari D.J. delle radio napoletane. Fui scelto io a rappresentare la radio Med, ero l’ultimo D.J. della line-up.

Arrivo poco prima del mio turno, Piazza Plebiscito era gremita e il D.J. precedente stava terminando una selezione abbastanza commerciale. La mia selezione non è mai stata commerciale.
Inizio con qualche difficoltà tecnica col mixer. Il terrore e l’imbarazzo. Risolvo e parto con una selezione del tutto sui generis e non commerciale. Radio Med si distingueva per qualità delle scelte musicali rispetto alla media.
Finalmente dopo tre pezzi, noto lontano nella piazza un certo movimento ondeggiante al ritmo della musica. Ma sotto il palco avevo un pubblico di ragazzine che sembravano poco entusiaste. Scelgo un pezzo secondo me “bomba” di Lonnie Gordon.

La selezione ingrana e coinvolgo anche il pubblico sotto il palco. La piazza era tutta ormai danzante quando una delle ragazzine, non so come, riesce a salire sul palco, che non era gigantesco. Era la prima volta che si organizzava il capodanno in piazza. Afferra un microfono ed esaltatissima dice: “Dai! Venite tutti a ballare sul palco!”. Non ti dico. …cominciano a salire a frotte. Lavoravo col vinile e avverto i giradischi traballare. Il palco non avrebbe retto. Fui costretto ad interrompere.
Avevo scatenato la piazza in quindici minuti! “E chi s’o scorda chiù!” -Ops, ripeto in italiano ” chi se lo dimentica più!”

Essendo tu un conoscitore della musica, di TUTTA la musica, sai dirmi qual è la tua preferenza su tutto il tuo panorama musicale?

Tutta la musica è eccessivo. Diciamo che  il panorama delle mie conoscenze musicali è esageratamente vasto. Ad ogni modo a dir la verità non ho preferenze e  seguo tutti i generi.
D’altronde li ho visti tutti nascere e contaminarsi in tutte le varianti dal 1960 in poi. Ho avuto modo di verificare nella programmazione radiofonica e nella attività in discoteche cosa veramente funzionava e in vari periodi storici. Praticamente tutti.
Posso assicurare che comunque sono stato sempre indenne dai generi, cercando di essere solo attento alla qualità della musica. Le mie orecchie sono delicate, riesco solo ad ascoltare quella che io definisco FIRST CLASS MUSIC. Cioè quella che proposta all’ascolto fa esclamare “Azz! Bellissima… questa la conosco” oppure “Azz! Bellissima…non la conoscevo”.
Comunque se devo esprimere una preferenza il groove del FUNKY, specialmente se un po’ AFRO e con contaminazioni di ELETTRONICA-DANCE. Mi tira un sacco oggi e lo vedo proiettato nel futuro.

Tony Ponticiello
Tony Ponticiello

Come coesistono il tempo, lo spazio e il suono per Mr. Time?

Coesistono come ritmo, ballo e anche come immersione nella musica. Ballare è infatti un modo di esplorare lo spazio con il movimento dei piedi. Disegnando con le braccia forme ritmate dal tempo della musica.
Quando mi trovo “immerso nella musica”, accade veramente che la ricevo fisicamente. Questo impatto fisico sull’ascolto è determinante, comporta una modificazione sensoriale della coscienza del proprio essere.

Un suono, una vibrazione musicale può essere qualcosa di palpabile nel tempo e nello spazio. La musica indica che qualcosa sta succedendo che il tempo è occupato da un’azione in svolgimento. Ne sapevano qualcosa anche gli antichi greci.

Quanto ha inciso la vita napoletana sulla tua formazione? E quanto hanno inciso invece le tue esperienze all’estero?

Napoli è la mia città. Ho sempre vissuto in un’atmosfera molto stimolante e creativa.
Tutto quello che mi sono posto in mente di fare, in un modo o in altro sono riuscito a realizzarlo stando qui. Certo ho dovuto adeguarmi ad una arretratezza e poca ricettività rispetto ad altre realtà più evolute. Specialmente se hai delle idee innovative. Una canzone dei Rolling Stones è illuminante a tal proposito.  “You can’t always get what you want” e cioè “Non puoi sempre ottenere quello che vuoi”.

Ho viaggiato abbastanza e ho conosciuto persone di tutto il mondo. Parlo l’inglese fluentemente e non ho avuto mai problemi ad integrarmi all’estero. Mi sono sentito sempre a mio agio ovunque e in qualsiasi contesto. Ho avuto  incontri con persone speciali, ma  alla fine sono arrivato alla conclusione che un posto vale l’altro. Napoli per me è bellissima, che siano gli altri a venire qui.

Una persona con la tua esperienza, esperienza che abbraccia tutti i campi, che suggerimenti può dare ai giovani che oggi si affacciano alla carriera di dj?

Non credo di voler dare suggerimenti, potrebbero passare per consigli e secondo me i consigli si chiedono e non si danno.
Comunque per quel che mi riguarda ascolto, ho ascoltato e studiato moltissimo e di tutto. Sono sempre alla ricerca di qualcosa che non mi ricordi qualcosa di già ascoltato, perché il compito del D.J. è quello di proporre la musica migliore e non quella che la gente vuole ascoltare.
Da D.J. poter proporre quello che secondo me è il meglio, non mi sono mai preoccupato del b.p.m. (beat per minuto).
Sono  per la rottura del ritmo a favore del cambiamento continuo di tempi. Sempre alla ricerca di groove che non siano né a tempo né fuori tempo. Soprattutto mi sono sempre sentito slegato dalle catene dei generi musicali.
Anche se capisco che è un modo un po’ complicato, ma come dice un mio amico cantautore: “complicarsi la vita è bellissimo”.

Francesca Shissandra

Autore: Francesca Shissandra

Francesca D’Elia. Studentessa presso la facoltà di editoria e pubblicistica in Salerno. Attratta dalla scoperta del nuovo e dal confronto con persone di diverse etnie e culture, sempre alla ricerca di incredibili storie e fantastiche personalità. Amante della natura, dei suoi suoni e dei suoi colori. Segno zodiacale: bilancia.

Tony Ponticiello: quando musica, spazio e tempo si incontrano – Parte 1 ultima modifica: 2017-06-02T07:21:54+02:00 da Francesca Shissandra

Commenti