Visitare Esperia, che di fatto è il comune più esteso della provincia di Frosinone, può essere molto affascinante. Esperia si distingue per le sue vette, che la dividono da Formia e quindi dal mare. Ci troviamo tra monti bellissimi, ancora in buona parte incontaminati, custoditi da circa tremila abitanti.
Visitare Esperia
In un tempo antico, transitarono da queste parti, sferzando le sorti della gente dei monti, Normanni e musulmani. Importante fu il castello di Roccaguglielma, nato per controllare il passo che permette di raggiungere da Pontecorvo, Aquino e Gaeta senza dover passare per Cassino. Questo è stato un territorio spesso conteso tra famiglie nobili, lungimiranti riguardo la posizione strategica. A ridosso dell’800 Esperia e dintorni fu anche terra di briganti, che avevano forte presa sulla popolazione rurale.

Comunque, il toponimo Esperia risale alla seconda metà dell’800, quando le attuali frazioni si unirono in un’unica amministrazione e Roccaguglielma venne scelta come sede municipale. Il nome della nuova realtà amministrativa indica l’astro Espero, ovvero il nome con cui gli antichi Greci indicavano la penisola italiana. Alcuni credono tuttavia che il nome “Esperia” derivi dalla parola “spera”, che indica i raggi solari.
Visitare paesi della Ciociaria e visitare Esperia
Un’altra ipotesi ancora vuole invece che il nome sia dovuto allo “sperone” alle cui pendici è posto il paese. In ogni caso, vale davvero la pena visitare Esperia, dall’architettura medievale, e così verdeggiante, circondata da boschi, ricchi di sorgenti. Sono davvero luoghi molto ambiti per delle piacevoli escursioni. Esperia ancora oggi conserva anche un notevole patrimonio storico-architettonico. Vi sono bellissimi edifici sacri, tra cui ad esempio la chiesa barocca della Madonna di Loreto, con all’interno una Madonna lignea del XVI secolo.

Nel tempio vi sono anche e due dipinti di Luca Giordano. Ma c’è anche la chiesa di Santa Maria di Montevetro, con pregevoli e suggestivi affreschi del XV secolo. Il Lunedì dell’Angelo in questa chiesa si svolge una festa campestre, durante la quale si balla il “saltarello” al ritmo dell’organetto. Nella chiesa di Santa Maria Maggiore e San Filippo Neri si possono ammirare sette altari.
Razza di pony Esperia
Vi è la “pala” con cornice dorata raffigurante “La Pentecoste”, del noto Taddeo Zuccaro. Importante anche il mausoleo marmoreo di Donna Sveva Caietani. Da visitare sono anche palazzo Spinelli, la chiesa di San Donato, che si staglia solitaria sul Monte d’Oro. Perché poi non fare un piccolo pellegrinaggio poi nel santuario della Madonna delle Grazie, del XVII secolo sul monte Cecubo? Alzando lo sguardo vediamo ancora il castello normanno di cui restano alcuni ruderi. Basta guardare l’orizzonte e la vasta vegetazione e si può immaginare le avventure di briganti come fra’ Diavolo, nativo della vicina Itri. Esperia fortemente bombardata durante l’ultimo conflitto bellico, subì l’onta delle violenze delle truppe franco-maghrebine, con le tristemente note marocchinate.

Oggi l’economia locale si basa essenzialmente sulla coltivazione della vite, presente fin dall’antichità, basti penare al vino Cécubo, prediletto dai romani. Molto importante è anche la coltivazione dell’olivo, del tabacco e anche la pastorizia.
Mausoleo di Donna Sveva Caietani
Il 12 giugno per i festeggiamenti di Sant’Onofrio, si svolge la sagra delle “ciammarughe”. Si tratta delle lumache locali, che sono la specialità gastronomica per eccellenza. Inoltre i primi di agosto si tiene la sagra del vino. Il 29 giugno e il 26 luglio si svolgono la fiera di San Pietro e di Sant’Anna. Il Patrono è San Clino, e si festeggia l’ultima domenica di maggio con una processione in cui il Santo sfila con una ciambella al braccio. Ciò rimanda alla carestia che anticamente colpì la comunità esperiana. Contemporaneamente hanno luogo una fiera e la sagra delle lumache. Recentemente in località San Martino, sono emerse orme di diversi dinosauri, che potrebbero risalire a 250 milioni di anni fa. Esperia dà il nome anche ad una razza di pony, originaria degli Aurunci ed Ausoni. E’ una delle quindici razze riconosciute dall’Associazione Italiana Allevatori ed è l’unica razza italiana denominata “pony”.
Fonte foto – Facebook-Esperia





