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La pandemia da Coronavirus continua ad avanzare in tutto il mondo. Di fronte agli oltre 41 milioni di casi confermati finora, e ai numerosi morti (oltre 1 milione e 100 mila), ci si chiede quando tutto questo finirà. Siamo consapevoli che la strada è ancora lunga. Manca un vaccino capace di tenere a bada il virus. Tuttavia, anche se ovunque predomina l’incertezza, occorre tenere bene in mente che per evitare il diffondersi dei contagi, è necessario mettere in atto tutte le misure di prevenzione. E, in attesa che arrivi presto una fine "sanitaria", c'è chi ipotizza una "fine sociale" della pandemia.

mondo sospeso

La “fine sociale” del virus

Gli storici individuano due momenti conclusivi per le pandemie. Lo si evince da un articolo pubblicato sul New York Times. In esso si parla di una fine “sanitaria” e di una “sociale”. La prima avviene quando crollano l’incidenza e la mortalità. La seconda, quando la gente comincia a non temere più la malattia. Per gli studiosi è possibile che la conclusione sociale della pandemia da Covi-19 arrivi prima di quella medica. La gente potrebbe stancarsi delle restrizioni imposte dai governi, al punto da “dichiarare” conclusa la pandemia anche se il virus dovesse continuare a diffondersi e prima che sia disponibile una cura.

Il "ruolo" della paura sulla pandemia

Il dottor Jeremy Greene, storico della medicina all’università Johns Hopkins, ha dichiarato: “Oggi, chiedersi quando finirà tutto questo significa essenzialmente domandarsi quando arriverà la conclusione sociale”. In sostanza, la fine della pandemia potrebbe non arrivare con la scomparsa della stessa, perché la popolazione si è stancata di vivere nel panico e ha imparato a convivere con la malattia. Per Susan Murray, del Royal College of Surgeons di Dublino, un’epidemia della paura può verificarsi anche in assenza di un’epidemia medica. “Dobbiamo essere pronti a combattere la paura e l’ignoranza con lo stesso impegno con cui combattiamo il virus - ha affermato Murray - altrimenti la paura infliggerà danni enormi alle persone più vulnerabili, anche in luoghi dove non viene registrato nemmeno un caso di contagio”.

Coronavirus

Come sono finite le epidemie del passato?

Il Covid-19 ha qualcosa in comune con le pandemie del passato? Nükhet Varlik, docente di Storia presso l’Università della Carolina del Sud ed esperta delle conseguenze delle malattie infettive nella storia, suggerisce di guardare al passato piuttosto che azzardare previsioni future. Fra tutte le malattie infettive di un tempo, solo il vaiolo è stato debellato con un vaccino, nel 1980. Si tratta fino a questo momento della prima e unica malattia umana a essere stata sconfitta del tutto. Neanche la peste, una delle più letali nella storia dell’umanità, è stata sconfitta, anche se oggi è curabile con la terapia antibiotica. La malaria, trasmessa da zanzare e antica quasi come l’umanità, è ancora endemica in molti Stati del Sud del mondo. La tubercolosi, la lebbra e il morbillo ci accompagnano da millenni e nonostante l’impegno con farmaci e vaccini l’eradicazione non c’è stata. Anche il virus dell’influenza spagnola non è mai scomparso del tutto.

Distanza sociale da Covid19
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Cosa fare?

Cosa dobbiamo fare in attesa che la pandemia finisca? Innanzitutto, tenere a bada le emozioni, in primis la paura, che non aiuterebbe ad affrontare la situazione in modo razionale. E poi, in attesa che arrivi un vaccino o una cura, è necessario mettere in atto tutte le possibili strategie di prevenzione che ormai conosciamo bene. L’isolamento in caso di sintomi respiratori, l’uso delle mascherine, il distanziamento sociale, la corretta igiene delle mani, restano per ora gli atteggiamenti da seguire per tutelare se stessi e gli altri e far sì che la progressione del numero dei casi rallenti il più possibile.