Mario Rapisardi artista che per tutta la vita ha fatto dell’arte una costante ricerca interiore. La pittura come mezzo per raccontare di sé. Un uomo che ha reso la pittura la sua via di fuga. Un personaggio che ha scelto un canale espressivo tanto vasto quanto simbolico.
Cenni di vita di un artista poliedrico e profondo
Mario Rapisardi nasce il 23 settembre 1956 a Catania. Consegue il diploma presso il Liceo Artistico e si iscrive alla facoltà di Architettura. Dopo la scomparsa prematura del padre abbandona gli studi, riprendendo il suo mestiere, cioè il fabbro. Nel 1990 lascia il lavoro e si accosta alla pittura. La sua figura di riferimento, ispiratrice, è sempre stata san Francesco, per la sua vita semplice e modesta.
L’artista catanese girovaga per alcune città italiane, quali Roma, dove frequenta Il Casaletto; Venezia, in cui si rapporta con l’ambiente dei Magazzini del Sale. Tutti contesti di avanguardia artistica. Nel 1997 Rapisardi torna in Sicilia, interrompendo l’attività pittorica e riprendendola qualche anno dopo, nel 2001. Nel 2004 giunge a Caltagirone e vi permane per qualche tempo.
Negli ultimi 15 anni Mario Rapisardi si trasferisce a Noto, cittadina che lo ha sempre ispirato a livello artistico e rispetto alla sua dimensione strutturale. Muore lo scorso 4 ottobre. La città netina lo ricorda con affetto e gratitudine per il contributo innovativo che le ha dato, soprattutto tramite le mostre.
La filosofia artistica di Mario Rapisardi
Tutta la sua produzione ha, come fondamento, il principio KN, o formula della mutazione. Un precetto che nasce nel 1933 a Milano, grazie all’avanguardia artistica, con tanto di manifesto, di Carlo Belli. Mario Rapisardi conosce tale fondamento quando ad Assisi espone la sua mostra dedicata a s. Francesco. Nella formula della mutazione, K indica la materia, ciò che a livello organico si può vedere e toccare. N, invece, si riferisce alle infinite modalità con cui l’artista può rappresentare la materia. Il divenire di questa e il suo manifestarla apre innumerevoli orizzonti, che partono sia dall’autore che da chi fruisce.
L’opera artistica incarna lo spirito della materia; i mezzi per giungere a ciò sono colori, pennarelli, spatole. La pittura come consapevolezza che tutto è in divenire e nulla resta immutato. L’arte come partecipazione politica, sociale, culturale, in senso innovativo rispetto allo stato di cose. Anche l’artista è un inventore: questi partorisce sempre nuove idee e concetti. Una molteplicità controcorrente rispetto ali standard socio-culturali. Rapisardi si è sempre accostato ad avanguardie artistiche che permettono, al meglio, di esprimere tutto ciò. Si tratta dell’Astrattismo e del Dadaismo.
Qualche mostra di un artista così fervido
Risale al 2015 l’esposizione, detta Pittura laboratorio, “L’utilizzazione sincretica e la messinscena della formula Kn”. La disposizione dei quadri consisteva in una mappa progressiva che girava attorno le pareti per tutto il percorso, permettendo la lettura di ogni opera. Qui vi erano allestite le più importanti, come Lo spirito rettile, richiamante l’alchimia, e Le pennute volontà.
Un’altra mostra rilevante è stata quella del 2019, Astrazioni sonore. Una ricorrenza davvero simbolica poiché pittura e musica trovavano accostamento. Le opere di Mario Rapisardi accompagnate da sassofono e chitarra per volgere ad altre percezioni. La ricerca continua coinvolge pure la musica, essendo anch’essa una forma d’arte.
Mario Rapisardi: cosa ha lasciato
Un artista che ha reso la pittura una ricerca continua. Attraverso questa forma d’arte cercava di dare un senso alla vita, attanagliata molto spesso dalle convenzioni sociali che cercano di soffocare lo spirito. Molte sue opere presentano una stratificazione del colore: ciò indicava il mutare costante dell’interiorità. Visto da molti e molte come un artista maledetto, per il rifiuto dicerti parametri, in realtà Mario Rapisardi nutriva una profonda spiritualità espressa mediante la pittura, così come la sua sensibilità.