Biodigestore a Frosinone. Il dirigente del settore servizi tecnici del Comune di Frosinone, arch. Elio Noce; ha inviato alla direzione ambiente della Regione Lazio; (Area Valutazione Impatto Ambientale), una nota in cui si esprime parere negativo in relazione al permesso di costruire per l’installazione di un biodigestore.
Biodigestore a Frosinone
Il settore comunale aveva già indirizzato, a fine 2020, parere tecnico contrario, riguardo l’impatto ambientale; rispetto alla proposta di messa in esercizio dell’impianto. Il dirigente ha esaminato i diversi pareri degli enti competenti acquisiti dal privato; per la realizzazione dell’impianto per la lavorazione di circa 90.000 tonnellate l’anno di frazione organica di rifiuti solidi urbani. La struttura nascerebbe a ridosso del casello autostradale, all’interno della zona del Sinistra della Valle del Sacco. Vi sono pareri discordanti e i confini del progetto sono fluidi, dubbi.

Tuttavia, parere negativo è stato espresso anche dal servizio opere idrauliche e dal servizio tutela acque, ; energia qualità dell’aria della Provincia di Frosinone. Dalla Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio. L’impianto di produzione di biometano attraverso la digestione anaerobica di 50 mila tonnellate l’anno di frazione organica da raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani; tende ad essere allontanata dall’opinione pubblica, piuttosto scettica e contraria.
Biogas
Emerge ad esempio il sovradimensionamento dell’eventuale biodigestore rispetto alle necessità locali 50 mila tonnellate l’anno; contro le circa 4 mila prodotte a Frosinone) in direzione del quale arriveranno centinaia di tir. Va chiarito che il biodigestore non produce energia elettrica, ma la consuma.

Infatti, per funzionare ha bisogno di una caldaia a gasolio e di un generatore; quindi deve approvvigionarsi sia di energia elettrica che termica. Impianti entrambi ad alto inquinamento ambientale. Parliamo di una caldaia da 500 KW, con potenza termica di circa 430 mila Kcal/h, e della sua compatibilità rispetto a tali criticità; se si considera che nella nuova zonizzazione regionale la maggior parte dei Comuni della Provincia di Frosinone è in classe 1; la peggiore in termini di polveri sottili. Il dirigente ha chiesto inoltre un chiarimento in merito al Provvedimento autorizzativo Unico regionale; che rimanda, a una fase successiva, pareri e attività di carattere vincolante.
Valle del Sacco e Biodigestore a Frosinone
Il dirigente dell’ufficio comunale tra l’altro, ha rilevato che i terreni oggetto d’interventi ricadono in tutto o in parte in zona assoggettata a vincolo aeroportuale; in una area in cui sussiste anche il vincolo paesistico per la protezione dei corsi delle acque pubbliche. La consulta di ambito dei sindaci del circondario di Frosinone; nella riunione a cui hanno partecipato Nicola Ottaviani (sindaco di Frosinone). Poi Roberto Caligiore (di Ceccano); Lucio Fiordalisio (di Patrica); Maurizio Cianfrocca (di Alatri); Alfonso Santangeli (di Torrice), oltre agli assessori Franco Martini (Ferentino) e Beniamino Iacobucci (Supino).

E alla presidente della commissione ambiente del Comune capoluogo; Maria Rosaria Rotondi, che si era già espressa negativamente circa la proposta della costruzione e messa in funzione dell’impianto. Dobbiamo considerare che solo la frazione di rifiuto organico prodotto dal Comune di Frosinone e dai comuni del circondario, rappresenterebbe infatti una percentuale minima (pari a 12.000 tonnellate).
Bonifica del fiume Sacco
Dicevamo, minima di quella dei rifiuti organici lavorati all’interno del nuovo impianto; ammontante a circa 90.000 tonnellate annue. Dunque, ben al di sopra della necessità del fabbisogno territoriale; anche rispetto alla cosiddetta area vasta, comprendente circa 150.000 abitanti. Oltre o scetticismo espresso sotto il profilo dell’impatto ambientale nella zona; peraltro inclusa nella classificazione di “area boscata”, si aggiungono anche le perplessità riguardanti la viabilità. Consideriamo il continuo passaggio di automezzi pesanti; e le emissioni odorigene in virtù della vicinanza delle abitazioni. La nota scientifica redatta dall’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente, infine; sottolinea le conseguenze ambientali e per la salute umana che la messa in esercizio dell’impianto comporterebbe. Con gravi ricadute dal punto di vista pneumologico, cardiovascolare e neurovegetativo delle persone.
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