Il futuro del Polesine, in quest’epoca veloce, talvolta molto incerta con equilibri economici labili, e molto delicati, risiede in una identità molto definita. Non è più epoca di “dilettanti allo sbaraglio”, ma di professionisti preparati per una strategia aggressiva che risollevi l’economia.
Il futuro del Polesine
Molti parlano di questi luoghi meravigliosi, come se fossero fragilissimi, offuscati da una storia falcidiata da alluvioni e anche miseria, tuttavia la storia insegna e non poco. Il Polesine, non è affatto fragile ed è un po’ come una terra di mezzo, con dei confini liquidi, mutevoli, ma chi li vive, li conosce molto bene. Questa è una terra fluida, liquida, che non vuole essere troppo imbrigliata, ma curata, esaltata. E’ una terra fertile, definita dai fiumi, scolpita dalle acque, che non accettano troppi legacci.
Per questo taluni silenzi sono amati, tra lievi suoni che si palesano tra un ponticello e un canale. Ci sono prodotti della terra, che sono esclusivi del Polesine e vanno esaltati. Questa bella terra che risiede soprattutto fra i grandi fiumi, oggi reclama altre strategie nell’amministrazione, per produrre in modo sostenibile, da far camminare di pari passo con il turismo.
Turismo esperienziale
Camminiamo su un territorio che cambiando sempre, non si lascia conoscere mai fino in fondo. Eppure l’uomo che qui vive, dovrebbe ben conoscere le grandi potenzialità del Polesine. Leggente, teatro, cinema, letteratura, eventi connessi, insomma, dobbiamo cercare una definizione di contenuti precisi, attingendo da una cultura che ha radici profonde, individuando dei progetti e offendo servizi da attivare con tutte le forse in campo, per una coesione sociale ed amministrativa reale.

E’ necessario accogliere un turismo che accarezzi la natura, promuovendo con cura piccoli borghi e luoghi caratteristici. Basta pensare al romantico faro di Goro. Tutto ciò è indispensabile, per risollevare le sorti di molte zone. Sta avanzando una preoccupante desertificazione in molte zone rurali, nonché culturale, per via della perdita delle tradizioni. Siamo oltre il campanello d’allarme, è una sirena. Ne soffre l’economia e vedere molte dimore storiche abbandonate, significa stare a guardare un patrimonio che va in malora.
Paesaggi polesani
Ha davvero senso lasciare che siano altri ad occupare luoghi che ci appartengono? I polesani devono imparare da altre zone d’Italia, studiare come unirsi in cordate e corporarsi. Una strategia che oggi deve tenere come baluardo il turismo esperienziale, la ricchezza dell’enogastronomia e per farlo ci si deve alleare. Piccoli ristoranti, botteghe, casali, devono scivolare su infrastrutture che necessitano di un robusto ammodernamento. Dovemmo fermarci più spesso a considerare che nei millenni, molto è cambiato, ma la sostanza no. Il territorio sembra parlarci, con colori e taluni tramonti. Del resto, come non considerare che Il Polesine di fatto consta di tre macro Comunità. Mi riferisco al Polesine di Rovigo, o del Basso Adige se vogliamo, con la Sinistra del Po Ferrarese. Laggiù dove scorre d millenni la via degli Etruschi da Mantova ad Adria fino al Delta. Quanta ricchezza nell’archeologia? E quanta nelle ville, dimore, musei?
Basso Adige e il futuro del Polesine
Questa rete è il futuro turistico polesano. I comuni devono unirsi, finanche fondersi per sopravvivere e prosperare. Occorrono iniziative, una programmazione e una progettazione per una promozione coesa. Si può così definire un itinerario, che contrariamente dal Polesine, liquido e mutevole, deve altresì essere ben delineato, per affrontare tra l’altro la concorrenza. Serve un protagonismo di sindaci capaci di uscire dalla spirale del localismo campanilistico.