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L’Immacolata di Luca Giordano, tra i tesori della città dei Bruzi

L’Immacolata di Luca Giordano. Tra i tanti tesori custoditi nel centro storico della città dei Bruzi, particolare importanza riveste l’Immacolata di Luca Giordano (Napoli, 1634-1705) talento protagonista dell’arte barocca europea, nonché uno dei pittori più prolifici di tutti i tempi. L’opera, collocata nel ricchissimo Museo diocesano di Cosenza, in piazza Parrasio, si trova nella sezione dedicata agli artisti della cattedrale. Una piccola pinacoteca con dipinti di grande valore storico-artistico, realizzati tra il XVII ed il XVIII secolo da Andrea Vaccaro, Giuseppe Pascaletti  e Luca Giordano autore appunto dell’Immacolata.

L’Immacolata e Dio Padre

L’Immacolata Concezione e Dio Padre (olio su tela – 3mt x 2) datata ultimo quarto del XVII sec., è l’espressione dell’arte pittorica del grande artista napoletano, allievo di Jusepe de Ribera, conoscitore della pittura del Cinquecento e contemporanea, che con le sue opere ha dominato la seconda metà del Seicento. Denominato “Luca fa presto” per sottolineare la sua velocità di esecuzione, fu molto attivo in patria, ma anche alla corte di Spagna.

Luca Giordano autore dell'immacolata

L’Immacolata di Luca Giordano

Aperto ai più diversi stimoli provenienti dalla tradizione veneta e dalla teatralità barocca di Pietro da Cortona, riuscì a rinnovarsi  superando  il chiaroscuro caravaggesco, caratterizzandosi per la pittura spigliata e rapida e per la tecnica eccezionale, capace di mettere in moto il meccanismo dell’immaginazione.

l'Immacolata di Giordano
L’Immacolata di Luca Giordano

La bellezza cromatica e la struttura compositiva dell’opera, rivela una maturità espressiva dell’autore, al punto che valenti critici si sono ingannati ed hanno azzardato la data dell’opera « tra l’ottavo e il nono decennio del Seicento su committenza dei Sambiase». L’opera è invece ordinata direttamente dai Cappuccini, nel novembre del 1665 (ASBN, Banco di San Giacomo, m. 303, 1665) e collocata nella Chiesa di Maria Santissima Immacolata del Convento, sita in prossimità del Castello.

Il dipinto esposto nella Cappella della Madonna del Pilerio

Dopo la soppressione del convento, il dipinto viene  esposto nella Cappella della Madonna del Pilerio, nella monumentale cattedrale di Cosenza. Qui,  rimane almeno fino agli anni Trenta del ‘900, quando per motivi di sicurezza, viene in seguito trasferito, nel vicino palazzo arcivescovile. Al suo posto si colloca un’opera del Santoro, raffigurante lo sposalizio della vergine tuttora esposta.

Cattedrale Di Cosenza e l'immacolata
Duomo di Cosenza

Una donna vestita di sole

“Nel cielo apparve poi un segno grandioso. Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”. Cosi Giovanni nel libro dell’Apocalisse presenta la Vergine e cosi il pittore, attraverso il suo estro creativo, rielabora  la descrizione effettuata dell’apostolo. Le figure, inserite in un articolato piano compositivo, sembrano immerse in una dimensione indefinita.

La Santissima Trinità

In alto si può distinguere la Santissima Trinità. Con il Padre Eterno con capelli e barba bianchi e le braccia aperte a figurare il mistero del Golgota, con i piedi coperti dalle nuvole, che sembrano inglobare angeli paffuti.  La mano destra indica il crocifisso fatto di palma di dattero. Simbolo di vittoria, la sinistra è sospesa sul capo della Vergine, docilmente piegato, in segno protettivo. Maria ha un viso pieno di dolcezza, rischiarato da una corona di stelle. I piedi, che sembrano di carne viva, poggiano su una luna argentea, simbolo dello svolgimento del tempo.

Umile in tanta gloria

La Vergine, umile in tanta gloria, ha la veste rossa, indicante il sangue che dà la vita, e stringe tra le mani un lungo velo. Le spalle sono coperte dal manto di colore blu, simbolo di armonia e della calma interiore. Dalle profondità marine, esce il drago dalle sette teste, con bocche di fuoco e ampie ali spiegate. Esso tenta, con forza mostruosa e demoniaca, di spezzare le catene e di opporsi al disegno divino. Cori di angeli, raccolti su nubi dorate, cantano, accompagnati da strumenti musicali, le lodi della Vergine, specchio senza macchia e giglio di candore. Lo stemma sulla sinistra è quello della famiglia dei Sambiase e copre quello originale che lega l’opera ai committenti frati minori. 

Il culto dell’Immacolata

Vincenzo Padula
Vincenzo Padula

Con la Ineffabilis Deus, la chiesa, dopo secoli di dibattiti, sancisce che la Vergine è stata concepita senza peccato originale. Ma le origini del culto dell’Immacolata, vanno ricercate in tempi molto più antichi. Probabilmente discendeva dai culti pagani dedicati alla Dea Madre e si radicò, nell’Italia nel sud, con l’arrivo dei   monaci bizantini. Il Padula scrive: “Dopo la peste del 1656, tutti i comuni della provincia per ordine del governatore D. Francesco Velasquez, fecero pubblico istrumento con la Madonna, con cui si prometteva: digiuno nella vigilia; confessarsi e comunicarsi; fare la processione; fare tre dì di luminarie; digiunare ogni sabato, e astenersi ogni venerdì dai cibi pasquali”.

Fonti Vincenzo Napolillo

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