La settimana santa che precede la domenica di Pasqua è ricca di tradizioni in cui si celebra la passione, morte e resurrezione di Cristo e tutti i riti religiosi a essa collegata. Nei tempi passati tra religiosità popolare e tradizione si stava più in chiesa che in casa. Il Giovedì Santo a ricordo dell’ultima Cena si celebra la lavanda dei piedi, come fece Gesù Cristo con gli Apostoli. Nello stesso giorno ciotole de vurvini fatti germogliare al buio adorano i sepolcri. Il Venerdì Santo, giorno più doloroso della Settimana Santa, le chiese sono ormai spoglie e le campane tacciono in segno di lutto. Le donne nei tempi passati non si scioglievano neanche e jiettule per pettinarsi e si mangiava di magro. Nel pomeriggio ancora oggi si svolge la Via Crucis nella chiesa di Sant’Andrea.
Sul far della sera, ha luogo la processione tradizionale dell’uscita di Gesù morto a ra varetta, preparata con un candido lenzuolo bianco adornato di violette, seguita dalla Madonna Addolorata ammantata di nero. Un tempo un corteo di donne versando nel pianto e nel dolore accompagnava la processione recitando litanie funeste e lamentose, percuotendosi il petto. Nel frattempo lo stridente suono da truoccula rompe il devoto silenzio, in sostituzione alle campane che suoneranno festose il giorno di Pasqua. La sera del sabato Santo si concludono i riti con la veglia pasquale. Tutto è silenzio nell’attesa dell’evento.
Tutto prenderà poi un’altra luce e si trasformerà in gioia e sollievo, alla notizia della Sua Resurrezione.
