Sta a guardà er capello, a Ripi domenica 27 marzo alle ore 18,30 al teatro Vittorio Gassman. Nicola Masotti e una passione viscerale per il teatro e la recitazione, che lo portano a calcare le tavole del palcoscenico; dove mette a nudo il suo talento. La sua voce è la sua cifra, l’eloquio, con quella dizione che è subito riconoscibile, scorre dentro la poesia, tracimando oltre il velluto della platea.
Sta a guardà er capello di Nicola Masotti
Sovente per noi un teatro è un luogo pieno di spifferi e con delle tavole malmesse. Invece Masotti, per l’istrione, l’animale da palcoscenico che avanza nell’arena, quello è il tempio, dove calamita quel pezzo di popolo che scorre attraverso sedie e corridoi. Il popolo sì, il pubblico, quello spietato, ma che se conquisti, ti avvolge, e sommerge con scroscianti applausi e lui, Nicola lo sa. Ancora una volta calca le tavole del palcoscenico, e io lo presento incline a quella romanità, con quel debole per gli stornelli romaneschi, che nessuno riesce a battere!

Nicola Masotti si presenta con uno spettacolo brillante, incline al comico. E’ come se ci prendesse per mano, in una passeggiata nel profondo della cultura popolare romana; ve lo dice questa giornalista con un padre nato lì in Via della Lungara, dove risuonano le campane di Santa Maria in Trastevere.
Petrolini
Orbene, lui, sempre lui, Nicola, con quello sguardo affilato, guizzante, come un furetto che è lì sul palcoscenico per rubare tutta l’attenzione. Ci porta amabilmente tra quei modi di dire dialettali romaneschi diventati di uso comune; racconti popolari, sonetti e poesie di autori storici mai dimenticati. Roma sorniona, pare addormentata, ma è disincantata, bella e non abbordabile, perché è lei che ti cattura e ancora non lo sai. Già, lei Roma, protagonista nel gioco delle parti tra serietà, battute, aneddoti, strofette, musiche e sberleffi che l’hanno resa grande ed eterna.

Nel sottofondo musiche anche loro senza tempo; tra le rovine che accarezzano lo sguardo, fa trapelare persone e personaggi incastonati in un luogo senza tempo in cui non invecchiano mai. Sembra che tu possa vederli, tra i vicoli, le osterie, il cupolone e un sapore che non si può descrivere, puoi solo sentirlo.
Teatro Vittorio Gassman e Sta a guardà er capello
Quindi Nicola, l’attore, l’interprete, il visionario, ci porta attraverso la riscoperta geniale del mondo dialettale capitolino; modi di dire che hanno portato fino a noi uno dei dialetti più sferzanti e autentici della tradizione italiana. Serpeggia lui agile tra monologhi in dialetto romanesco, con ironia e pungente satira. ‘Sta a guarda er capello’ racconta uno spaccato della società d’altri tempi, facendo riflettere su quella contemporanea. Irriverente ci trascina in momenti storici, poi melanconici, ‘de friccichi’, ‘de core’.

E poi possiamo rotolare tra istanti di romanità indolente, che appartengono un po’ a tutti. Tra corsi e ricorsi storici, si passa dai Papi, ai politici, ai grandi attori e poeti; che hanno costruito un po’ la Roma che amiamo. La bellezza quella ambita da tutti per riempirci gli occhi, è ricercata attraverso la rivalutazione della romanità nella sua forma artistica; popolare, autentica, e sempre originale e cristallina.
Gioacchino Belli
Lei l’Urbe, raccontata da chi la ama, narrata, glorificata ancorché decadente, ma forse bella per questo; resta un simbolo di quelle che sono state e che sono le tante relazioni sociali che si sono sedimentate secolo dopo secolo. Al contempo, è ancora punto di riferimento per una tradizione nazionale che Masotti si carica sulle spalle, come un dolce fardello, poiché merita d’essere tramandata anche alle nuove generazioni. In teatro, dove tutto è possibile, la verità si mescola alla fantasia; anzi si confrontano, guardandosi allo specchio e riconoscendosi.

E in fondo anche noi, ci ritroviamo ad essere un po’ tutti figli di Roma. E allora lasciamoci pervadere da quell’ironia sorniona, immaginando di lasciarci corteggiare ancora dalla vita per quello che è. Magari immaginando di stare in giro su una Vespa sotto stelle Trasteverine, con quel venticello. Tanto ‘er monno è tutta ‘na commedia’.
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