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25 aprile commemorando migliaia di vittime nel basso Lazio

25 aprile commemorando migliaia di vittime nel basso Lazio e vissuto ogni anno rendendo omaggio a  chi subì una violenza inaudita. Oggi, abbiamo vissuto ore e giornate, attraversate da polemiche roventi su “liberazione” e “come celebrare” questa ricorrenza.

25 aprile commemorando

Chi vive nel basso Lazio, ha visto filmati e film, in cui ci sono folle festanti che accolgono camionette di soldati americani, salutando e offrendo fiori. Ragazze felici che baciano soldati, che a loro volta regalano cioccolata e ogni ben di Dio. Ebbene, mentre tanta “Italia” era liberata e festeggiava, buona parte della Ciociaria, e della provincia di Latina, vivevano giorni di tregenda. Furono circa 60.000 le vittime, tra uomini, donne e bambini, violentati e uccisi da chi arrivava per liberare.

25 aprile commemorando- Maria Maddalena  Rossi Codevilla deputata
Maria Maddalena Rossi Codevilla

Per questo, ancora oggi, non c’è molta voglia di festeggiare, bensì di raccogliersi in preghiera, riflettere in silenzio e piangere chi non ebbe mai giustizia e verità. In quei giorni in cui stava finendo la guerra, i volantini francesi recitavano così: «Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia(…)

60.000 vittime per le marocchinate

(..)Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c’è un vino tra i migliori del mondo, c’è dell’oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete »  Furono parole veritiere. I goumier, i soldati marocchini assoldati tramite il cosiddetto Cef, ovvero l’esercito coloniale francese, coadiuvavano i comparti alleati durante la campagna d’Italia.

25 aprile commemorando - marocchini Goumier
Goumier

Erano le battute finali della guerra. Quello che accadde quindi, oggi si ricorda come “Le marocchinate”. Le parole virgolettate sono state attribuite al generale Alphonse Juin, che promise le terribili “cinquanta ore di libertà” ai soldati.

Linea Gustav – Generale Juin

Quindi, i goumier del Corpo di spedizione francese in Italia, evitarono le linee tedesche nella Valle dei Liri e consentirono all’esercito britannico di superare la Linea Gustav. Quegli uomini che avrebbero dovuto liberare il Basso Lazio, che avrebbero dovuto essere i liberatori, invece devastarono tutto, razziarono e distrussero riserve di cibo. La cosa peggiore furono le violenze sessuali. Solo negli ultimi anni, grazie ad un faticoso lavoro di indagine e ricerca, soprattutto dello storico Emiliano Ciotti, sono emerse altre testimonianze e molti documenti.

25 aprile commemorando- Foto Di Posa della Ciociara

Buona parte del Basso Lazio, chiede da tempo giustizia, riconoscimento e una riflessione seria. Queste sono solo alcune delle ragioni per cui, non si vuole semplicemente festeggiare, ma c’è l’esigenza di commemorare in silenzio tutte quelle vittime innocenti, barbaramente violentate e uccise. E’ giusto inoltre ricordate che nell’aprile del ’52 qualcuno in parlamento fece sentire la sua voce su questa tragedia.

Le marocchinate nel Basso Lazio – 25 aprile commemorando

La pregevole deputata del PCI Maria Maddalena Rossi in quella seduta, denunciò che solo nella provincia di Frosinone erano state perpetrate circa 60.000 violenze da parte delle truppe del generale Juin. Già all’epoca esistevano molte documentazioni disponibili. Oggi sappiamo con certezza, che tantissimi non denunciarono per vergogna o perché morirono. Furono 20.000 i casi ufficialmente accertati; un numero sottostimato. Molti referti medici dell’epoca riferirono che un terzo delle donne violentate, che si erano fatte medicare, sia per vergogna o per pudore non denunciarono la violenza. Si evince quindi che la nostra popolazione, felice della liberazione e della democrazia, desidera altresì non celebrare festeggiando, ma celebrare con messe in suffragio e commemorando le migliaia di caduti.

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