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Badia di San Sebastiano, entrare nella macchina del tempo e tornare al 1200

Badia di San Sebastiano, un luogo incantevole da visitare e unico nel suo genere. In realtà la denominazione esatta è “protocenobio di San Sebastiano”, meno nota però alla cultura popolare. Si tratta di un antico monastero, probabilmente uno dei più antichi del territorio in assoluto, che risale pressappoco ad un periodo inquadrabile, tra la fine del V e gli inizi de VI secolo.

Badia di San Sebastiano

Ci troviamo all’interno del territorio di Alatri, ai piedi del Monte Pizzuto. Per identificare le origini del complesso, dobbiamo fare un grande balzo all’indietro nella storia. La struttura, eretta per volontà del Prefetto delle Gallie, Liberio, patrizio romano e diacono sotto Teodorico, è sulle rovine di una sua villa rurale. Siamo non lontano dalla sorgente di Silvidè, in un bosco consacrato alla dea Diana.

Badia di San Sebastiano - Porticato in foto

La badia venne affidata quindi all’abate Servando. Era un’epoca in cui esistevano moltissimi eremiti e non era raro vedere anche luoghi monastici, sorgere in zone piuttosto isolate e difficili da raggiungere. Tra corsi e ricorsi storici, arriviamo alla fine dell’anno 500, l’epoca del viaggio intrapreso da Benedetto da Norcia nel 528. Egli partì dal Sacro Speco di Subiaco per giungere a Montecassino, che segnerà la storia.

di Badia di San Sebastiano e della Sorelle Povere di Santa Chiara

Sappiamo che Benedetto si ferma qui  per riposare, proprio presso l’attuale Badia si San Sebastiano e per gratitudine riceve dall’Abate Servando il testo della “Regola Magistri”. Tale compendio poi sarà arricchito da Benedetto e trasfuso nella magistrale Regola benedettina.

Badia di San Sebastiano - Tavola nella Badia

Orbene, anche la Badia di Servando sarà amministrata dai benedettini fino al 1233, data d’arrivo infine della Clarisse, provenienti da Assisi e da questa data essa prende il nome di Badia di San Sebastiano e della Sorelle Povere di Santa Chiara. Importante davvero è stata la presenza delle clarisse e bella appare la chiesa nuova al piano terra, decorata in quel periodo con d’affreschi attribuiti alla cerchia di Pietro Cavallini. Si amplia il chiostro, e vari ambienti. Poi nel 1400 alle Clarisse succedono gli Abati Commendatari, che si prendono cura dell’amministrazione e produzione dei fondi rustici. Subentra poi l’umanista Giovanni Tortelli, responsabile della biblioteca vaticana per volontà del papa.

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L’idea d’istituire qui un cenacolo culturale avrà poi come risoluzione, la possibilità di lavorare alle prime traduzioni dal latino al greco nell’Occidente. Poi il declino, anche se le piccole rendite rurali giungeranno ancora alla Chiesa di S. Agnese in Agone a Piazza Navona in Roma, pertinenza del casato dei principi Doria Panphili (1654). Nel 1853 proprio il principe Andrea Doria Panphili concede il patrimonio della Badia in enfiteusi alla illustre famiglia Vienna di Veroli, che poi nel tempo ne diventerà assoluta proprietaria.

Badia di San Sebastiano -  Badia con candelabro

Nella lunghissima storia di questo luogo, successivamente ci sarà infine una ripartizione tra privati. Allo stato attuale la Badia è divisa in due parti. La maggiore appartiene alla “Sir John Leslie Foundation”, con sede in Irlanda. La minore, contenente la dimora storica in oggetto, alla Fondazione “L’Abbadia”, con sede in Alatri. Interessante che tutte le opere che attualmente fanno della Badia risalgono all’epoca del primo insediamento delle clarisse.

Monasteri del Basso Lazio

Ci accoglie un giardino di circa mq. 1000 con due fontane d’acqua sorgiva proveniente dalla vicina fonte di “Servidè”, coltivato a fiori con siepi naturali. Consiglio una visita che lascia senza fiato! Potete contattare il 329 039 4736 oppure [email protected] La comunità alatrense, fiera di questo luogo incantato, sarà lieta di accogliere i visitatori in un luogo da fiaba. Avrete l’impressione di tornare almeno al 1200 in un’atmosfera epica!

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