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San Martino, quando il mosto diventa vino

Come ogni anno, Francofonte e i francofontesi si preparano a vivere la giornata di San Martino. Si tratta non soltanto di una tradizione, ma anche di un’occasione per passare una serata in compagnia di amici e parenti, assaggiando il buon vino novello, spesso accompagnandolo con castagne e crispelle (in dialetto ‘crispeddi’). E proprio per l’occasione vi parliamo del vino, della sua storia nella nostra regione e delle principali varietà presenti in Sicilia.

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La scoperta del vino

Il cosiddetto nettare di Bacco è certamente la bevanda più antica e apprezzata al mondo. Secondo quanto affermato dalla maggioranza degli studiosi, la viticoltura nasce in un’area compresa tra la Turchia orientale, l’Iran occidentale e il Caucaso. A quanto pare, la scoperta del vino è avvenuta casualmente, dopo la fermentazione accidentale di alcuni grappoli di uva, i quali erano conservati dentro un recipiente.

Per quanto riguarda la Sicilia, nella zona occidentale l’introduzione del vino si fa risalire ai Fenici, tra l’VIII e il VII secolo a.C. In Sicilia orientale la coltivazione vera e propria dei vigneti si sviluppa con l’arrivo dei Greci, grandi consumatori di questa bevanda.

Con l’arrivo dei Musulmani, proprio a causa delle leggi del Corano che vietano l’utilizzo di bevande di tipo alcolico, la produzione scompare quasi del tutto. Tuttavia, in quel periodo, vengono prodotte delle uve pregiate da tavola, primo tra tutti lo Zibibbo.

San Martino Ricette Tipiche

Gli ultimi secoli

In epoca più recente, e più esattamente intorno alla seconda metà del 1700, l’Inglese Woodhouse avvia la commercializzazione di un vino prodotto nel trapanese, attribuendogli il nome di Marsala. La denominazione deriva dal porto dove Woodhouse aveva attraccato con la sua nave. Vino liquoroso, il Marsala ricorda i vini spagnoli e portoghesi, essendo invecchiato all’interno di botti di legno.

Alla fine del 1800, si dimezza il numero delle viti a causa di una grave malattia. I miglioramenti veri e propri si hanno agli inizi del ‘900. Nel periodo compreso tra gli anni ’50 e ’60, invece, i contadini abbandonano le terre del sud con l’obiettivo di cercare fortuna al nord, considerato all’epoca zona più fiorente.

Il vero e proprio boom dei vini siciliani si ha a partire dagli anni ’70, con l’introduzione del M.U.C. (Mercato Unico Europeo), l’etichettatura DOC (Denominazione di Origine Controllata), il miglioramento delle tecniche di coltivazione e la meccanizzazione.

Classificazione dei vini siciliani

I vini della Sicilia vengono classificati utilizzando lo stesso sistema di qualità che vige in Italia. Queste sono le categorie che fanno parte del sistema di classificazione dei vini: Vini da TavolaIGT (Indicazione Geografica Tipica), DOC (Denominazione d’Origine Controllata), DOCG (Denominazione d’Origine Controllata e Garantita) e DOCG con indicazione di sottozona.

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Fra le uve autoctone a bacca bianca più importanti nella nostra isola, è possibile ricordare: Carricante, Catarratto, Grecanico, Grillo, Inzolia, Malvasia di Lipari, Moscato. Per ciò che concerne invece le uve autoctone a bacca rossa, tra le più importanti troviamo: Frappato, Nerello Cappuccio, Nerello Mascalese, Nero d’Avola e Perricone. In Sicilia è possibile trovare anche altre varietà di uve italiane. Tra queste ricordiamo il Sangiovese, il Barbera e il Trebbiano Toscano.

 

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