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Salvatore Settis, tra i più grandi studiosi al mondo di arte e archeologia

Salvatore Settis è un uomo che ha saputo di certo riempire le sue ottanta primavere di medaglie e stupore. Una vita pregna di arte, cultura e armonia, costellata da onorificenze e decorazioni. Classe ’41, il professore è nato a Rosarno. Raggiunto l’inverno della vita, volgendo lo sguardo al passato, ricorda con un pizzico di amarezza la sua afflitta Calabria. L’amaro angolo a Sud, porto di approdi e di ormeggi sciolti, Settis lo osserva da lontano, con gli occhi di chi “non ha mai avuto una vera occasione per ritornare in Calabria”. Il contraltare della flebile riconoscenza riservatagli dalla terra natia, ha alimentato, invece, oltre i confini regionali e nazionali continue e importanti acclamazioni. 

Salvatore Settis

Ormai ottanta anni fa, in una Rosarno battuta dal sole e stillata dai bombardamenti, da una famiglia della medio-borghesia calabrese nasceva Salvatore Settis. Il padre, segretario comunale, tramanda fin dai primi passi a Salvatore una viscerale simbiosi con la terra e col passato. Legame che trova principio nella genealogia di famiglia. Mentre il piccolo Settis gioca con anfore e giare di terracotta, identità testamentaria del passato magnogreco, il nonno, che vanta di aver conosciuto il noto archeologo Paolo Orsi, confida al nipote l’ammaliante potere dell’antichità.

Anfora salvatore settis

Si aprono al giovanotto di provincia le porte di una stanza tinteggiata dal bello e da incarichi di spessore. Una galleria artistica che lo porterà a falciare le proprie radici, piantando nuovi germogli un po’ più a nord dello stivale, nella culturalmente vivace ex repubblica marinara di Pisa. Il padre, che durante l’infanzia lo avvicina al campo artistico, in realtà aveva per lui già battuto la strada della giurisprudenza. Salvatore, però, più che cimentarsi in rigide arringhe preferisce lasciarsi cullare dal dolce suono della letteratura e riempire gli occhi di pennellate e curve marmoree.

La Normale di Pisa

A soli diciotto anni, Salvatore è già un uomo maturo, consapevole di voler consacrare la propria vita alla meraviglia. Si iscrive alla Scuola Normale Superiore di Pisa, indirizzo archeologia classica. Sarà tra queste mura che il giovane calabrese appassionato d’arte forgerà l’anatomia di un accademico cultore del bello e propugnatore del giusto. L’università acquisirà ben presto le coordinate della familiarità, una casa amministrata prima in veste di studente, poi nei panni di assistente, quindi di professore ordinario. Settis occupa la cattedra di archeologia greca e romana al calare degli eversivi anni ’60, un decennio vergato dalla rivoluzione.

La Normale Di Pisa
La Normale di Pisa

Mentre tra i corridori universitari si ordiscono assemblee e si contesta l’ordine costituito in favore del progresso, il professor Settis attinge alla realtà storica, restituendo ai suoi studenti il sapore di parole e pratiche remote. L’affettiva parentesi della Normale di Pisa, però, non si chiude tanto presto. Tra la fine degli anni ’70 e il principio dei lucenti ’80, nello stesso Ateneo, Salvatore riceve le fasce di direttore dell’Istituto di Archeologia e quella di preside della facoltà di Lettere e Filosofia. Dal 1999 al 2010 ne ricopre la più alta carica accademica. Infatti è eletto direttore di uno dei più prestigiosi atenei italiani scevri da sottoposizioni classiste, al quale ancora oggi si accede su base egualitaria.

Salvatore Settis, una lunga e brillante carriera

Una bacheca di medaglie e palme, conquistate con il cuore antico. Con lo spirito probo e appassionato di chi ha consacrato l’esistenza alle battaglie di giustizia e tutela del patrimonio artistico, nazionale e internazionale. Dal 1994 al 1999 ha diretto il Getty Center for the History of Art and the Humanities di Los Angeles, il museo più ricco al mondo. Inoltre, è stato membro del comitato di coordinamento per la salvaguardia della Torre di Pisa e del Consiglio Scientifico dell’Enciclopedia Italiana.

Getty Center salvatore settis
Il Getty Center di Los Angeles

Dal 2004 è membro del Comitato dei garanti della Scuola Galileiana di Studi Superiori dell’Università di Padova, accademia che gli conferisce la laurea honoris causa in Giurisprudenza. Il 29 ottobre 2008 l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” lo fregia della seconda laurea honoris causa in Giurisprudenza. E, ancora, l’Università Mediterranea di Reggio Calabria lo ha fregiato della terza laurea honoris causa in architettura e la città di Palmi gli ha donato la cittadinanza onoraria. Non si fermano qui le onorificenze e i riconoscimenti. Ma, passare in rassegna tutte le decorazioni che hanno impreziosito la carriera dell’accademico di Rosarno, rischierebbe di trasformare un’esistenza vivida in una vetrina di trofei.

Il dibattito sul patrimonio artistico

Appassionato di storia e archeologia classica, i suoi interessi si incardinano all’arte antica, alla tradizione classica e all’iconografia, riesumando un identitario passato sopito. Con una penna dissacrante, Settis mette nero su bianco i grandi scempi artistico-architettonici di cui il Paese si è macchiato. Nei suoi saggi, pietre miliari per gli amanti della cultura a tutto tondo, il professore di archeologia non indugia a ritenere responsabile del tracollo artistico il legame simbiotico con la poltrona. La sua greve condanna alla politica dei tagli, gli costa le dimissioni dalla presidenza del Consiglio dei beni culturali perché in contrasto con la linea di pensiero dell’allora ministro Bondi. Inesorabile paladino della tutela dei monumenti, Settis condanna la valorizzazione del patrimonio italiano senza tener conto della sua tutela. Perché, a suo avviso, si corre così il rischio di trasformare anfratti di storia in prime donne senza sostanza.

(Foto Wikipedia)

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