“Un mare di mascherine” è la nuova campagna nazionale contro l’abbandono di mascherine e guanti usati. Questi non sono prodotti riciclabili, dunque bisogna evitarne l’abbandono. Anche perché, se la loro produzione e consumo continuerà ancora a lungo, proprio questi dispositivi di protezione costituiranno l’inquinamento del futuro.
Chi promuove e chi aderisce all’iniziativa “Un mare di mascherine”
Il dipartimento ambiente dell’Associazione Valentia, in collaborazione con la Giacinto Callipo Conserve Alimentari, lancia il progetto “Un mare di mascherine” contro l’abbandono di mascherine e guanti usati. Agli ingressi e alle uscite di alcuni centri commerciali della Calabria, ma anche della Basilicata, Campania e Sicilia, verranno posizionati appositi contenitori per la loro raccolta.
I centri commerciali partner dell’iniziativa sono: Vibo Center di Vibo Valentia (VV), Heraclea di Policoro (MT), La Torre di San Marco Argentano (CS), Le Ginestre di Vibonati (SA), Il Tirreno di Belvedere Marittimo (CS), Perla dello Stretto di Villa San Giovanni (RC), Le Ginestre di Tremestieri Etneo (CT), Le Zagare di San Giovanni La Punta (CT). La Francioso Comunicazione, invece, metterà a disposizione i propri spazi pubblicitari all’interno dei centri commerciali Due Mari di Maida (CZ), Annunziata di Gioia Tauro (RC) e Porto Bolaro di Reggio Calabria.
Dati preoccupanti sull’inquinamento ambientale del futuro
In base a un recente rapporto si stima che in Italia il fabbisogno giornaliero di mascherine si aggira intorno ai 35/40 milioni di pezzi. Nel caso in cui si aggiungessero anche i guanti, si arriverebbe a produrre 440mila tonnellate di rifiuti entro la fine del 2020. La maggior parte dei Paesi di tutto il mondo ha introdotto l’obbligo di indossare le mascherine. Pertanto nasce la problematica del loro smaltimento ed insieme ad esse anche di tutti gli altri dispositivi di protezione.

L’abbandono di questi rifiuti è una conseguenza che a lungo andare potrebbe danneggiare il pianeta. Sì, perché le mascherine non sono un prodotto riciclabile. La campagna di sensibilizzazione sia sul web che sugli impianti pubblicitari dei centri commerciali, l’iniziativa “Un mare di mascherine” esorta tutti i cittadini a non disperdere questi dispositivi di sicurezza nell’ambiente dopo il loro utilizzo.
I danni che causa l’abbandono dei rifiuti DPI
I dispositivi di protezione individuale (DPI) sono pericolosi per la fauna. Ad esempio i delfini o le tartarughe marine possono scambiare i guanti per meduse. Se li ingeriscono, gli animali sono certamente condannati a morte. Un altro pericolo risiede nel fatto che potrebbero rimanere impigliati negli elastici delle mascherine. Queste diventano quindi delle vere e proprie trappole, perché impediscono il movimento e portano gli animali all’impossibilità di nutrirsi o al soffocamento.

Inoltre, i DPI quando si degradano rilasciano delle micro-particelle in plastica. In mare, queste micro-particelle sono inghiottite dai pesci, che poi ritroviamo sulle nostre tavole. Ma il problema persiste anche sulla terra ferma. Qui le mascherine vengono trasportate dagli agenti atmosferici e degradate lentamente, iniziando ad inquinare in modo costante il suolo e l’acqua. In altre parole vanno a danneggiare le stesse matrici ambientali di cui ci serviamo per le attività agricole e pastorizie.