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Una visita al Bailo, il museo di tutti i Trevigiani

Ogni trevigiano che si rispetti dovrebbe visitare il museo Bailo, recentemente restaurato e un vero e proprio scrigno di tesori artistici della Treviso dello scorso Novecento. Ecco i capolavori da non perdere!

Il museo e le sue sale

Il Museo nasce nel 1879 per iniziativa dell’abate Luigi Bailo come “Museo Trivigiano” e apre al pubblico nel 1888. L’intento dichiarato era quindi quello di raccogliere arte, storia, archeologia e arti applicate esemplificative e di massima rappresentanza della nostra città. Ad oggi la ricca collezione si divide anche nelle altre sedi dei Musei Civici (Santa Caterina in primis) e nello splendido edificio di borgo Cavour, dove si concentra l’arte contemporanea.

Bailo Piano Superiore
Il piano superiore del museo Bailo, dove inizia la visita del pubblico (foto Giorgia Favero)

Le opere ci vengono perlopiù lasciate da cittadini benemeriti e testimoniano esperienze artistiche del trevigiano già dagli ultimi decenni del Ottocento. Gusto romantico ed echi neoclassici si affiancano alla nuova tendenza naturalistica di inizio Novecento, che annovera una produzione di apprezzati soggetti popolari accanto ad un rinnovato interesse per il paesaggio. Così al primo piano passeggiamo tra i ritratti di Rosa Bortolan, le preziose scene di vita di Luigi Serena, i poetici paesaggi dei Ciardi (Guglielmo e i figli Emma e Beppe). E poi i luminosi pastelli di Alberto Martini, le composizioni alla Cézanne di Nino Springolo.

Due star del Bailo: Arturo Martini e Gino Rossi

La star indiscussa del museo tuttavia è lo scultore Arturo Martini (1889-1947). Le varie sale espositive ci accompagnano nell’interezza della sua parabola artistica, mettendo in luce cambiamenti di stile e d’interesse della sua produzione. Nato a Treviso e profondamente trevigiano, Martini ci incanta sala dopo sala con le sue forme e la sua intensità, dalla terracotta al gesso, dal bronzo alle maioliche e passando per la stampa su linoleum e argilla. Un biografo del suo tempo indica la sua scultura come “la più ricca di anima” mentre lui stesso, sul termine della sua carriera, arriva a ripudiare la scultura. La definisce “lingua morta” perché incapace di stare al passo con i tempi. Un artista tutto da scoprire, sala dopo sala.

Bailo Galleria Sculture
Ampio spazio del museo Bailo è dedicato all’arte scultorea (foto Giorgia Favero)

Grande amico di Martini e importante artista, che tuttavia ci ha lasciato poche opere, è Gino Rossi. Un uomo che si è battuto strenuamente per il rinnovamento dell’arte veneta portando nel nostro territorio la forza e i colori dei fauves (per esempio Paul Gauguin). Un crollo nervoso e il successivo internamento in un manicomio chiudono bruscamente la sua splendida parabola d’arte e di vita.

Ma chi era Luigi Bailo?

Tutt’altro che secondario è raccontare qualcosa di Luigi Bailo (1835-1932), cui viene intitolato il museo. Fervente patriota e di spirito liberale, venne ordinato sacerdote nonostante alcune crisi vocazionali. Divenne insegnante presso il liceo ginnasio, nonché bibliotecario comunale, direttore di giornale e ricercatore. Si impegnò molto per la creazione di una identità moderna a tutto tondo per la città, sia in ambito economico che culturale. Scrittore prolifico, fu anche un punto di riferimento per giovani artisti della sua epoca e si battè per la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio culturale della città. In tal modo rese un servizio immenso ai suoi concittadini di tutte le epoche storiche.

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