Condividi:

Crespinesi coraggiosi nella sommossa di Crespino

Crespinesi coraggiosi, indomiti e la storia lo testimonia. Non sono stati pochi gli italiani che hanno avuto audacia e l’ardire d’opporsi a Napoleone; e lo hanno fatto spesso a costo della vita. Siamo nel 1806; quando l’armata austriaca sta guerreggiando nella parte veneta del territorio veneziano sulla terra ferma.

Crespinesi coraggiosi

A quanto pare, mano a mano che penetravano nel territorio, i Veneti trovavano il coraggio e la forza di rivoltarsi contro gli occupanti francesi. Trovarsi davanti alla Grande Armata non era semplice, perché incuteva paura solo il sentirne parlare. La “liberté”, o presunta tale, portata da Napoleone, detto “Liberateur d’Italie”; era dura da digerire per tanti. Era una realtà fatta di soprusi, saccheggi, furti e leva obbligatoria. Bisognava pagare la tassa sul macinato e tale pratica non era molto apprezzata dai cosiddetti “liberati”.

Crespinesi coraggiosi - Veduta Di Crespino di giorno
fonte foto – Wikipedia – Threecharlie – CC BY-SA 3.0

Tantissimi veneti rimpiangevano ciò che avevano vissuto per secoli, col Leone marciano. Accade così che a Crespino, qui nel Polesine, una cinquantina di paesani “corsero ad abbattere gli stemmi napoleonici”. Con coraggio e voglia di rivalsa, disarmarono la Guardia Nazionale, invasero il Municipio; ora sede della Pretura. Prendendo coraggio, insultarono gli impiegati; distrussero i ruoli delle imposte e i registri della leva.

Crespinesi coraggiosi e la sommossa di Crespino

Arrivarono a strappare e a calpestare la bandiera di Napoleone; pur sapendo che avrebbero potuto incorrere in gravi conseguenze. Ben sapevano tuttavia, che l’avanguardia austriaca era a due passi dal paese, però quando cercarono di raggiungerla, i Francesi avevano già rivoltato le sorti della battaglia. Ben presto il paese fu rioccupato militarmente, e i maggiorenni, per evitare punizioni e rappresaglie cercarono di rientrare nelle grazie dell’Infame italo francese.

Crespinesi coraggiosi - Armata napoleonica

Lui, il “corso”, non era tipo da mandare giù facilmente un affronto. Al riguardo, la relazione del Ministro di Giustizia Guido Guicciardini, fece andare su tutte le furie Napoleone. Neanche a dirlo, insistette per una punizione esemplare. Bonaparte pretendeva la perdita di ogni diritto di cittadinanza degli abitanti; i quali, da allora in poi avrebbero dovuto essere trattati come Colonia. Finanche puniti senza lesinare bastonate per ogni infrazione; a piacere del Comandante della gendarmeria. 

La Grande Armata e Napoleone

Napoleone insistette per avere inoltre le teste di qualche paesano di Crespino. Nondimeno, neppure il paziente perorare la causa dei locali da parte dell’amata sorella minore Paolina; lo riportarono a più miti consigli. Alla fine, per avere soddisfazione, istituì una commissione da lui personalmente nominata. Decise di fucilare ben dodici persone scelte a caso e fu implacabile.

Crespinesi coraggiosi - Grande Armata che procede

Dopo tanto tempo, resta ancora testimonianza attraverso una lapide in loro memoria, posta nel paese. Essa, muta racconta come questi uomini innocenti, si fossero offerti volontari; quindi in tal caso doppiamente eroi davanti alla storia e meriterebbero di essere meglio e più ricordati. Tutto il Veneto fu del resto teatro di rivolte, represse col sangue. Ma poche sono le lapidi che le ricordano. Forse vi è un imbarazzo di fondo, da parte di chi detiene il potere, che considera il “corso”; erede di “valori” portati col sangue agli italiani.

Condividi:

Articoli correlati

ADV SIDEBAR
Torna in alto