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Maschere polesane e il Bombasin

Maschere polesane e il Bombasin, dalla vita rurale e arcaica. Da queste parti si sa, il Carnevale è tradizione radicata e affonda nei secoli le radici della tradizione. La maschera locale, anche se decisamente un po’ inquietante, fa anch’essa parte della tradizione carnevalesca più arcaica.

Maschere polesane e il Bombasin

Si tratta di un personaggio arcaico che esiste anche in altre zone d’Italia e ovviamente del vasto Polesine. Più volte la ritroviamo pressappoco uguale, in tutta la provincia di Rovigo. Si tratta del “Bombasin”. Erano tempi di carestia e si tirava la cinghia e allora si fa di necessità virtù. Si iniziava agli albori del Carnevale. Contadini travestiti andavano tutti bardati, bussando e facendosi sentire tra i vicini, di casa in casa.

Maschere polesane e il Bombasin - Uomo Albero a Carnevale

Si chiedeva qualunque cosa da mangiare, insomma si faceva la questua. Il nome della maschera rimanda ad un mantello fatto di bombasina, ovvero una sorta di cotonaccio pesante e qui il Bombasin. La maschera che era zoomorfa, spesso rappresentava degli orsi, oppure tori, asini, cavalli, capre, o addirittura draghi. Si mettevano delle corna sul cappello. Da bravi contadini, per ricreare il tutto, usavano la mandibola del maiale o del bue.

Maschere di Carnevale arcaiche

Vi si metteva un cordino per aprire e chiudere la bocca della maschera; e lo sbattere doveva atterrire la gente. Si ricopriva tutto con pelle di coniglio. Il copricapo che se ne ricavava, si usava per spaventare chiunque s’incontrasse. Per aumentare il rumore e segnalare presenza, si cucivano campanelli all’abito e si aggiungevano dei nastri colorati. Questi mascheroni se ne andavano in giro con uno definito “zingaro”, che suonava il cembalo o il violino.

Maschere polesane e il Bombasin - Mostri e demoni

La maschera però era come una bestia da domare e sovente c’era anche il bovaio che guidava la maschera del bombasin. Questo modo di travestirsi presenta numerose analogie con varie tradizioni presenti in diverse parti d’Italia. Spesso la maschera fingeva di mordere chi incontrava per strada. Con il gioco delle parti, il bovaro lo allontanava dando un colpo secco. Il Bombasin si agitava, saltava e tra musiche indiavolate,  tra i nastri svolazzanti e i campanelli, impazzava.

Carnevale in Polesine

Tanti bambini scappavano spaventati; l’intento era questo, ovvero lo spauracchio! Per i più piccoli incontrare questa maschera era certamente fonte di grande apprensione. Il boaro che impediva di essere azzannati o “sbranati” era uno spirito burbero, ma bonario. Vari comunque i significati di questa figura. L’orso rappresenta la natura che si risveglia e riprende il suo ciclo naturale a primavera. Gli altri animali personificano i morti che si ripresentano sulla Terra, pronti a essere cattivi qualora non venissero ricompensati con il cibo. Il boaro rappresenta il desiderio dell’uomo di domare la natura per i propri vantaggi.

Maschere polesane e il Bombasin- Paura e maschera con le corna

Del resto, il carnevale, derivante dai saturnali romani, si festeggiava già dall’VIII secolo d.C., in concomitanza proprio con i saturnali. Avveniva una specie di sovvertimento delle gerarchie e degli ordini sociali, che portava allo scambio di ruoli e al camuffamento della propria identità. Da quest’antica tradizione, deriva l’uso delle maschere tipiche di questo periodo.

Maschere polesane e il Bombasin carnevale Veneto

In una cronaca dell’inizio ‘700 si riferisce che “qui nella nostra Terra di Schio “v’è un uso inveterato per consuetudine antica, che, nel carnovale, in tutti i luoghi si fanno balli, giuochi e danze pubbliche e private […] Qui parimente si fa un altro carnevale, che non si usa in altri luoghi, ch’io sappia o abbia inteso, ed è al tempo che si lavora la seta, con maschere bellissime, le quali si portano alli fornelli, menando un poco gl’aspi, finché hanno veduto le padrone e lavoranti; vi seguono anche regali di fiori; vi sono anco maschere che vanno a truppe, con suoni, ed arrivate alli fornelli invitano le giovani lavoranti a danzare e poi, regalati li fiori, vanno in altri luoghi, facendo lo stesso. Al presente però sono diminuite le allegrezze che v’erano in passato”.

Fonte foto di copertina -Facebook – Paolo Rigoni

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