Ebbene sì, confesso… appena ho saputo dell’uscita dell’album delle figurine sull’arte lo volevo. Non sapevo nemmeno il nome ma doveva essere mio! E, come una medicina della mente, eccolo: Artonauti e si torna bambini.
Non è un album solo per i più giovani
Artonauti è pensato per i bambini dai 7 anni in su ma scopro che tanti adulti, come me, manifestano il loro interesse. Creare chat sui social, darsi appuntamento per scambiare i doppioni e odorare le figurine pensando che non siano più le stesse. L’unica realtà immutata nel tempo è la mia incapacità ad attaccare nei bordi le immagini perfettamente allineate. Duecentosedici figurine e venticinque coppie di twin card. Oltre a trovare tutte le immagini e appiccicarle sull’album, più persone possono giocare con l’obiettivo di formare le coppie di opere celebri. Bisogna creare un mazzo, disporre le carte con l’immagine coperta, girarle e trovarne due uguali. Artonauti e si torna bambini.
La storia
Due amici, Morgana, Ale e il cane Argo sono i protagonisti di Artonauti. Trovato uno specchio, nel laboratorio della nonna, questo diventa il varco per il viaggio che i protagonisti compiranno nel passato. Dalla Preistoria, attraverso l’Antico Egitto, l’Antica Grecia, Giotto, Botticelli, Leonardo, Michelangelo, Raffaello, fino a Van Gogh e Gauguin. Enigmi da risolvere, indizi da trovare e un cruciverba finale ci aiutano a conoscere le meraviglie di tutti i tempi. Inoltre, un po’ di Palermo nella sezione dedicata ai Mosaici: riprodotto il mosaico con pavoni che si trova nella Sala di Re Ruggero a Palazzo dei Normanni. Un nuovo approccio per fare apprezzare la storia dell’arte ai più giovani e non. I QR code nell’ultima pagina servono a ottenere delle anteprime sulle future edizioni dell’album.
Avvertenze
All’interno della copertina dell’album ci sono le istruzioni per giocare, il numero di figurine, di twin card e, soprattutto, l’avvertenza. Gli autori scrivono: “l’arte nuoce gravemente all’ignoranza”. Messaggio importante da condividere e sarebbe auspicabile che i figli coinvolgano i genitori o, come nel mio caso, i genitori coinvolgano i figli. Ma la vera “avvertenza” che dovrebbero indicare è la dipendenza dall’arte. Sono tornata bambina: alla fine degli anni ‘80 collezionavo le figurine dei cartoni animati, scambiavo le immagini con le mie amiche, ci raccontavamo le impressioni sulle puntate e tanto altro. In questo caso si potrebbe fare lo stesso: parlare dei quadri, quali si sono visti dal vivo, quali attraverso le riproduzioni dei libri, come ci sono sembrati, di quali abbiamo comprato una stampa. Ad esempio, a Parigi ho ammirato “Lo stagno con ninfee” di Monet di cui ho acquistato un puzzle. Tanti spunti per riflettere e immaginare la seconda edizione con altre opere, magari una presenza maggiore di opere site a Palermo. Chissà! E con trepidazione attendo.