In giro per la città di Palermo, al secondo giorno di zona rossa per la Sicilia c’è poca gente, i negozi che rimangono aperti sono supermercati, beni alimentari e di necessità. Restano aperte edicole, tabaccherie, farmacie e parafarmacie, lavanderie, parrucchieri e barbieri. Chiusi i centri estetici. Ma una cosa che nessuno dice in Sicilia è che anche le librerie sono aperte e anche i vivai, come previsto dall’ultimo DPCM. Abbiamo fatto un giro per la città per vedere come Palermo in zona rossa vive questi momenti.
Palermo in zona rossa, aperte le librerie
“A che vale rimanere aperti se poi nessuno lo sa? – dice Maria Romana Tetamo della libreria per bambini Dudi con sede a Palermo -. Ci equiparano alle edicole ma nessuno lo sa. Ai nostri clienti abituali siamo noi che lo abbiamo detto che siamo aperti con orario normale. Non capisco davvero perché non ci nominino nei vari decreti regionali. In questo periodo soprattutto per i bambini e le bambine un libro è un ottimo strumento di condivisone di tempo di qualità e permette loro di vagare con la loro mente e la fantasia”. Per fortuna quando si sogna o si immagina non c’è zona rossa che tenga.

Sono tornate le file fuori dai supermercati, un brutto dejavu. Nella città semideserta si muovono davanti al Teatro Massimo carabinieri e poliziotti, fermano le persone che sono per strada e chiedono l’autocertificazione. In via Roma passano autobus semivuoti, furgoni di vari corrieri, qualche macchina e molti rider con i loro zainetti brandizzati. Questo il quadro di Palermo in zona rossa.
Gli aiuti che mancano
A farne le spese più di tutti sono i negozi di abbigliamento, i ristoranti e i locali della movida. Sul tema degli aiuti al settore della ristorazione si apre una lunghissima polemica. Che si dirama su più strade, principalmente ci sono i provvedimenti statali e quelli regionali. “Il primo decreto ristori ha rimborsato circa il 15% del fatturato medio che si otteneva facendo la differenza tra il fatturato del 2020 e lo stesso periodo del 2019 – spiega Claudio Arestivo del ristorante Moltivolti -. E questi li abbiamo ricevuti tutti. Poi abbiamo avuto la decontribuzione degli affitti, cioè abbiamo potuto detrarre dall’iva il 60% dell’affitto.
La cassa integrazione invece si è persa completamente a livello regionale, la Regione siciliana ha perso totalmente la bussola. È un interlocutore assente, con il mio lavoro vedo quello che si muove in Europa o nelle fondazioni private. Per me la Regione rappresenta un fallimento assoluto, le intenzioni sono buone ma poi all’atto pratico sono sistematicamente un fallimento clamoroso. Per fare un esempio la Cig noi di Moltivolti siamo arrivati a prendere i primi giorni di ottobre. Così abbiamo chiesto aiuto ai nostri clienti e amici e hanno anticipato di tasca propria la Cig ai nostri dipendenti“.

I pochi sostegni alle imprese
«A livello nazionale non è sufficiente quello che è stato fatto ma è stato fatto qualcosa – aggiunge-. Bisogna ammetterlo e dirlo, la Cig purtroppo arriva in super ritardo. La decontribuzione sugli affitti c’è stata. Dopodichè il problema è l’estrema lentezza. Per farvi un esempio c’è un provvedimento della ministra dell’agricoltura Bellanova che si è dimessa da pochissimo, che stanzia dieci milioni di euro per comprare e così sostenere la filiera italiana comprando prodotti agroalimentari italiani. Il paradosso è che la Bellanova si è dimessa dicendo che il governo è troppo lento ma è da quattro mesi che noi aspettiamo che ci sia una graduatoria su questo suo provvedimento. La lentezza del paese fa a cazzotti con le esigenze del Paese che ha bisogno di risposte immediate“.





