Carnevale, dagli antichi romani, è una festa pagana piena di significato. Dobbiamo fare riferimento ai Saturnali, i Parentalia, i Feralia e i Terminalia; che hanno in comune i festeggiamenti per la gioia di vivere e la consapevolezza della morte, per cui occorre bere, amare e divertirsi.
Carnevale dagli antichi romani
Il Carnevale è il periodo che intercorre tra il 17 Gennaio e il primo giorno di quaresima. I Saturnali si festeggiavano in onore di Saturno, tra l’altro con un pubblico banchetto, durante il quale i partecipanti si scambiavano auguri di benessere e prosperità.

I banchetti privati, si concludevano in mascherate, farse e vere e proprie orge; ed era consuetudine lo scambio di doni di ogni genere. Gli schiavi godevano della più ampia libertà, con un temporaneo scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell’ordine, allo scherzo e anche alla sfrenatezza sessuale. Insomma un vero carnevale. Però a Roma il 13 Febbraio c’era anche La festa dei Parentalia. Con i Parentalia iniziavano le celebrazioni degli antenati e degli avi che duravano nove giorni. Le celebrazioni erano in onore dei defunti e si concludevano il 21 febbraio con la cerimonia dei Feralia.
Carrus navalis
Si offrivano corone di fiori ai defunti. Poi il 21 febbraio si concludeva la cerimonia dei Feralia, che riguardavano le feste dell’antica Dea Fiera; ovvero la Signora delle belve. Si mangiava pane e vino accanto alle sepolture offrendone ai defunti; cosa inglobata dal cristianesimo nell’eucarestia. Infine, il 23 febbraio si celebrava la festa dei Terminalia; la cui cerimonia pubblica aveva luogo al VI miglio della via Laurentina, antico confine dello stato romano; con il sacrificio di una pecora.

Termine era l’unica divinità romana che rifiutava i sacrifici cruenti e accettava in dono solo foglie e petali di fiori per ornare i suoi simulacri. Insomma, la pecora evoca l’agnello e i fiori per i defunti sopravvivono oggi. Il Dio Termine, Dio dei confini e dei limiti, era la divinità che poneva limite alla vita di ognuno. Il carnevale moderno deriva dal “Carrus navalis”, una cerimonia molto simile ai nostri festeggiamenti contemporanei.
Dea Fiera
La nave di Iside era un “Rito in Maschera”, dedicato alla Dea che fece risorgere il suo sposo Osiride; quindi Morte e Resurrezione, che evoca il Cristo morto e risorto. Il carnevale precede la morte del Cristo e la resurrezione. Poi, la festa, che si teneva nel primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera; corrisponde alla Pasqua cattolica che cade la domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera. Nondimeno, il Navigium Isidis consisteva in un corteo in maschera; in cui un’imbarcazione di legno si ornava di fiori e ghirlande.

L’imbarcazione si issava sul Carro ed erano uomini mascherati che lo trainavano. Le loro maschere richiamavano non solo i defunti ma anche i demoni del mondo dei morti. Nella traduzione romana s’introdusse la burla, perché sovente si riproducevano personaggi influenti dell’epoca, come l’Imperatore, i Senatori. Insomma erano come le caricature dei politici che oggi vediamo sui carri del Carnevale.
Carnevale Romano
Ma c’era un altro contenuto importante del Carrus, e cioè la morte, che rendeva gli uomini uguali, per questo alla festa e al corteo erano ammessi tutti, schiavi compresi e pure i bambini. Le lunghe processioni di persone mascherate seguivano il carro cantando e danzando, con soste per permettere ai mimi e agli acrobati di esibirsi o a una danzatrice di ballare. Tutto il popolo si mascherava. Anche le prostitute partecipavano e le matrone ingioiellate. Con il cattolicesimo il Navigium Isidis è stato diviso in Carnevale, ovvero il corteo delle maschere; e Pasqua, ovvero la resurrezione. La festa del Carrus Navalis, facente parte della celebrazione delle anime dei morti, prevedeva uno “sconfinamento nei mondi”; per cui i morti visitavano i vivi, e questi ultimi, indossando le maschere degli antenati, gli permettevano di incarnarsi in loro. Così, gli antenati potevano parlare.
Saturnali e il Carnevale dagli antichi romani
Durante il carnevale romano si cercava di i vaticinii, infatti, in ogni angolo c’erano indovini e fattucchiere. L’altro fine era di coltivare la consapevolezza della caducità della vita, e comprendere la necessità di vivere bene la vita, godendosela senza remore. Tutto ciò provocò negli anni una moltiplicazione dei carri e delle persone al seguito delle processioni.
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