Torre Astura, sembra stare lì da sempre, con la sua torre costiera fortificata, ma in realtà è un’isoletta. Fa parte del paesaggio e la si guarda con familiarità, ma c’è molto di più, come le acque cristalline.
Torre Astura
Siamo a circa dieci km a sud-est dal centro abitato e si raggiunge percorrendo la strada provinciale Acciarella, che da Nettuno porta a Latina. Passato il grande bosco del Foglino, si prosegue per circa 5 km. Poi al primo incrocio occorre girare a destra per Foceverde e, dopo tre km, si arriva a un grande parcheggio.

Da qui parte una passeggiata che porta a Torre Astura. Per molti è un po’ un confine tra la zona pontina e quella che porta all’area romana. Il nome potrebbe derivare dal latino Astur, Astore in italiano, un rapace di media taglia. La prima fase di costruzione risale al I secolo a.C.. Potrebbe trattarsi della villa di Astura appartenuta a Cicerone, che ne parlava nelle sue lettere ad Attico. Sembra proprio che qui Marco Antonio inseguì l’arpinate per ucciderlo. Nel sito venne realizzata, tra la fine della Repubblica e l’inizio dell’età imperiale, una villa.
Film in Agro Pontino
Era in parte in terraferma e in parte su un’isola artificiale, dotata di una vasta peschiera, i cui resti sono ancora in parte visibili. Poi sulle murature in mare fu realizzata la fortezza. Questo senza dubbio fu un luogo molto amato dai nobili romani, che la scelsero per costruirvi le loro villae d’otium.

L’area tra corsi e ricorsi storici arrivò nelle mani dei Frangipane, che per proteggersi dai Saraceni vi costruirono una fortezza con una torre a pianta pentagonale, circondata dalle acque e collegata alla terraferma da un ponte ad arcate. Passò anche come feudo ai Caetani e agli Orsini. La fortezza passò ancora sotto i Colonna, che la ristrutturarono, dandole l’attuale aspetto, e la vendettero poi a Clemente VIII Aldobrandini. Passò anche agli Aldobrandini e ai Borghese, che poi la cedettero al comune di Nettuno negli anni settanta del XX secolo.
Litorale Pontino
Da Torre Astura il panorama è magnifico, dal Circeo all’odierna Anzio. Fino alla bonifica integrale del Novecento il sito rimase immerso nella foresta paludosa che occupava l’Agro Pontino. Tutta l’area costiera è bassa e sabbiosa e mantiene quasi inalterati importanti tratti di vegetazione, con cordoni dunali alti sui quali crescono l’Ammophila arenaria e il Pancratium maritimum, due specie di notevole pregio botanico.

Nella zona che la circonda si trova una pineta dove scorre il fiume Astura. La posizione, la natura selvaggia dei luoghi, un tempo erano solo il regno di contadini poveri, butteri, briganti e sbirri. ciò sollecitò molto la fantasia dei viaggiatori che vi si avventuravano per il Grand tour. Si devono a Gregorovius e a Gabriele D’Annunzio descrizioni affascinanti del luogo nella seconda metà del secolo. I fondali circostanti la fortezza medievale sono ricchi di reperti archeologici, oggetto, sino agli anni settanta, di un saccheggio incontrollato.
L’amaro caso della Baronessa di Carini – Torre Astura
In tempi più vicini a noi la fortezza è stata scenario di diversi film come Brancaleone alle crociate. La usarono anche per alcune scene nello sceneggiato televisivo del 1975, L’amaro caso della baronessa di Carini. Nonché per il film Salvo D’Acquisto, del 1974, diretto da Romolo Guerrieri con Massimo Ranieri nelle vesti del protagonista. Nel 2004 vi si girano alcune scene del film Le avventure acquatiche di Steve Zissou di Wes Anderson. Nel 1961 a Torre Astura la 20th Century Fox impiantò le scenografie della reggia di Alessandria per il film Cleopatra con Elizabeth Taylor.