Il cuore pulsante della nostra bella città è senza ombra di dubbio via Etnea. Un fiume che dal tondo Gioeni ci accompagna fino alle due piazze principali della città: Piazza Università e Piazza Duomo. Proprio nella prima di queste magnifiche location si erge il palazzo San Giuliano. Edificato nella prima metà del Settecento è oggi una delle sedi dell’Università degli Studi di Catania. Nella sua lunga storia gli ospiti illustri come re, imperatrici e ambasciatori non sono mancati ,come ricordano le targhe ancora affisse all’ingresso, anche in virtù della volontà dei Signori del palazzo di creare una fitta rete di conoscenze con l’alta nobiltà europea. Di stile barocco, prende il nome dai marchesi che ne ordinarono l’edificazione, i San Giuliano, all’architetto Giovan Battista Vaccarini. La sua facciata è senza ombra di dubbio tra le più affascinanti del capoluogo etneo ma, come spesso accade, le mura delle stanze, potrebbero raccontare un oscuro segreto: ecco la storia dell’omicidio di piazza Università.
Omicidio di San Giuliano: un omicidio passionale
La storia dell’omicidio di piazza Università inizia con il matrimonio tra Orazio Paternò Castello, principe di San Giuliano e la baronessa di Pullicarini Rosana Petroso Rinaldi. I due, come era solito avvenisse tra famiglie nobili, erano convolati a nozze giovanissimi. La baronessa Grimaldi pare avesse addirittura sedici anni. Appena sette anni dopo la coppia di sposi aveva già dato alla luce ben tre figli. Le ragioni dell’omicidio dovrebbero essere di carattere passionale.
Il duca Orazio era avviluppato da una profonda gelosia per la moglie. L’annuncio della dolce attesa di un quarto figlio fu la proverbiale goccia che fece traboccare il vaso. Nella notte del 15 marzo del 1784, la rabbia dell’uomo, ormai convinto dell’infedeltà della moglie, esplose in un fiume di violenza. Il principe di San Giuliano dopo aver afferrato un coltello si scagliò contro la moglie colpendola a morte con svariate pugnalate, a nulla servì il tentativo di intervento di una delle cameriere personali della moglie che, ferita nella colluttazione, corse in strada per dare l’allarme.
Una condanna senza pena
L’incredibile omicidio di piazza Università suscitò scalpore tra la popolazione. Pare addirittura che si dovette ricorrere a delle truppe armate per evitare possibili ritorsioni nei confronti del nobile e poterlo così sottoporre a processo. La sentenza che ne consegui era inappellabile, il principe di San Giuliano fu privato di tutti i suoi beni e condannato a morte. La pena però, come è da tradizione in Italia, non venne mai applicata. Orazio era un nobile , e i nobili riescono sempre a trovare un modo di farla franca, infatti, forte della sua posizione nobiliare, con tutti i vantaggi e le conoscenze che ne derivano, si diede alla macchia facendo perdere completamente le sue tracce.
Un’amico ti salva la vita: la fuga
Come tutte le storie torbide, anche l’omicidio di palazzo San Giuliano ha messo in moto la fantasia dei cittadini. Molte sono le teorie su come il principe di San Giuliano sia riuscito a fuggire. Alcuni sostenevano che avesse chiesto asilo al monastero dei benedettini. Qui, fattosi frate, condusse il resto della vita tra il rimorso e il tentativo di fare ammenda dei propri peccati. Altri sostenevano una sua fuga verso Malta, dove alcuni ambasciatori inglesi con cui intratteneva dei rapporti di amicizia interessata gli avrebbero garantito l’impunità. Secondo una ricostruzione fatta da Antonino di San Giuliano invece, Don Orazio scappò in Libia, dove fu costretto a convertirsi all’Islam e a cambiare nome prima di sposarsi con la figlia di un nobile locale.