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Mons. Vincenzo Rimedio: “Chiamati a vivere l’umanesimo cristiano in una società carente di fede”

Riflessioni sul mondo di oggi, sulle sue luci e le sue ombre, sulla necessità di riscoprire e vivere un nuovo umanesimo cristiano per ridare fiducia e speranza al contesto reale in cui spendiamo la nostra esistenza. A proporci le sue riflessioni di teologo e filosofo è Mons. Vincenzo Rimedio, Vescovo emerito della Diocesi di Lamezia Terme, originario di Soriano Calabro.

Umanesimo cristiano, una necessità sempre più impellente

Di seguito le riflessioni di mons. Rimedio: “Non è facile l’analisi di quanto va succedendo sul nostro pianeta: della pandemia che in qualche misura continua, della guerra, d’invasione e senza tregua, della Russia sull’Ucraina. Guerra di distruzione e di morte. In fondo ci sono due conosciute concezioni opposte: da una parte, al di là delle armi la sete di conquista, dimostrazione del sovietico stalinismo e imperialismo, dall’altra la difesa tenace di una nazione che non deve arrendersi per motivi di giustizia e patriottici.

Stop War

È piuttosto un dramma, e drammi si verificano nel nostro Paese: in alcune famiglie di femminicidi, di tradimenti, di pratiche dell’aborto. Sono pure tante le famiglie che vivono di lavoro e di fedeltà. La denatalità e quindi l’invecchiamento presenti nei nostri territori denotano un atteggiamento d’indifferenza verso il valore della vita e verso il bene comune. Ho ascoltato un’espressione che mi ha fatto male, da una mamma per la giustificazione del figlio che aveva una relazione fuori del matrimonio. L’espressione è stata questa: oggi è cambiata la morale. La morale non può cambiare perché non si può cambiare il Decalogo, il Vangelo, la sana tradizione cristiana fondata sulla Parola di Dio. S’invoca un nuovo orizzonte concreto – non verbale – per la famiglia e il valore della vita!

Gioacchino da Fiore e Cassiodoro

Come cittadini cristiani siamo chiamati ad umanizzare gli ambienti in cui viviamo: vi è infatti in Calabria un umanesimo le cui tracce si notano fin dal Medioevo. Si tratta di un nome famoso, quello di Gioacchino da Fiore, esegeta della Sacra Scrittura, tanto da meritare l’appellativo di “Uomo della Parola”. È profeta, testimone, in quanto si è sforzato di essere un vero cristiano, un uomo spirituale. La sua profezia è riposta nella forza della Parola di Dio, nella quale non c’è tanto l’insegnamento, ma la vita di Dio.

Cassiodoro, nato a Squillace il 485 fu il fondatore di “Vivarium”, monastero ed eremo nel quale trascorse la parte finale della sua vita nella meditazione sui “Salmi”. Il Centro di “Vivarium” accolse adulti e giovani che si dedicavano alla preghiera, alla trascrizione dei testi antichi, alla vita comunitaria.

La santità di Don Mottola

Ai nostri giorni si è potuto conoscere il Beato don Francesco Mottola, tutto assorto, e ogni giorno, nel Signore, nel perseguire il suo generoso proposito: “voglio farmi Santo”. Non c’era dualismo tra il percorso sacerdotale e la santità, anzi dovevano coniugarsi insieme, come è avvenuto per la grazia divina e la sua ferma volontà. Per sua iniziativa sono sorte le “Case della Carità” come a Tropea e a Vibo Valentia e altrove, e sono state vere oasi di spiritualità, di assistenza materna sull’esempio dell’oblazione del Beato.

Don Mottola E Bambini
Il Beato don Francesco Mottola in una immagine d’epoca

È passata come l’onda dello Spirito Santo, che è Amore, su questa nostra terra contraddittoria: di bene e di male. Si ha tanto da apprendere da don Francesco Mottola, dalla sua santità, dalla sua affinità con San Francesco di Paola, nell’umiltà, nella penitenza e nella “caritas”. Viviamo noi l’umanesimo cristiano per irradiarlo nella nostra società, carente in questi tristi tempi di fede e di umanità, ma anche in parte desiderosa del recupero di detti valori”.

† Vincenzo Rimedio Vescovo emerito

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