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Italiano per stranieri: insegnarlo con la glottodidattica ludica

Imparare l’italiano è oggi più che mai una prerogativa. Infatti, benché gli spostamenti e le migrazioni siano una costante nella vita umana, attualmente le dinamiche migratorie corrispondono a una riorganizzazione territoriale. Ossia una delle conseguenze generate dalla globalizzazione economica. Lo scenario è aggravato dai delicati equilibri geopolitici degli ultimi anni e dalle guerre in Medio Oriente. Questi conflitti hanno portato alla fuga dai paesi d’origine da parte dei migranti del Nord Africa. Molti stranieri poi, diventano italiani, basti pensare ai 202.000 nel 2016.

Immigrazione come arricchimento e non come criticità

E’ più che mai auspicabile che si mettano in moto processi atti all’integrazione – tramite misure e programmi di sostegno. L’ immigrazione costituisce, infatti, un arricchimento anziché una criticità. La sfida dell’integrazione – attraverso la gestione delle diversità – passa anche dalla formazione didattica nel sistema generale di istruzione. L’insegnamento della lingua italiana agli stranieri è una delle misure atte a favorire l’integrazione dei migranti che giungono in Italia. Questo insegnamento è uno strumento affinché possano inserirsi a pieno titolo nel paese che li accoglie. Amalgamarsi, dunque, con la popolazione autoctona, in uno scambio di elementi culturali arricchenti. La glottodidattica ludica costituisce un utile mezzo per insegnare una lingua L2 – in questo caso l’italiano.

Antonella Marchisella insegnante di italiano
Antonella Marchisella ha conseguito un Master di italiano per stranieri L2 ed è autrice di numerosi articoli e libri

Per dare una precisa definizione di glottoludodidattica possiamo sfogliare Treccani. La Glottodidattica è “il settore della linguistica che tratta della didattica della lingua, sia essa prima (materna) o seconda, e in particolare dell’apprendimento e dello sviluppo delle abilità linguistiche principali. Parlare di glottodidattica fa riferimento a un approccio multidisciplinare che accorpa le conoscenze di più discipline. Tra le quali le scienze del linguaggio e della
comunicazione, le scienze della cultura e della società. Altresì le scienze psicologiche, le scienze dell’educazione e della formazione.

Cosa sono le abilità linguistiche principali

Per abilità linguistiche principali si intendono la comprensione, l’espressione, la lettura e la scrittura. La valutazione di queste abilità avviene per mezzo di specifici elementi come la misurazione, il Testing, le prove, le verifiche e il voto. In particolare le prove tradizionali seguono determinati iter composti da stimoli aperti e risposte aperte. Dunque con il classico percorso lezione/spiegazione. Seguite poi da una interrogazione o da un compito in classe, per concludersi con gli esami finali. Rispetto alle prove innovative, le prove tradizionali presentano delle potenziali criticità che si annoverano nei condizionamenti affettivi della valutazione. Questi possono provocare un’alterazione del giudizio tramite l’effetto alone, l’effetto di stereotipia, l’effetto Pigmalione e l’effetto di contrasto. Si rischia sovente di dare dei voti a un compito in base ai voti precedenti (effetto alone), oppure di darlo in base alle prove degli altri allievi (effetto di contrasto).

Le prove innovative per insegnare l’italiano

I requisiti delle prove innovative, rispetto alle prove tradizionali, sono la validità, l’attendibilità e la funzionalità. Le prove scritte sono destinate all’accertamento delle abilità di scrittura e di lettura. Le prove orali, invece, serviranno ad accertare il livello di ascolto e di produzione. Tra le prove innovative avremo prove strutturate, prove semi-strutturate e prove non-strutturate. Altresì prove di interazione, prove di produzione autonoma, prove di comprensione del contenuto, prove formative, prove diagnostiche. Infine, prove sommative e prove per la valutazione degli apprendimenti e di sistema.

Insegnare italiano per stranieri

Nel momento in cui insegneremo l’italiano L2, andremo a modellare i nostri strumenti e metodologie in
riferimento alla nostra utenza. Innanzitutto valutando se ci stiamo rivolgendo ad adulti o a bambini. La Glottodidattica ludica può fare al caso nostro poiché associa momenti di gioco alla didattica. Una definizione di glottodidattica ludica, ad ogni modo, comunemente riconosciuta, non esiste. Il gioco non dovrà essere inteso come mero momento
ricreativo nel quale lo studente potrà abbassare i livelli di attenzione. Esso richiede impegno, essendo in grado di
trasmettere – se impostato per tale scopo – ogni aspetto della lingua L2. Nella creazione dei giochi e nella loro somministrazione terremo presente parametri come l’età e le competenze iniziali dei discenti.

Glottodidattica ludica e ludolinguistica

Da non confondere i due concetti di glottodidattica ludica e ludolinguistica. La ludolinguistica è creativa ma non
scevra da regole. In essa occorre attenersi a regole molto precise. Tra i giochi d’intuizione che possono agevolare l’apprendimento di una lingua sia a un bambino che a un adulto troviamo il Rebus [da res = cosa]. La conformazione classica di un rebus comprende vignette e segni grafici. Essi, solitamente, costituiscono frammenti della frase risolutiva. Esistono tuttavia delle varianti, alcune delle quali sono scevre di lettere, ad esempio il Rebus muto. La prima traccia di qualcosa di simile a un rebus è risalente al III millennio a.C. Si tratta di una raffigurazione geroglifica, su una stele, del nome del Faraone Narmer d’Egitto. E’ quanto riporta un articolo di Focus a firma di G.Rotondi dell’ottobre 2018.

Bambina Che Impara Una Lingua.jpg
Pixabay

La glottodidattica ludica, invece, include vari tipi di giochi. Ad esempio giochi da tavolo, canzoni, giochi di classe, individuali e di gruppo. La glottodidattica ludica – in particolare i laboratori di drammatizzazione con i loro role-plays – rientra nell’approccio umanistico-affettivo e multisensoriale all’insegnamento. La psicologia umanistica considerava come punto focale della sua visuale la persona nella sua totalità. I suoi fondatori Abraham Maslow e Carl Rogers individuarono nel bisogno di crescita e di affermazione, le spinte principali di ogni comportamento umano. Tra le modalità della glottodidattica ludica, che possono rivelarsi efficaci, ci sono le canzoni.

Per i bambini è più facile imparare una lingua?

Alcune ricerche – come quella del MIT e dell’Università di Harvard – pubblicata su Cognition, dimostrano che
per raggiungere un livello di abilità simile a quello di un madrelingua occorre applicarsi prima dei dieci anni. Dopodiché tali abilità iniziano a calare. La ricerca, condotta su 670.000 persone, è stata effettuata per mezzo di un quiz di dieci minuti sulla grammatica inglese. I risultati della ricerca evidenziano che la capacità di imparare nuove lingue è alta fino a 18 anni. Tuttavia, iniziare a studiarle dopo questa età, inficia la possibilità di raggiungere livelli madrelingua.

Imparare l’italiano tramite la musica

Introiettare nuove parole attraverso le canzoni è quasi una forma di apprendimento passiva e inconscia. Nel caso degli adulti, le canzoni possono essere uno strumento formidabile per studiare le lingue. I testi delle canzoni contengono una grande varietà di vocaboli ed espressioni più facilmente memorizzate.

Perché per un bambino è più facile?

L’assunto che un bambino abbia maggiori possibilità di imparare una lingua, rispetto a un adulto, risiede in un fattore specifico. Ossia nel fatto che le lingue apprese da infanti si annidano in un’area cerebrale differente da quella deputata all’apprendimento di una lingua in età adulta. Nel somministrare canzoni e giochi occorre partire dal livello linguistico del parlante. Fermo restando che vi è una competenza globale, propedeutica all’apprendimento di una lingua scritta. Essa consente la produzione e il riconoscimento di rime, la divisione in sillabe di una parola data, la classificazione delle parole per lunghezza. In seguito alla competenza globale si sviluppa la competenza analitica.

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