La Befana dalla dea Strenua, per quanto possa sembrare difficile da credere, deriva molto dalla “Dea Strenua” che portava prosperità nelle campagne. L’uso delle strenne a lei dedicate, assunse quindi lo stesso nome. Più tardi rami verdi, fichi e mele, vennero sostituiti con altri doni, ma sono sempre sopravvissuti, finendo nelle calze.
La Befana dalla dea Strenua
Non dimentichiamo che le strenne, intese come rami di alberi sempre verdi, che si decoravano, non sono altro che le antenate dell’albero di Natale. Esiste tuttavia anche un’altra tradizione legata alle strenne, in latino strenae. Esse devono il nome a un’usanza sabina molto radicata. Si dice che Tito Tazio usasse offrire agli amici un mazzo di rami; che si riferisce fossero di verbena, raccolta nel bosco della Dea Strenua o Strenia, ubicato sul monte Velia. La consuetudine colpì Romolo che ne istituì la ripetizione ogni anno.

La Dea Strenna era molto importante, venerata, ed era antichissima Come Dea italica prima ancora che romana; adottata poi come divinità minore del pantheon romano e sopravvissuta poi nei secoli. A questa dea di antica divinità della mitologia romana, venne dedicato un lucus; cioè un bosco sacro. Vuol dire certamente che la Dea era davvero molto importante.
Monte Velia
Sicuramente lo era soprattutto nei villaggi e nelle campagne. Ella era simbolo di prosperità, potenza e fortuna; come testimoniano le molte mammelle dispensatrici di latte e prolificità. Come dicevamo, la tradizione risalirebbe ai sabini prima ancora che ai romani. Al riguardo lo storico Elpidiano ipotizzò che il suo nome, significasse soprattutto salute. Tuttavia il tipo di salute che si evocava con la strenna, da cui la parola “strenuo” cioè forte, era la capacità di allontanare gli spiriti maligni.

Questi, insidiosi e tediosi, si manifestavano facilmente quando si chiudeva la porta all’anno vecchio. Oppure quanto la si riapriva per quello nuovo. La fine di un ciclo e l’apertura di uno nuovo; riguardava sicuramente i cicli di vita e di morte della natura. Sembra anche che nei riti più antichi si donassero statuette bianche alla Dea e lo si faceva in occasione di una nascita; mentre erano nere in occasione di morte.
Epifania
Ella era la Dea che dava la vita e che quindi se la riprendeva. Si crede che la tradizione dello zucchero bianco o del carbone nero, per i buoni e cattivi visitati dalla Befana, facciano riferimento proprio a questa tradizione. Tra corsi e ricorsi storici, l’Epifania, è oggi per noi la celebrazione dell’arrivo dei Magi alla grotta di Betlemme dove è nato Gesù; portando doni da molto lontano.

La leggenda frammista a storia, modificata dal Cristianesimo, vuole che i pellegrini abbiano chiesto indicazioni a un’anziana signora. Lo fecero invitandola a proseguire con loro, ma essa declinò a causa dei suoi impegni. Poi in un secondo momento se ne pentì ed uscì di casa portando con sé cibi rinomati e dolci; regalandoli ai più piccoli nella speranza di offrirli anche a Gesù. La tradizione arrivata fino ai giorni nostri, è del tutto similare.
Storico Elpidiano e La Befana dalla dea Strenua
Essa, infatti, prevede che quest’anziana signora voli a bordo della sua scopa di saggina la notte tra il cinque ed il sei di gennaio. Vola ancora oggi per portare i doni ad i bambini che espongono delle calze da riempire di dolci o giochi.

Ma attenzione, perché in caso di necessità le lunghe calze possono tornare utili alla strega buona; che essendo lacera e logora, potrebbe prendere le calze, avendone di molto vecchie e bucate addosso, camminando molto. Fino agli anni sessanta del novecento, la calza dei bambini si riempiva di mandarini, e frutta secca.





