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Alex Zanardi, l’ultimo saluto a un italiano straordinario

Oggi, 5 maggio 2026, Padova si è fermata per dare l’addio ad Alex Zanardi. Oltre 2.000 persone hanno riempito la Basilica di Santa Giustina sin dal mattino, mentre fuori, nel Prato della Valle, un maxischermo ha permesso a chi non riusciva ad entrare di seguire la cerimonia. Accanto alla bara, la sua handbike — l’oggetto che più di ogni altro racconta chi era Alex Zanardi

Una vita al limite, sempre

Nato a Bologna il 23 ottobre 1966, figlio di un idraulico e di una sarta, Alex aveva sviluppato da bambino la passione per i motori. La trafila nelle formule minori, poi la Formula 1 con Jordan e Lotus, poi gli Stati Uniti con la Formula CART — dove arrivarono le sue stagioni migliori, con due titoli mondiali consecutivi nel 1997 e nel 1998.

Poi, il 15 settembre 2001, tutto cambia. Un terribile incidente automobilistico gli costò l’amputazione delle gambe. Per chiunque altro sarebbe stata la fine. Per Zanardi, era solo un nuovo punto di partenza.

La rinascita che ha ispirato un Paese

Quello che Zanardi ha fatto dopo il 2001 è qualcosa che va oltre lo sport. Con le protesi e poi con la handbike, ha ricominciato a gareggiare — e a vincere. Ai Giochi Paralimpici di Londra 2012 e Rio 2016 ha conquistato quattro ori e due argenti, oltre a dodici titoli mondiali su strada.

L’immagine di lui che taglia il traguardo alzando le braccia al cielo, con quel sorriso impossibile da dimenticare, è diventata uno dei simboli più potenti dello sport italiano. Non di resilienza — parola abusata — ma di gioia. Di una persona che amava vivere con tutto se stesso.

Nel 2020, un secondo incidente in handbike durante una gara di beneficenza sulle strade senesi lo aveva portato in coma. Da quel momento non si era più ripreso, trascorrendo gli ultimi anni in una struttura assistenziale a Padova

Le voci di chi lo ha amato

L’Italia intera si è fermata a salutarlo. Gianni Morandi, presente anche oggi in chiesa, aveva scritto sui social: “Ciao Alex. Hai trasformato il coraggio in sorriso. Oggi resta solo un grazie immenso.”

Bebe Vio, su Instagram, ha condiviso una serie di foto insieme a lui scrivendo: “Siamo diventati colleghi nel 2009, avevo 12 anni ed ero molto spaesata e spaventata. Mi hai dato la forza per ripartire, convincendomi che con o senza gambe avrei potuto fare tutto.”

Dal mondo dello sport, nei campi di Serie A è stato osservato un minuto di silenzio prima delle partite del campionato italiano. Anche Luciano Spalletti ha aperto la conferenza stampa alla vigilia di Juventus-Verona con un ricordo personale: “Ci tenevo a salutare un uomo unico per valori nella vita e nello sport. Una testa e una mentalità così, una resilienza e una disponibilità alla battaglia: è qualcosa di incredibile.”

Anche la Formula 1 lo ha ricordato: prima della Sprint Race di Miami, tutti i team si sono schierati in piedi sulla griglia per un minuto di silenzio. E Kimi Antonelli, dopo aver conquistato la pole position, ha dedicato il risultato ad Alex.

E poi c’è la voce più intima di tutte. Mamma Anna, 88 anni, da Castel Maggiore ha raccontato: “Stamattina ascoltavo in televisione i servizi su di lui. Ho preso la foto di mio marito e gliel’ho detto: ‘Che figlio che abbiamo fatto, noi due’.

Alex Zanardi non era solo un campione. Era la prova vivente che si può scegliere come rispondere a quello che la vita ti mette davanti. E lui aveva scelto, ogni volta, di rispondere con un sorriso.

Ciao Alex.

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