Mentre Baldini si cala nei panni del C.T. ad interim, il massimo torneo più diffuso della storia scatterà l’11 giugno con un po’ d’Italia capace di farsi onore anche fuori dai confini con Brasile, Turchia e Uzbekistan. Le notti magiche appartengono ad altri…
I Mondiali 2026 di calcio sono i più diffusi di sempre perché spalmati su Canada, Messico e Stati Uniti d’America: ben più dell’edizione spaccata in due tra Giappone e Corea del Sud del 2002 e dell’Olimpiade invernale Milano&Cortina del 2026.
Per la terza volta – e consecutivamente! – l’Italia si segnala soltanto per la latitanza dalla rassegna, che si celebra ogni 4 anni e, di conseguenza, la rabbia per la mancata qualificazione tra le 48 squadre (record) in caccia del trofeo collezionato 4 volte dalla Nazionale Azzurra: in Italia nel 1934, in Francia nel 1938, in Spagna nel 1982 e in Germania nel 2006.
Quel cielo azzurro sopra Berlino si è fatto cupo ed è squarciato dalla dabbenaggine dei padroni del vapore del calcio. Le lotte fratricide tra Lega e Federazione vengono avanti da decenni e il terzo fallimento fa più notizia dell’eventuale qualificazione alla trasferta nel Nuovo Mondo fallita nel match decisivo con la Bosnia Erzegovina, un … “Paesino” di appena 3,3 milioni di abitanti a fronte dei quasi 60 milioni dell’Italia. Il 31 marzo 2026, le briciole della squadra di Gennaro Gattuso è stata punita di rigore da una Nazione che è 18 volte più piccola negli abitanti, ma con un cuore decisamente più grande del nostro.
Per avere la Coppa del Mondo da mettere nella bacheca di casa e financo in quella della Federcalcio, gli osannati e ricchissimi calciatori italiani possono investire l’inezia (per loro) di 180 euro per acquistare il kit della Lego grazie a cui costruire in proprio il modello della Coppa… Avevamo un sassolino nella scarpa e ce lo siamo tolti. Non ce ne voglia Sandro Tonali – il solo degli azzurri paragonabile agli eroi di Berlino – per questa spicciola spiritosaggine.
A noi, figli di un Dio diventato minore, con la ferita di una eliminazione inaccettabile, non rimane che sprofondarci nelle poltrone di casa, gustando dall’11 giugno al 19 luglio le imprese altrui nel torneo più lungo di sempre. L’estate diventerà incandescente per qualche altro italiano:
- tipo Carlo Ancelotti (con il figlio Davide appresso) alla guida del Brasile, che punta ad elevarsi un altro gradino più sopra la collezione delle 4 Coppe dell’Italia. I verdeoro sono già primatisti a quota 5 e nel 2026 cercano lo slancio verso il sesto trionfo dicendosi disposti ad aspettare l’infortunato Da Silva Santos Junior Neymar, costi quel che costi pur di confermare una squadra a completa trazione anteriore;
- tipo Vincenzo Montella al comando dei turchi annunciati come le rivelazioni dell’intero torneo 24 anni dopo aver riconquistato un posto nell’élite per rinverdire la medaglia di bronzo dell’ormai lontana edizione di Giappone-Corea del Sud;
- tipo Fabio Cannavaro – e la sua immagine con la Coppa alzata nel cielo azzurro è ben viva nella mente degli italiano – ora alla guida dell’Uzbekistan, che ha meno di quarant’anni di storia a livello di rappresentativa nel calcio ed esordisce al più alto livello contro il Canada padrone di casa. Di certo farà fruttare l’esperienza maturata in giro per il mondo e, ispirandosi al mentore Marcello Lippi, consegnerà ai nuovi responsabili della federazione di adozione quei moduli di assoluto prestigio che l’Italia ha smarrito strada passo dopo passo.
Interessati quanto noi, o forse più, sono i talenti d’esportazione di quell’Italia che sa essere protagonista in Ucraina (Andrea Maldera), in Ungheria (Mario Rossi), in Slovacchia (Franco Calzona), in Albania (Rolando Maran) e persino a Malta (Emilio De Leo), rimanendo nel segmento dei commissari tecnici.
E non è finita perché a livello di Club, sono apprezzati all’estero anche Roberto De Zerbi, che siede sulla panchina del Marsiglia nella Ligue 1 francese, Francesco Farioli anima del Porto in Portogallo, Alessio Lisci approdato all’Osasuma nella Liga spagnola ed Enzo Maresca alla guida del Chelsea in Premier League inglese; mentre nelle gabbie dorate degli Emirati Arabi sono finiti Andrea Pirlo, Fabio Viviani e Walter Zenga con l’ambizione di andare ben oltre la non felicissima esperienza di Roberto Mancini, che voltò le spalle alla Nazionale e che, appunto per ciò, non dovrebbe essere preso in considerazione per succedere a Gattuso.
Avendolo conosciuto quando era ragazzo in procinto di lasciare l’Emilia-Romagna per “emigrare” a Roma, il nostro sguardo è rivolto soprattutto verso la panchina di Carlo Ancelotti, che all’indomani del 67° compleanno comincerà a “manovrare” i pentacampeones finiti nell’abbordabile Girone C con Marocco, Haiti e Scozia. “Carletto” ha un compito preciso: portare a casa la Coppa da consegnare ai nipotini, che lo spingono moralmente ben al di là della linea tracciata dal presidente Luiz Inazio Lula Da Silva dapprima “non entusiasta” dell’allenatore italiano e poi suggeritore dell’impiego di Neymar “soltanto se il giocatore ha la ferma volontà di far parte della squadra”.
“Aspettiamo tutti Neymar per il match del debutto contro il Marocco. E se non ce la dovesse fare, lo aspettiamo per il match successivo con Haiti”, si è limitato a dire Ancelotti, cercando di andare oltre i dettami di Lula. Il tecnico che vanta il record di 7 Champions (2 da giocatore e 5 da allenatore) sa come dribblare chi lo osteggia e come evitare certi stress da pre-partita e sogna di arrivare alla Finale del 19 luglio 2026 al New York New Jersey Stadium. Appuntamento che sogna anche Maurizio Mariani, che potrebbe essere il quarto arbitro italiano a potersi fregiare di tale alloro dopo Sergio Gonella, Pierluigi Collina e Nicola Rizzoli.
Spalmati qui e là, al Mondiale più diffuso di sempre, ci sono tanti italiani che non sono riusciti a laurearsi profeti in Patria e che hanno trovato fortuna lontano dalla penisola: viceallenatori, fisioterapisti, nutrizionisti, strateghi per le tattiche di gioco sofisticate. In attesa di vederli spaziare tra Canada, Messico e Stati Uniti insieme agli uomini selezionati da Ancelotti, Montella e Cannavaro, lanciamo un’occhiata verso Silvio Baldini, ovvero verso il traghettatore da Gattuso a chissà chi altri al comando della Nazionale. Il toscano di Massa veleggia verso il 68° compleanno, in carriera si è ben comportato in Serie B e più sotto, oltre che con gli azzurri Under 21. Ha messo Gianluigi Donnarumma al centro del progetto che vuole scoprire i giovani rampanti azzurri assieme a qualche elemento “stagionato”: tutti sono comunque chiamati ad alcune regole fisse senza deroghe, limitando l’utilizzo dello smartphone, abolendo le camere d’hotel singole, invitando a consumare la prima colazione entro le ore 9. Eccetera.
Daniele Molteni su “Leggo” s’è preso la briga di citarne altri, sottolineando: “Ancelotti ha nel suo staff il figlio Davide, Francesco Mauri (i due viceallenatori), Simone Montanaro e Mino Fulco. Montella è affiancato da Davide Russo, Pierpaolo Pollino e Massimo Crivellaro. Con Cannavaro lavorano il fratello Paolo, l’ex portiere della Juve Antonio Chimenti, Francesco Troise, Eugenio Albarella ed Enrico Castellacci, il dottore dell’Italia campione del 2026. Sono i famosi “secondi”, i preparatori atletici, match analyst, allenatori dei portieri. Super professionisti e preziosi collaboratori di chi guida dalla panchina. Guido Nanni, l’uomo che portò il telefono a Totti per la celebre selfie sotto la Sud nel derby del 2015, e Paolo Rongoni sono nel gruppo dell’ex Lazio Petkovic con l’Algeria, come preparatore dei portieri e preparatore fitness. Mario Pafundi, ex ciclista, è il fisoterapista della Norvegia di Haaland, Fabio Massimo Francioni del Qatar, Andrea Lanfranco della Svizzera, Yuri Annechiarici della Francia favorita per il titolo e Nicolas Chiesa è al lavoro per l’Ecuador. Infine, gli arbitri. Maurizio Mariani guida la nostra rappresentanza (Bindoni e Tegoni assistenti e Di Bello al Var)”.
Bravo Molteni. Ha fatto un buon lavoro.
L’Italia è costretta rimanere alla finestra, lasciando ad altri le proverbiali notti magiche, e a ripartire da un Baldini – Silvio per la precisionr – che nello sport è cognome di garanzia sia per via di Ercole ciclista possente, sia per Stefano “Dio di Maratona” come titolammo su Gazzetta l’indomani dell’impresa ai Giochi di Atene 2004 e per cui ancora ci ringrazia…