Lui é proprio come appare nella copertina della sua autobiografia, dove tiene un gattino in braccio: Ricky Gianco, rocker duro e puro ma dal cuore d’oro! Carattere forte, voce possente, autore geniale di canzoni argute, mai banali, ironiche e a volte pure romantiche. Classe 1943, all’anagrafe Riccardo Sanna, sardo di origini, ma milanese d’adozione, ha mossi i primi passi dabambino/cantante prodigio alla fine degli anni Cinquanta. Si può dire che il rock’n’roll in Italia sia nato con lui. con la canzone ‘Ciao ti diró’. Dopo l’esperienza formativa con il Clan di Adriano Celentano (per il “molleggiato”compose ‘Sei rimasta sola’), ha iniziato un proficuo sodalizio con Gian Pieretti (quello di ‘Pietre’), lavorando gomito a gomito con l’elite della canzone italiana. Impossibile citare tutti, ma forse quelli che gli sono piú cari sí: Gino Paoli (insieme in ’Parigi con le gambe aperte’), Gianfranco Manfredi (‘Ma non è una malattia’) e i loro molti tour insieme. In TV, sempre con l’amico Manfredi, realizzò il programma di Rai2 ‘L’università della Canzonetta’. Per il grande schermo ricordiamo la colonna sonora diLiquirizia di Salvatore Samperi, dove cantava la scatologica ‘Cavallina Rock’. Oltre 20 gli album registrati a suo nome e dovendo segnalarne solo uno, proprio per la sua predilezione a lavorare con valenti colleghi, ecco il del disco di duetti ‘Tandem’ del 2000, dove é presente ancheFabrizio de André con ‘Navigare‘. Decine inoltre i reading musical-letterari in giro per l’Italia con lo scrittore padovano Massimo Carlotto.
Che non si venga poi a dire di non averlo mai sentito cantare! Da anni in TV c’è lo spot di un noto caseificio che inizia proprio con la sua voce: “alle fattorieee…”, trattasi di un brano riarrangiato da Gianco sulla base di un pezzo tradizionale irlandese! Ci sarebbe molto altro da dire sul passato, ma si puó tranquillamente vedere in proposito il bel sito personale rickygianco.com, perché l’attualitá si impone prepotentemente con l’uscita del suo libro “Non si puó smettere di suonare” (o di fumare, come da titolo di un’altra sua canzone) un’autobiografia rock scritta a quattro mani con il giornalista Paolo Crespi ed edita da Baldini e Castoldi.
Italiani.it é tra i primi ad intervistare il cant/autore del volume!

Ricky Gianco, iniziamo proprio dal libro: come è andata la stesura con Crespi?
Da tanti anni, più che pensare di fare un libro, ogni tanto qualcuno, magari mentre si mangia e si ride con amici, viene e mi dice “senti, ma tu non hai ancora scritto un libro, lo devi assolutamente scrivere!”. E cosí è stato per molto tempo, finché ho letto il libro dell’attore Cochi Ponzoni, con il quale ogni tanto mi vedo, un volume sempre a cura di Paolo Crespi, e l’ho trovato molto bello. Cosí ho parlato con Paolo ed è nata questa cosa. Ma forse pensandosci potevo anche scrivermelo da solo, perché molte parti sono state riprese da cose che avevo scritto io… se solo mi fossi messo al computer a ricordare e a scrivere!
Dal libro emergono centinaia di nomi, aneddoti e storie, non è solo un’autobiografia, ma quasi una storia della musica italiana, concordi?
Sì, diciamo che ha un un aspetto storico, parla della storia proprio in vari momenti ed é legata a quello che sono e che facevo. Per me cantare è stata una passione che avevo fin da bambino. Infatti in casa qualcuno diceva “che bravo che sei! Ma cosa ti piacerebbe fare da grande?” E io rispondevo che volevo cantare. “Sì, ma per lavorare cosa vorresti fare? E io: “Beh, ma voglio cantare!”. E questo non era prevedibile quando io ho cominciato nel 1950, perché avevo 7 anni; di conseguenza ho sempre continuato a pensarci. L’unica cosa che era importante era cantare e suonare in giro. Verso i 12 anni ho cominciato a fare degli spettacoli per la scuola e all’inizio suonavo con due ragazzi che abitavano nel mio stesso quartiere di Milano, Pier e Lallo, che poi sono diventati i Dik Dik. Avevamo cominciato così, solo per il gusto di cantare e di suonare a contatto con gli amici o con la gente e un po’ alla volta…

A proposito di amici, hai lavorato in coppia con molti artisti, sbaglio se dico che quello che ti è piú caro é Gianfranco Manfredi?
Ho lavorato molto con Manfredi. Quando l’ho conosciuto nel 1974 non cantavo e non scrivevo dal ‘70, facevo il produttore. Siamo diventati subito amici. Una cosa eccezionale, che a me non è mai successa altre volte, nemmeno con Gian Pieretti e Gino Paoli. Abbiamo subito cominciato a scrivere qualche pezzo insieme. Con Gianfranco non solo mi è tornata la voglia di scrivere, ma anche la voglia di cantare. Siamo partiti con il mio album ‘alla mia mam’…, seguito da ‘Arcimboldo’, che credo sia il lavoro migliore che io sia riuscito a realizzare. Dentro a questo disco peraltro ci sono anche tante cose che sono successe con mia moglie Gaby, perché lei ogni tanto tirava fuori qualche battuta, qualche frase fantastica che ho inserito nel libro.
Hai fatto anche cinema, televisione e con Alberti Tonti un radioprogramma sulla storia del rock che finí anzitempo, come mai?
Perché cambiò il direttore della rete, Radio24. Prima ce n’era stato uno col quale avevamo già fatto un lavoro su Radio 2. Il nuovo direttore, appena ci siamo conosciuti, mi disse “non chiedermi niente, io di musica non so nulla”. E noi ce ne siamo andati. Anche perché il lavoro fatto per il programma Tuttifrutti era stato molto faticoso per noi, ma specialmente per me: avevo la sala da pranzo di casa mia piena di libri. Il programma era di un’ora e qualcosa e con soli 15 minuti di musica, il resto era tutto ‘parlato’. Una vera storia della musica rock e poi… diciamo che risultavamo tutti e due simpatici in diretta, perché ci divertiamo!

Come giudichi la leggerezza della musica odierna, tu che hai dato molta importanza ai testi e all’impegno sociale, anche nella vita?
Certo, parliamo sempre di musica, ma oggi c’è più disimpegno di una volta, meno temi sociali. Non è che ci sia una ricerca particolare, il fatto è che in questo momento viviamo in mezzo a un mondo che peggiora sempre e ogni giorno di più. Questo prova che, anche avendo voluto fare delle previsioni, credo che nessuno avrebbe mai pensato che l’Italia sarebbe diventata come è oggi. Se mi fossi svegliato dopo qualche anno di coma e avessi chiesto come andava e mi avessero detto come stiamo ora, avrei detto “ma non mi prendete per il c…, lasciamo proprio perdere”.
Infine chiediamo a Ricky Gianco se presenterá in giro la sua autobiografia rock!
Direi proprio di sì, anche se non ho ancora tante date. Non abbiamo deciso se mi porteró dietro la chitarra alle presentazioni, ma credo di no, perché chi viene conosce giá la mia musica e vorrá sapere cosa ho scritto. Comunque la prima uscita che facciamo con l’editore Baldini e Castoldi è al Book City di Milano martedí 24 novembre. Poi ci hanno chiesto di presentare il libro anche a Firenze e a Vicenza, per ora.
Mercoledí 11 di novembre, invece, tengo a ricordare che, insieme alla figlia di Gianfranco Manfredi, dedicheremo una serata ricordo a Gianfranco al teatro Verdi di Milano, che era il luogo dove spesso suonavamo.





