Pensando alla Pasqua della mia fanciullezza mi sono venuti in mente le celebrazioni del Venerdì Santo e il Pasquone di noi bambini e ragazzi.
‘a Missa d’ ‘i ‘mpizzi,
La celebrazione del Venerdì Santo mi ha riportato alla memoria il racconto della Passione di Gesù, che veniva chiamata ‘a Missa d’ ‘i ‘mpizzi, annunciata con ‘u truacculu, un pezzo di legno su cui erano fissate, in entrambe le facciate, delle maniglie che emettevano un suono cupo (le campane erano e sono silenziate fino alla messa della Santa Notte).
Tutti piccoli e grandi accorrevamo alla Chiesa di S. Andrea per assistere alla celebrazione e quando Don Stefano leggeva i versetti del Vangelo di San Matteo che descrivono la morte di Gesù (ed ecco il velo del tempio si squarciò in due d cima a fondo,

la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi risuscitarono), tutti i ragazzi (e qualche adulto) ci appoggiavamo alla parete laterale all’esterno della sacrestia e con le scarpe battevamo sul muro per fare rumore il più forte possibile per simulare quanto detto nel Vangelo: facevamo ‘i ‘mpizzi (hare ‘i ‘mpizzi possiamo tradurlo con fare il diavolo a quattro).
Alla fine della lettura della Passione partiva la processione, con l’uscita della Varetta (la bara con il corpo di Gesù) e dell’Addolorata, portate da persone vestite con un camice bianco stretto in vita da un lungo velo nero che scendeva obliquamente dalla spalla sinistra (ricordo che mio zio Ernesto era uno di questi portantini).

La processione
Aprivamo la processione i bambini e ragazzi con le griddrere. Chi aveva la fortuna di avere un parente falegname aveva la griddrera di legno, più grande e con un suono più potente. Gli altri ne avevano una di canna.
La griddrera era uno strumento ricavato, come detto, da un internodo di canna di bambù, con due incisioni parallele di circa 10 cm. Per creare la vibrazione, due fori in cui inserire un manico ed una rotella dentata ricavata dai bordi di un rocchetto di filo.
Facendola roteare la “griddrera” produceva un suono stridulo simile al frinire dei grilli (da cui griddrera, ossia uno sciame di grilli).

Il Pasquone
Il Pasquone lo festeggiavamo rigorosamente alla Querciola (non c’erano altri luoghi in cui andare).
Chi ne aveva la possibilità portava una soppressata, qualcuno portava l’olio. Qualcun altro un pezzo di pane e qualcun altro, passando dal negozio (’a putiga) di ‘Ntoni ‘a Barona, comprava qualche scatola di “macarello” (maccarello -sgombro – maquerel).
Per salire non impiegavamo più di 15 minuti
Giocavamo a palla e nascondino per ore e nel tardo pomeriggio ci buttavamo a capofitto tra gli alberi, facendo a gara a chi arrivava prima al fiume.




