Quando ero ancora bambino ed a Conflenti c’era pieno di gente, d’estate i ragazzi più grandi preparavano l’alternativa al mare che era un miraggio per tutti: ‘u vuddru.
Una buona squadra di ragazzi bloccava un’ansa del fiume sotto “l’Immacolata” con sassi tronchi e altri materiali, per creare un piccolo laghetto artificiale abbastanza profondo e pericoloso per chi non sapeva nuotare.
Io ero uno di questi e allora mio cugino più grande, quando mi portava a fare il bagno, mi gonfiava la camera d’aria di una ruota di camion, che mi serviva come salvagente. La frescura era assicurata perché ‘u vuddru era protetto dagli alberi frondosi e l’acqua del fiume, anche perché corrente, si manteneva fresca.

Quando ripenso a quel periodo sento nelle narici l’odore dell’acqua salmastra e ricordo quella sottile patina verde che si depositava sui sassi della riva e che li rendeva molto scivolosi e pericolosi.
Spesso chi sapeva nuotare meglio si immergeva sul fondo e pescava le anguille che spesso dal Savuto risalivano il nostro fiume. Ma non era l’unica pesca che si faceva perché anche i più piccoli scendevamo forniti di una piccola bacchetta e scendendo d’a Mmaculata appinninu cercavamo gli anfratti in cui si rifugiavano i granchi, che erano abbondanti, e quando con le chele addentavano il bastoncino, li mettevamo in un secchiello e a fine giornata arrostivamo le chele (non la “tabacchera”) insieme alle coscette dei ranocchi che riuscivamo a catturare vicino al fiume.
Purtroppo questa attività balneare fu interrotta dopo un paio d’anni da una brutta epidemia di tifo che colpì alcuni dei ragazzi più grandi.