Nella cucina italiana e nelle nostre tavole l’olio d’oliva è un elemento sempre presente. Il liquido dall’aspetto giallastro è benevolo ma in dosi limitate, geograficamente collocato nel bacino del Mediterraneo. L’Italia è il primo consumatore e il secondo esportatore. La Sicilia è un terreno fertile e una delle regioni a maggior produzione d’olio, abbastanza da poter essere un valore aggiunto per l’economia dell’Isola e il suo turismo.
Da un semplice frutto a un prezioso liquido simil oro
L’olio utilizzato ogni giorno nelle nostre cucine è probabilmente originario dell’Asia Minore e della Siria e risultato d’un processo di produzione che scaturisce dall’olivo, l’albero da frutto che produce l’oliva.
L’olio d’oliva vergine è composto quasi totalmente da materia grassa (98-99%) e una minima parte da sostanze insaponificabili (1-2%), cioè non subiscono alcuna alterazione se sottoposte all’azione di alcali concentrati. Quest’ultimi solitamente sono composti da circa 240 composti chimici di cui 180 legati all’aroma.
La classificazione dell’olio d’oliva è suddivisa principalmente in due categorie: vergini e non vergini. La differenza sostanziale tra i due sta nel metodo con cui si ottengono, infatti, i primi sono ottenuti attraverso la sola spremitura senza alcuna alterazione.
Nell’insieme degli oli vergini rientrano: l’extra vergine d’oliva, vergine d’oliva (entrambi commerciabili) e d’oliva lampante (non commestibile), mentre nei non vergini sono presenti l’olio d’oliva raffinato, l’olio d’oliva, l’olio sansa d’oliva greggio (residuo della prima lavorazione), l’olio sansa d’oliva raffinato e l’olio sansa d’oliva (unico commerciabile assieme all’olio d’oliva).
La valenza dell’olio d’oliva in Sicilia, zona etnea e Catania
Nel mercato mondiale dell’olio a spadroneggiare su produzione
ed esportazione (ma non sulla qualità) è la Spagna. Le produzioni
s’intensificano nel bacino mediterraneo. L’Italia
è il primo consumatore-importatore e il secondo produttore-esportatore
mondiale. Italia e Spagna contribuiscono rispettivamente al 15% e al 45% della
produzione mondiale.
Addentrandoci all’interno del nostro Paese il podio delle regioni è costituito
da Puglia (51,9%), Calabria (13,6%) e Sicilia (11%).
Questi numeri indicano la quantità, ma l’eccellenza ha tutt’altra classifica. La varietà dell’olio sull’Isola ha qualcosa in più, un esempio è il germoplasma autoctono siciliano: 25 cultivar divise tra 8 principali, 8 minori e 9 neglette, tra queste nella zona etnea vi sono la nocellara etnea (conosciuta anche come paturnisa o marmurigna), la moresca e la tonda iblea.
La Sicilia ha un comparto olivicolo della superficie di circa 160.606 ettari e per legge la vendita al dettaglio dell’olio è limitata ai 5 litri. L’Isola inoltre offre condizioni climatiche e territoriali favorevoli alla crescita di uliveti e Catania risiedono diverse aziende agricole inerenti.
Olio e turismo: sostenere l’economia turistica attraverso il turismo esperienziale
La Cina guarda con attenzione e bramosia ai prodotti tipici italiani anche strettamente legati alla Sicilia. Gli agrumi sono tra i più gettonati ma l’esportazione dell’olio verso l’oriente è accresciuta esponenzialmente.
Il colore dell’olio è giallastro-verdastro ma potrebbe benissimo essere associato all’oro in considerazione della sua attuale valenza sul mercato. Se il petrolio è considerato l’oro nero, l’olio potrebbe essere considerato l’oro verde. Come risultato per decenni in Sicilia, incidendo sull’ambiente, il petrolio è stato il perno dell’economia e se il liquido nero è solamente gocciolante, l’olio continua a sgorgare con la periodicità dovuta alla natura dell’albero.
Perché scegliere Catania
I turisti extraeuropei scelgono Catania e in generale la Sicilia per la straordinaria bellezza del territorio e le sue prelibatezze, diametralmente opposte alle realtà delle loro città d’origine. Il turismo può essere una leva economica per l’Isola.
In quest’ultimi anni il turismo esperienziale ha creato un nuovo modo di vivere ciò che sta intorno a noi. Per esempio le visite turistiche legate alla degustazione dei vini direttamente nei vigneti sono in aumento, offrendo al turista un’esperienza unica e istruttiva al contempo (dalla produzione alla degustazione). Dunque perché non riportare, con i dovuti accorgimenti, il medesimo modello di turismo esperienziale agli uliveti? Gli olivi sono presenti in gran quantità e non mancano le aziende agricole, servirebbe solo l’ultimo tassello (la degustazione in loco) che colleghi la Sicilia a turisti golosi d’esperienze uniche.