Al Teatro Ferrini di Adria stamattina siamo stati tutti protagonisti, di una testimonianza innegabile. In un contesto di pubblico attento ed evidentemente emozionato per l’avvenimento, formato da giovani studenti del Cipriani e da persone che volevano vedere da vicino un pezzo di storia incarnata; le ottantenni sorelle Bucci hanno testimoniato tutta l’atrocità della deportazione dei bambini nel campo di stermino di Auschwitz. All’incontro organizzato dall’Associazione il Fiume di Stienta, fondazione Bocchi e dall’Istituto Cipriani, sono state invitate appunto, le due sorelle Andra e Tatiana Bucci che attualmente vivono, una negli U.S.A e l’altra in Belgio, ad Adria perché possano raccontare la loro triste storia alle nuove generazioni presenti. Generazioni molte volte indifferenti e superficiali all’ingiustizia verso il prossimo, per un percorso di consapevolezza.
La loro storia
Nella triste sera del 28 marzo 1944 una pattuglia tedesca arrestò tutta la famiglia Perlow nella loro casa. La mamma Mira, nonna Rosa, zia Sonia e zio Jossi, zia Gisella e il cuginetto Sergio tutti insieme. Il padre, invece è rimasto prigioniero in Sudafrica fino alla fine della guerra. Dopo una piccola sosta nella Risiera di San Sabba a Trieste, il convoglio di deportati arrivò ad Auschwitz-Birkenau il 4 aprile 1944.
Il kinderblock
Quando furono internati in un Kinderblock Tatiana aveva 6 anni, Andra 4 e il cugino Sergio 7 . Il kinderblock era il blocco riservato ai bambini destinati alle sperimentazioni mediche più atroci. In questo periodo di permanenza, nel Kinderblock con l’inganno il cugino Sergio viene prelevato dalle SS (Andra e Tatiana hanno saputo poi che Sergio a causa degli atroci esperimenti, morì nel ’45 in una cantina ad Amburgo) le due bambine perciò dal quel momento in poi rimangono sole al campo. Fortunatamente una blockova (dirigente di campo femminile polacca) forse perché (ritengono Andra e Tatiana) ricordavano per fisionomia o età alla stessa, figlie o sorelle proprie, mise le Bucci sotto la sua protezione. Comunque sia, questa protezione determinò la loro fortuna. Infatti la blockova prendendole, sotto la sua tutela le sottrasse all’interno del campo di sterminio, da possibili ulteriori atrocità fino alla liberazione avvenuta il 27 Gennaio del 1945.
Spettatrici inconsapevoli a causa dell’età
Con una semplicità disarmante, ma ora consapevole del loro passato, Andra e Tatiana hanno raccontato con dovizia di particolari la vita del campo di sterminio dal loro punto di vista di bambine di 4 e 6 anni. Grazie alla protezione della blockova di cui godevano, potevano quasi girare liberamente nel lager fotografando con i loro occhi luoghi, situazioni e persone. Il tempo trascorso nel campo, ha segnato comunque per sempre la loro vita e dopo tanta atrocità, sono riuscite miracolosamente ad rincontrare i genitori a Roma che avevano nel frattempo ricominciato la loro ricerca. Così infine dopo avere peregrinato in luoghi di raccolta dei bambini superstiti dei campi di sterminio sia in Cecoslovacchia che Inghilterra, finalmente si sono riuniti con la loro famiglia ed incominciato a loro stesso dire: una nuova vita.
Un libro ed un film animato raccontano la loro storia
Una racconto davvero triste, anche se per loro ha avuto un epilogo felice con l’avere ritrovato la propria famiglia e ricostruito la loro vita. Il ricordo di tante persone perse nei campi di stermino, ha determinato nel 2004; dopo avere tentato di annullare inevitabilmente il ricordo di un passato tragico, la decisione di incominciare un cammino di memoria. Sono 40 già le loro visite ai campi di sterminio in cui hanno accompagnato e raccontato ai giovani studenti e persone desiderose di sapere la verità sull’Olocausto la loro tragedia vissuta. Ancora oggi, hanno confessato all’incontro adriese, quando escono dai cancelli dei campi visitati occorrono svariati giorni poi per riprendere in mano, la loro attuale vita. Il ricordo è tremendo. L’immersione nel dolore vissuto, da piccole anche se fortunate e graziate; non toglie loro la consapevolezza e il peso di essere tra i pochi allora bambini, ad essere tornate vive. La testimonianza ora è per loro un dovere, verso chi non è potuto più tornare.
Il libro sulla loro storia è edito dalla Mondadori intitolato noi bambine ad Auschwitz
Emozione e commozione al termine
Un lungo ed interminabile applauso. In piedi, da parte dei giovani studenti e di tutti i presenti hanno rappresentato il ringraziamento a queste due testimoni dell’olocausto. Monito per il futuro che ci aspetta, ora però con nel cuore la verità che non possiamo personalmente più nascondere.
