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Bice Piacentini, la poetessa sambenedettese che amava il dialetto

Bice Piacentini, nome per esteso Beatrice Piacentini Rinaldi, è stata una poetessa italiana nata a San Benedetto del Tronto il 21 agosto 1856. Di famiglia borghese, figlia di Augusto, nobile avvocato e proprietario di uno studio legale a Roma e di Marianna Fiorani, figlia del priore sambenedettese, passò l’infanzia tra San Benedetto, Roma e Collevecchio (RI), paese d’origine dei Piacentini. Bice ebbe il merito di attribuire al dialetto sambenedettese, prevalentemente parlato dai pescatori, l’importanza di una lingua ricercata. E lo ha trasformato in un vernacolo di interesse letterario. Un esempio di poesia in vernacolo è possibile leggerla nel monumento de “La Retara”, scultura bronzea collocata nella zona pedonale della città. Il basamento reca un estratto di versi dedicati all’antico mestiere.

La sua ispirazione

La poetessa trasformava in poesia le scene di famiglia e della strada, raccogliendo dichiarazioni dalla viva voce dell’ambiente popolano del borgo marinaro. Sebbene ricca, colta e di bell’aspetto amava frequentare popolani grezzi e illetterati. Si mischiava tra le donne del mercato e ne ascoltava le lagnanze traendovi spunto per i suoi sonetti in vernacolo o per i racconti in lingua italiana. Per questo motivo, la sua opera ha acquisito nel corso del tempo quasi un carattere antropologico, in quanto offre una documentazione e una testimonianza, nonché un ritratto assai fedele, dei costumi e delle tradizioni popolari dell’antica cultura marinara sambenedettese.

Lo stile poetico di Bice Piacentini

La scelta di usare il dialetto fu per dare una visione il più possibile verista della vita quotidiana che, altrimenti narrata in lingua dotta, non avrebbe avuto la vividezza a cui la Piacentini mirava. La sua poesia è drammatica, semplice e sentimentale. Le opere sono essenzialmente poesie e racconti in dialetto sambenedettese, con alcune eccezioni di componimenti in lingua italiana. Con l’antologia Sonetti Marchigiani (1926), dedicati alla memoria della madre tanto amata, raggiunse la notorietà occupandosi di temi a lei cari, come la condizione e il ruolo della donna nella società dell’epoca.

Bice Piacentini, il ritratto e i sonetti
Un ritratto di Bice Piacentini e i suoi “Sonetti Marchigiani” (foto di: Museo del Mare Sbt)

Le sue opere vennero pubblicate su giornali locali e riviste. Molti drammi e commedie diventeranno rappresentazioni teatrali. Popolarissima e studiata nelle nostre scuole è l’appassionata poesia d’amore dedicata alla sua città: San Benedetto, appunto, da lei definita il più bel paese del mondo.

Lo scandalo amoroso

Nota dolente della sua vita fu lo scandalo che nacque quando lei, appena ventenne, si innamorò dello zio Carlo, fratello più piccolo del padre, che poi sposò nel 1877. Dal matrimonio nacque l’unico figlio, Giuseppe, nato a Roma e scomparso in circostanze misteriose all’età di 54 anni. Successivamente, decise di adottare Pia Ceccarelli, figlia di un marinaio. La compagnia della bambina la distoglieva dai numerosi lutti familiari che subì durante la sua vita. Perse il padre, il fratello Gualtiero (architetto, che disegnò il cimitero monumentale di San Benedetto del Tronto), il marito e l’altro fratello Ernesto.

Gli ultimi anni

Nonostante le difficili vicissitudini della sua esistenza, Bice si dedicò con fervore alla sua grande passione: la scrittura. Tanto che nel 1905 i primi 12 sonetti in vernacolo vennero premiati all’Esposizione Regionale di Macerata. Trascorse gli ultimi anni nell’amata terra natale, dove ormai viveva da tempo accudita da Pia, cresciuta con lei come una figlia. Morì a San Benedetto il 18 maggio 1942 alla veneranda età di 85 anni. Oggi la dimora della poetessa amante del dialetto, all’interno del “Paese Alto”, il borgo antico di San Benedetto del Tronto, è un luogo dedicato alla cultura. Infatti, accoglie lo studio di Bice, l’Archivio Storico Comunale, la Pinacoteca del Mare e la Sala della Poesia.

Bice Piacentini, il Palazzo e l'arco
Il Palazzo Bice Piacentini sullo sfondo e l’arco architettonico (foto di: Patrizia Cicconi)

Peculiarità del luogo è un arco architettonico affiancato alla casa della poetessa dove lei soleva rifugiarsi. Questa struttura ha ispirato il titolo di un noto romanzo storico della scrittrice Cinzia Carboni: L’arco di Bice (2009), in cui Bice Piacentini è l’assoluta protagonista.

Si ringrazia per l’immagine di copertina: corriereadriatico.it

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