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Cantieri navali nel Polesine, una storia antica

Cantieri navali nel Polesine, scavando in una tradizione della cantieristica navale; i cui centri sono situati principalmente ad Adria, Donada, Contarina e Loreo. Qui, in particolare, è ancora presente l’antico cantiere navale Doni; attivo da 400 anni. La maestria si tramanda di generazione in generazione.

Cantieri navali nel Polesine

Alcune imbarcazioni in legno, per lo più pescherecci, nascono ancora con i sistemi tradizionali; seguendo antiche tecniche di piegatura delle assi. L’artigiano si aiuta solo con l’acqua e il fuoco della cannella palustre; una pianta selvatica che cresce sulle rive del canal Naviglio. Per generazioni, “maestri d’ascia” e abili “calafati”, hanno custodito i segreti dell’arte nautica, che nel 1613, diedero vita al primo “squero”; ossia un Cantiere Navale da cui la Serenissima si faceva preparare i “legni” e le vele. 

Cantieri navali nel Polesine - Canale di Venezia con barche

Un tempo il Po era la più importante via di comunicazione tra l’Adriatico e il nord-ovest del Paese. Risalendolo, si giungeva nel cuore della Lombardia, portandovi persone e ogni genere di mercanzie. Il fiume fu percorso nei due sensi da imbarcazioni sempre più numerose e grandi, al comando di esperti “barcai”. La discesa era sovente problematica e per mantenere la rotta, ci si aiutava col timone e coi remi.

Cantieri navali del Polesine e i barcai

A volte trascinando sul fondo catene per rallentare la corsa. I “barcai” esperti, così evitavano le secche. La risalita contro corrente era coadiuvata dal traino di cavalli, asini, buoi o anche uomini; che percorrevano un sentiero lungo la riva. Col timone si manteneva la direzione e coi remi ci si aiutava. Si usava anche il “paradèl”, un remo con l’estremità in ferro, puntato sul fondale. Con vento dai quadranti orientali, si issavano le vele, come nei “trabaccoli” dell’Adriatico.

Cantieri navali nel Polesine - Barca con  Prua a pelo d'acqua

Molti erano i tipi di imbarcazione, come “Bucintori”, “gabarre”, “rascone”, “magàne”, “barbotte”, e “burchi”. Le imbarcazioni sovente avevano un fondo piatto, che serviva per navigare anche nei bassi fondali, spesso insidiosi. Si dice che un tempo ognuno “al batèl” se lo faceva in casa. Soprattutto, l’imbarcazione per la caccia, “al batèl da càza” o “batél da pùnta”; sulla cui prua veniva fissata una “spingarda” per la caccia ad anatre e oche selvatiche.

Bucintori

Oggi, tra le tante imbarcazioni da diporto, se ne vede ancora qualcuna in legno, come la “barbotta” pavese e il “batèl da Po”. I cantieri sono quasi scomparsi. A Occhiobello ne sopravvive uno. Lucio Pavasini costruisce ancora oggi battelli tradizionali. Si piegano le assi di rovere e larice stagionate sui cavalletti, unite a poppa coi “mustàz”; realizzando le due fiancate, chiamate “sponde” o “band”.  

Cantieri navali nel Polesine - Barca A Vela al tramonto

Fatto lo scafo, si rovescia la barca. Poi alla fine di ogni operazione, si rimette dritta l’imbarcazione. Si applica sull’estremità superiore delle “sponde”, lo “schèrm” o “falchetta” nella terminologia nautica. A imbarcazione completata si passa ripetutamente del catrame liquido, per assicurare impermeabilità allo scafo. I remi sono ricavati da tronchi di giovane abete lunghi quattro metri o più “ziròn”, all’estremità dei quali s’inchioda la “pala”, ricavata da una tavola sagomata a spatola. Il remo è un pezzo unico, costruito da artigiani specializzati.

Occhiobello

Anche l’albero è ricavato dal fusto di un giovane abete. La vela è “al terzo”, dotata di picco e boma, rispettivamente “pìc ad sòra” e “pìc ad sòta. L’imbarcazione è pronta per solcare il fiume. Nella voga, il rematore sta in piedi e tiene i lunghi remi incrociati al petto. Per manovrare la vela si utilizza una scotta e per governare un remo, filato da poppa e tenuto sulla falchetta, appoggiato alla base di una delle “fòrcle”. “Quànd a’ iéra zòvan – ci dice – e agh’iéra vént bòn, a tiràvan sù i custrà e quéla la iéra la vostra véla. Ormai quasi tutti i battelli sono dotati di motore fuoribordo. Tuttavia, i “puri” della navigazione nel fiume lo contestano, preferendo remi e vela, ma ormai il motore fuoribordo è stato accettato quasi da tutti.  

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