Carlo Bononi, conosciuto anche come Bonone, nasce a Ferrara e come pittore sembra proprio che abbia lasciato la sua impronta nella nostra Crespino. Pubblichiamo alcune tele a lui attribuite.
Carlo Bononi
Le cronache lo definiscono uno sperimentatore inquieto e anche un viaggiatore instancabile. Nella sua produzione pittorica, Bononi operò per molti committenti religiosi, ma anche laici. Partendo dalla Liguria al Trentino-Alto Adige, fino all’Emilia, ha lasciato una corposa produzione. Ma anche nelle Marche e all’Umbria, riuscendo a raggiungere una discreta fama che lo ha reso uno dei pittori preminenti della scuola ferrarese.

Insomma una vera personalità che ha lasciato un’impronta, a quanto pare anche qui a Crespino. Secondo la tradizione consolidata, egli si formò artisticamente sotto la guida di Giuseppe Mazzuoli; noto come il “Bastarolo”, tuttavia su ciò vi sono dei dubbi storici. Nondimeno, verso la fine del Cinquecento conobbe e frequentò la scuola bolognese; con la quale restò a lungo in contatto grazie anche ai suoi lavori eseguiti presso la chiesa di San Salvatore a Bologna. Poi intorno al secondo decennio del Seicento; si evidenziano anche delle derivazioni carraccesche.
Carlo Bononi e le opere a Crespino
Verso i primi anni del XVII secolo, Bononi si trasferisce a Roma; dove durante il suo soggiorno rimane influenzato dalle opere di Caravaggio. Del grande pittore lombardo, Bononi realizza varie copie; tra le quali il San Giovannino e la Deposizione. Certamente Caravaggio, mito e gloria del ‘600 non poteva non destare grande stupore, per la sua modernità talvolta “sfrontata”.

Tuttavia, Bononi, si distacca dalle influenze caravaggesche; mirando al perseguimento di un mondo favoloso e di luminosità irrealisticamente contrastata. Nella sua fase artistica successiva, durante la sua permanenza a Fano, opera nella basilica di San Paterniano; dove evidenzia elementi tardo manieristici impreziositi di innovazioni che anticiparono il barocco, culminati con Le storie di San Paterniano. Una caratteristica peculiare delle sue opere, infatti, risulta sempre l’energia emotiva che trasuda da ogni figura e da ogni composizione. Bononi è anche un grande naturalista, come si evince da molte delle sue tele sacre.
Miracolo di Soriano
Difatti nelle sue opere, come ad esempio il Miracolo di Soriano o l’Angelo custode; il sacro dialoga in qualche modo con la realtà quotidiana. Orbene le figure religiose sono contemporaneamente reali e umane. Certamente, negli anni venti del Seicento i suoi lavori più significativi sono concepiti e realizzati a Ferrara nella Chiesa di Santa Maria in Vado. Ma anche a Reggio Emilia nella Basilica della Madonna della Ghiara; mostrarono in modo evidente, delle aperture sia a Guercino che a Lanfranco.
Infine il Bononi, traccia nelle sue ultime opere una variegata mostra di segni di quella tendenza romantica; che lo rende ancora oggi in qualche modo un seguace della Ferrara cavalleresca, emblematizzata da Dosso. Tra i suoi allievi si ricordano: Alfonso Rivarola (il Chenda); Giovanni Battista dalla Torre e Camillo Berlinghieri. Il nipote ed erede, Lionello Bononi, fu anche pittore.