Nei giorni scorsi, precisamente il 21 Marzo nella ricorrenza della giornata e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti della mafia, Luca Tescaroli è tornato nella sua città dove ha vissuto il proprio periodo scolastico, fino al termine dell’università. Una testimonianza quale giudice impegnato nella battaglia che lo stato sta combattendo con gli uomini migliori, come lui per fermare la mafia in tutte le sue forme. Alla mattina Tescaroli ha incontrato i ragazzi delle scuole superiori adriesi e nel pomeriggio invece, la cittadinanza nella sala consiliare del municipio. Luogo a lui caro, ci ha raccontato dove andava a trovare spesso il papà, Nereo segretario comunale in città per diversi anni.
La sua famiglia abita tutt’ora qui ad Adria e quando può, vi fa visita tra i molteplici impegni istituzionali. Tra chi lo ascoltava in sala c’ero anch’io e raccontare in poche righe, lo spessore della positività che ha trasmesso, su un argomento quantomai scottante e impegnativo, non risulta affatto facile. Specialmente se personalmente lo hai conosciuto da ragazzo e condiviso qualche pezzo di cammino della giovinezza insieme; al Centro Giovanile di Adria. Luogo, dove lui poteva esprimere la sua grande passione per il ping pong, dalle epiche ed interminabili sfide sul tavolo verde…partite che vinceva quasi sempre lui! Questo modo di accettare le sfide anche quelle sportive, sicuramente ha temprato il suo carattere e l‘orgoglio di uomo dello stato che lo ha portato ad accettare, la sua più grande sfida…combattere la mafia, rinunciando coraggiosamente ad una vita normale.
Chi è Luca Tescaroli
Ora terzo procuratore aggiunto a Firenze ha indagato fin da giovanissimo sui casi più scottanti di mafia nel nostro paese. In estrema sintesi, Luca Tescaroli a soli 27 anni ha rappresentato l’accusa nel processo di Caltanissetta per la strage di Capaci, ottenendo 24 condanne all’ergastolo.
Nel 1997, pochi giorni dopo aver pronunciato la requisitoria e sfuggito grazie alla percezione di pericolo dei due carabinieri di scorta, ad un attentato di mafia. Mentre era in vacanza a Maratea.
È stato sostituto procuratore a Roma ha svolto le indagini sull’omicidio del banchiere Roberto Calvi e su mafia capitale. Anche scrittore impegnato Luca Tescaroli, i suoi libri sono: per Rubettino editore Perché fu ucciso Giovanni Falcone 2001, Le faide mafiose nei misteri della Sicilia 2003, Le voci dell’oblio 2005, Colletti sporchi Rizzoli 2008, Obiettivo Falcone. Dall’Addaura a Capaci misteri e storia di un delitto annunciato sempre editore Rubettino 2011. Editorialista per il quotidiano la Repubblica, quale esperto del fenomeno mafioso.
A che punto è la lotta alle Mafie
Con la massima diligenza e precisione Tescaroli ha tracciato ad Adria in sala consiliare, 150 anni di storia mafiosa del nostro paese, con dati impressionanti quali 108 bambini totali assassinati in sparatorie ed attentati. Ma in particolare ha analizzato il periodo dal 1994 fino ai giorni nostri, con mafia capitale. La fermezza con cui ricorda che lo stato c’è ed è presente da vero uomo di stato, convinto che è possibile sconfiggere la mafia. Citando Falcone: perché la mafia è fatta da uomini, quindi avrà un suo termine. Sono 26 gli anni di assenza da massacri mafiosi, successo ottenuto in una guerra tenace da parte dell’antimafia italiana, troppo poco raccontata dai media. Il contrasto serrato alla mafie è riuscito in toto. Con l’aiuto della società civile, con associazioni come Libera. Una battaglia che ha portato tutti i boss in carcere in regime di 41/bis, tranne Matteo Messina Denaro unico attuale latitante.
I sequestri di armi alle cosche sono stati talmente elevati da mettere in crisi il sistema mafioso nel suo complesso. Questo ricorda, non viene quasi mai enfatizzato dai giornali. Di un corpo (lo stato) che nel suo insieme efficace, fatto da validi funzionari. Uomini preparati che combattono l’osmosi pericolosa tra società e crimine mafioso situato in una zona grigia difficile da scardinare. Con la legge del 1982 Rognoni-La Torre ha poi ricordato, si riesce a sequestrare gli ingenti patrimoni dei mafiosi. Il mafioso preferisce il carcere ma non perdere il proprio patrimonio. Infine in conclusione, ha esortato tutti ad infondere ottimismo e sopratutto la cultura. Perché solo attraverso di essa può divenire armatura per i ragazzi per stare dalla parte della legalità.
