Chi fa 20 triathlon e chi da Malta va in India a piedi
Venti volte Ironman in un massimo in 28 giorni! Fatica sovrumana. C’è anche un maltese tra i Super-8 che infiammano il maggio brasiliano. Sull’isola soffia la brezza della lucida follia, visto che si insegue la Epic Cap in Sudafrica ogni anno e che un venticinquenne è partito per un’avventura di 12.000 chilometri per raggiungere a piedi l’India, raccogliendo ogni giorno plastica da buttare.
C’è uno sport che laurea gli uomini di ferro, Ironman appunto. E’ il triathlon. Arriva dall’America – of course – ed è multidisciplinare: 3,8 chilometri a nuoto, 180 chilometri in bicicletta, 42,195 chilometri (una maratona) di corsa. E’ detto anche Super Lungo e, come si può intuire, è …più lungo del 70,3 o Half Ironman, del Lungo dell’Olimpico. Oltre che con la bici da corsa, può essere disputato anche con la mountain bike o, se proprio si vuol essere diversi, anche con la bici gravel.
Prendiamo in considerazione l’Ironman classico. Come tutti gli sport che si rispettano, contempla Campionati nazionali, continentali, mondiali. Ed è presente alle Olimpiadi da Sydney 2000. Ma quelle sono altre storie. Se si salta una disciplina diventa duathlon. Eccetera.
Rimaniamo all’Ironman classico, si diceva. C’è chi lo infila anche due-tre volte di seguito. Ci vorrebbero studi in psicologia per definire i contorni di chi punta a spostare così in là i propri limiti. Osservare da vicino gli ambasciatori della duplice o triplice avventura (tutte di fila, s’intende) si rimane a bocca aperta. Potete immaginare con quali ossa rotte sia uscito da un incontro con Fabio Spiteri per gustare un semplice caffè sul lungomare di Sliema-Gzira, all’Aqualuna tanto per dare coordinate geografiche precise, nel cuore di Malta.
Lui è arrivato in motocicletta da Birchircara con moglie, 4 cani e qualche coniglietto: tutti nella stessa casa. Io sono sceso dal secondo piano di un’abitazione vicina e per di più in ascensore: due passi a piedi ed eccoci al tavolino del bar con Hugo, il Lagotto romagnolo fedelissimo, che guardava con simpatia Spiteri perché si portava appresso gli odori dei suoi quattro cani adottati per toglierli dalla strada. Uno è cieco e, quando il leader, e a casa, gli sta vicino più degli altri, ovviamente, perché maggiormente bisognoso di contatto.
E che ci azzecca tutto ciò… Ci sta tutto sino in fondo perché, da sabato 1° maggio 2026, non si può non pensare con curiosità all’ultima follia di Spiteri e di altri sette “ardimentosi”: altro che Parigi-Roubaix “Ultima Follia “del ciclismo, atro che “Inferno del Nord”… Il maltese Spiteri è atteso da una follia ben più grande: il Double Deca, vale a dire due volte i 10 triathlon di fila. E cioè 20 triathlon!, se per caso non si fosse capito.
Calcolatrice alla mano, stiamo parlando di 76 chilometri di nuoto, 3.600 chilometri in bici (un Tour de France intero e non in 23 giorni e 21 tappe…) e 843,9 chilometri di corsa. Spiteri punta risollevarsi dal KO precedente e a superare “King Beto” in tre settimane. Gli esperti dicono che tutti possono stare dentro le 672, e cioè 28 giorni, una settimana in più. Lo seguiremo giorno dopo giorno sui suoi profili social sempre ricchi di informazioni e curiosità. E lo aspetteremo a Malta per le nuove elezioni politiche.
Chapeau!
Se non son matti, non li vogliamo: vale per una volta riecheggiare il film con Paolo Stoppa diretto da Esodo Pratelli 85 anni dopo l’uscita? Sì, vale. Perché qui son proprio matti veri… Fabio Spiteri una volta s’è arreso. Per questa avventura confessa di essersi preparato a dovere a Malta, Gozo e Sicilia, in mare e in piscina: lui, che è sui cinquant’anni, punta ad essere il 33° superuomo di una sfida che non ha paragoni sulla Terra. Il primo obiettivo è superare se stesso. Il traguardo on-top è raggiungere i 100.000 euro di donazioni per aiutare i cani abbandonati.
Chapeau-bis!
Con Spiteri, in Brasile sono volati anche il massaggiatore Philip Cachia e il nutrizionista Philip Cauchi. Ad attenderli ad Armacao dos Buzios, Stato di Rio de Janeiro, insieme all’esperto organizzatore di ultra-triathlon Daniel de Oliveira, c’erano soprattutto i campioni locali con in testa Beto Stael e subito a ruota Alexandre Fontenelle e Ricardo dos Santos.
Detto di Spiteri e dei tre brasiliani, il lotto dei Super-8 contendenti è completato dal francese Goulwenn Tristant, dal ceco Jurij Tarca, dal canadese Shanda Hill e dal polacco Jurand Czabanski, che più di altri guarderà alla figura del connazionale Robert Karas primatista di questa stratosferica distanza di 4.520 chilometri in 164 ore, 14 minuti e 2 secondi.
Che su Malta soffi un certo venticello di pazzia pare conclamato anche dalle partecipazioni alla Cape Epic in Sudafrica da più di una coppia – la performance del 2026 è da ascrivere a Marie Claire Aquilina e Etienne Bonello – e da un pakistano adottivo, che
Chi non ha record da battere è l’attivista indiano Jaydip Lakhankiya, che a Malta è conosciuto come “Climate Walker” perché è partito dall’isola per raggiungere l’India camminando e sfruttando, in avvio e per quanto saputo, soltanto i passaggi dei traghetti per Pozzallo (Sicilia) e per Villa San Giovanni (Calabria). Il via! Gli è stato dato, guarda caso, da Fabio Spiteri, che di mestiere è coach di triathlon, e che spingerà metaforicamente Jaydip lungo i 20 Paesi da attraversare. Per sensibilizzare il mondo sui cambiamenti climatici, il ragazzo percorrerà 12.000 chilometri, raccogliendo (e buttando) ogni giorno almeno una borsata di bottiglie e di oggetti di plastica trovati lungo il cammino.
Il venticinquenne istruttore di trekking che risiede a Malta, ha pianificato gli attraversamenti di Italia, Croazia, Serbia, Turchia, Georgia, Iran (Donald J. Trump permettendo, visto che lì il tracciato lo farà camminare per oltre 2300 km) e Pakistan prima di approdare nella sua India: il tutto a … chilometro zero. Un anno e mezzo il tempo previsto. Ne riparleremo a fine estate del 2027, a missione compiuta.
Neppure in Italia mancano i coraggiosi con voglia di superarsi costantemente. Accanto al settantasettenne Valter De Rossi campione di categoria nel triathlon, c’è ad esempio chi a 19 anni pensa di fare il Giro del Mondo in bicicletta: è Lorenzo Muretti, che dopo Capo Nord raggiungerà gli Stati Uniti per continuare una fatica quotidiana lunga 30 mesi.
Chi ha già messo un trofeo in bacheca, invece, è Sara Bonfanti, che nel 2022 ha camminato per undici mesi lungo i sentieri del Club Alpino Italiano per complessivi 7.200. Partita da Santa Teresa di Gallura (Sardegna), si è cimentata sia sulla dorsale appenninica, sia sulla dorsale alpine, trascurando appena il dieci per cento delle vie censite, ma godendosi le bellezze e la solitudine di una ventina di Parchi Nazionali italiani.
Come di diceva… se non son matti, non li vogliamo.





