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Divin Codino Baggio illumina ancora Torino

Poi irrompono… Tomba, Vezzali e Jovanotti

Al Salone del Libro, tripudio di folla e cori da stadio per “La Luce nell’oscurità” scritto a quattro mani con la figlia Valentina. Anche “Jova Giro” fa tappa a Torino: racconta la carriera di Lorenzo Cherubini alla soglia dei sessant’anni. Il Fioretto di Valentina e la Spada di Mamma Enrica. E il Re delle nevi ci porta nuovamente in cima al Passo San Pellegrino sulle Dolomiti: incuriosisce il suo “Salom più lungo”

Con il suo Salone Internazionale del Libro, l’aristocratica Torino è pian piano diventare il crocevia anche degli ex sportivi diventati nel tempo icone delle proprie discipline: è partito giovedì 15 maggio 2026 con Roberto Baggio e continuerà con Valentina Vezzali e con Alberto Tomba. Calcio, scherma e sci: la capitale della Sabaudia assomma tutti e tre quegli sport che grazie – appunto – anche a Roberto, Valentina e Alberto hanno portato l’Italia in una dimensione che adesso i tifosi del pallone possono soltanto rimpiangere, mentre quelli delle lame e della neve continuano a gonfiare il petto.

A Baggio e soprattutto alla sua maglia numero 10 indossata nel 1994 ai Mondiali degli Stati Uniti con alti e bassi e il dramma del rigore sbagliato a Pasadena – siamo legati in modo particolare perché rappresenta un momento della vita cui tutti prima o poi ci si inchina. Si cade e si rinasce. Il ciclo vichiano è la spirale di ognuno di noi che porta alla riabilitazione interiore su un piano superiore.

Al Salone, che è l’attimo magico dell’editoria italiana ben al di sopra della formula ibrida inventata a Milano, il passaggio di Divin Codino è stato salutato persino da cori da stadio. C’erano persone di tutte le età a dimostrazione che quando c’è sostanza nell’uomo che sale in cattedra anche i ragazzi sono disposti ad ascoltare gli insegnamenti dei più esperti. 

Sala Oro del Salone meritava quello ed altro. C’era chi indossava la maglia della Juventus e chi si agitava dentro una casacca azzurra della Nazionale. Forse capiterà lo stesso quando Torino accoglierà Jovanotti e non tanto per la passione per la bicicletta, quanto piuttosto per l’atteso racconto di una carriera che sale sempre più in alto e che nel 2026 verrà rinvigorita dal “Jova Giro”, ovvero dal Tour musicale che Lorenzo Cherubini intende caratterizzare con trasferimenti sui pedali da una città all’altra avvicinandosi ai sessant’anni con verve indomita, nonostante qualche guaio passato appunto per colpa della bici.

Chissà se Tomba riuscirà ad eguagliare il boom di Baggio, che ha presentato “La Luce nell’oscurità” scritto a quattro mani con Valentina, la figlia che l’ha sbloccato persino nella diffidenza atavica nei confronti dei Social. Il primo reel su Tik-Tok con Roberto che palleggiava è diventato virale: neppure Valentina se lo aspettava di quelle dimensioni.

Del resto, Baggio con la palla ha dimestichezza da sempre. “Sedevo a tavola per mangiare e tenevo il pallone in mano. Stare lontano dal pallone era considerato tempo perso. E se pioveva o non potevo stare all’aperto, palleggiavo nel corridoio di casa con una pallina da tennis…”. E giù applausi.

E’ stato un pomeriggio speso bene anche, o forse soprattutto, perché Divin Codino da dato l’impressione di volersi raccontare sino in fondo, ma qualcosa dev’essersi tenuto, magari per la prossima pubblicazione.

Fragilità e resurrezione. “Il rigore sbagliato? Quando non prendo sonno in fretta, il pensiero torna lì”. E poi il buddhismo abbracciato. Le lacrime sfuggite al controllo quando parla del padre. La profondità del pensiero nello spiegare il rapporto rinvigorito con la figlia. E la chiosa che fa brillare il libro: “Spero che sia utile a qualcuno che è chiamato a superare qualche difficoltà”. Nella vita come nello sport, potremmo aggiungere noi.

Dopo una performance di qual genere, dubitiamo che Tomba e Vezzali sappiano salire sul gradino superiore delle emozioni anche se quel Tomba scarrozzato in una tappa dolomitica del Giro d’Italia che scavalcava il Passo San Pellegrino ci diede l’impressione di essere sempre in grado di andare oltre i limiti contingenti. Quanto sarebbe bello che “Lo slalom più lungo” illuminasse la gente quanto “La Luce” di Baggio. Nel 2026, gli sport del freddo finirebbero per aggiungere una perla a quanto regalatoci con Federica Brignone, Arianna Fontana, Francesca Lollobrigida e Sofia Goggia.

Non avendo raccolto indiscrezioni e anticipazione circa il nuovo “Slalom” di Tomba non vediamo l’ora di leggere quel volumetto tanto… strombazzato dalla sua casa editrice.

Valentina Vezzali è da parte sua e da sempre stimata ispiratrice di emulazione. Le è capitato quando combatteva – sì, combatteva! – con il Fioretto in Coppa del Mondo e alla Olimpiadi. Le è capitato anche giù dalla pedana nella vita di tutti i giorni e pure in ambito Comitato Olimpico e a sprazzi persino quando venne chiamata al Governo. Le capiterà nel corso dell’assise su “Righe di Sport nella Costituzione”, tema che sulla piazza di Torino scatena un certo interesse. Ci si aspetta di vederla combattiva anche da moderatrice al pari di come si raccontò anni prima nella “regina del Fioretto”.

Valentina è coriacea. Non quanto mamma Enrica Beneventi che ha combattuto a… spada tratta per difendere la figlia nelle circostanze meno favorevoli per la famiglia. Le ricordiamo entrambe ospiti del Giro d’Italia del 2000 quando, in occasione della partenza della corsa rosa da Roma/Vaticano, l’edizione del Giubileo vide la carovana raggiungere Papa Giovanni Paolo II per un’udienza speciale orchestrata da Cardinal Crescenzio Sepe.

Valentina e Mamma erano ospiti del Giro per via dell’ottimo rapporto della ragazza con la Famiglia della Rosea, alias La Gazzetta dello Sport. Entrambe completavano la squadra ricevuta dal Santo Padre, che già appariva in pessime condizioni, eppure il giorno successivo sarebbe partito per Fatima e comunque sarebbe vissuto altri cinque anni.

Quel giorno, il Papa era in procinto di svelare al mondo i segreti del Terzo Mistero di Fatima a cavallo del XX secolo rivelatosi particolarmente tribolato. Valentina e Mamma erano là, in prima fila, in adorazione del Santo Padre ormai ottantenne e già palesemente malato e sofferente in ogni gesto.

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