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Giovanni Pacini: grande musicista catanese

Il catanese Giovanni Pacini fu operista siciliano, compositore e musicista di grande rilevanza. Fu considerato il competitor di Gioacchino Rossini, l’emulo dell’illustre concittadino Vincenzo Bellini, di musicisti come Mercadante, Donizetti e Verdi. Fu un autore molto prolifico, lasciò circa novanta opere. Scopriamo biografia e opere di questo apprezzato musicista.

Giovanni Pacini: l’autobiografia

Giovanni Pacini ci racconta i dettagli della sua vita nella sua autobiografia: Le mie memorie artistiche (Firenze 1875). Nasce a Catania il 17 febbraio 1796, da una famiglia di artisti toscani: il padre Luigi è un noto tenore; esiste ancora l’atto di battesimo custodito nella parrocchia della Madonna dell’Aiuto. I genitori, Luigi e Isabella Paulillo, entrambi cantanti, non erano catanesi, ma giravano per tournée la Sicilia; gli zii Gaetano e Francesco erano ballerini (il primo anche coreografo). La vena artistica scorreva nelle sue vene.

Giovanni Pacini è uno dei nostri più illustri concittadini catanesi.
Giovanni Pacini è uno dei nostri più illustri concittadini catanesi. Foto di S. Portale

Gli studi e gli esordi di Giovanni Pacini

Giovanni studiò canto dapprima seguendo le lezioni del padre. Nel 1908, a quattordici anni, prosegue gli studi al conservatorio di Bologna con il celebre Tommaso Marchesi. Pacini narra un aneddoto circa la sua prima composizione, un Kyrie, che avrebbe scritto di getto, dopo pochissime lezioni, suscitando meraviglia nel maestro. A Bologna seguì anche i corsi di armonia e contrappunto continuando le lezioni a Venezia con Bonaventura Furlanetto, maestro di cappella a San Marco.

Il giovane Pacini decide di abbandonare il canto e di dedicarsi pienamente al teatro. Esordisce il 17 ottobre 1813 come operista al Teatro di S. Radegonda a Milano con la farsa” Annetta e Lucindo”. Il padre cantava spesso nel teatro alla Scala. Egli spesso si adoperò per far scritturare il figlio. La prima sua opera teatrale fu un Don Pomponio (1813) di cui rimangono pochissimi frammenti. Piano piano si affermò conseguendo i primi successi. Prosegue gli studi a Venezia.

L’amicizia con Rossini

Nel suo percorso musicale incrocia la grande personalità artistica di Gioacchino Rossini. I due divennero amici e collaborarono. Rossini è il suo principale modello delle sue “farse” per lo stile e gli accorgimenti

Rossini diceva di Pacini: «Guai se quest’uomo sapesse la musica! nessuno potrebbe stargli a paro.». I due collaborarono a Roma all’allestimento di alcune opere. Quando Rossini creò Matilde di Shabran, ossia Bellezza e cuor di ferro, melodramma giocoso in due atti, affidò a un ignoto assistente la stesura dei recitativi secchi e a Giovanni Pacini la composizione di tre numeri. I due si stimavano reciprocamente; la critica promosse l’idea di una intensa competizione fra i due, che forse neppure esisteva.

Competitor di Bellini

Pacini era considerato il piú pericoloso e odiato competitor di Bellini; ma i due operavano in modo diverso. Giunto quasi alla fine della sua vita e carriera disse: “Ho cominciato a capire che devo ritirarmi dal campo. Bellini, il divino Bellini, e Donizetti mi hanno superato”. Proprio a Catania Pacini operò pochissimo. Alcuni critici hanno accostato la Norma belliniana alla Saffo di Pacini. Raffronto basato soprattutto sulla melodia.

Come Bellini nella Norma, Pacini ha soffiato tutta la potenza del suo spirito animatore nella plastica affascinante della sua protagonista (cit. fonte: Antonio Ghislanzoni, Libro serio, Biblioteca minima, Milano, Tipografia editrice lombarda di F. Menozzi e Comp., 1879 ). Grazie a quest’opera composta, nel 1840, Pacini fu  iscritto nel libro d’oro fra i più insigni maestri dell’epoca facendolo conoscere e apprezzare in Italia e all’estero. La direzione del San Carlo acuì il contrasto col “Cigno”. Alcune malelingue ipotizzarono che Pacini avesse ordito l’avvelenamento di Bellini.

Opere

Giovanni Pacini morì a Pescia  il 6 dicembre 1867. Lasciò circa 90 opere, oltre a 5 oratori, circa 15 cantate, messe, miserere, vespri, la sinfonia a programma Dante (1865), 6 quartetti, 3 ottetti, 3 trii, lavori teorici: “Sulla originalità della musica melodrammatica italiana del secolo XVIII”, 1841; “Princìpi elementari col metodo del meloplasto” 1849; “Cenni storici sulla musica e trattato del contrappunto” 1864 e un volume autobiografico “Le mie memorie” del 1865 (Fonte). Pacini componeva molti dei suoi spartiti in tempi davvero brevi.

Giovanni Pacini ha ricevuto dal Comune di Catania l'intitolazione di una delle vie più importanti del centro storico e la dedica del vecchio Giardino alla Marina divenuto nel nel 1978 Villa Pacini.
Giovanni Pacini ha ricevuto dal Comune di Catania l’intitolazione di una delle vie più importanti del centro storico e la dedica del vecchio Giardino alla Marina divenuto nel nel 1978 Villa Pacini. Foto di S. Portale

Titoli e onorificenze

Pacini ebbe stretti rapporti con la Duchessa di Lucca Maria Luisa di Borbone che lo condusse a Lucca. Dal 1822 fu Maestro di cappella a Lucca. Il legame con la dinastia borbonica di Lucca segnò la successiva carriera del compositore e la sua attività di insegnante e organizzatore dell’istruzione musicale. Da Lucca si trasferì a Napoli dove diresse il San Carlo. Nel 1827 si recò nelle corti di Vienna e Parigi. L’istituto che fondò a Lucca ebbe fra i suoi alunni: Giacomo Puccini, Alfredo Catalani ,Gaetano Luporini.

Vita privata di Giovanni Pacini

Quasi da romanzo è la sua storia d’amore con Paolina Borgese, sorella di Napoleone Bonaparte, conosciuta nei mesi passati a Roma per il carnevale 1821, quando il musicista andò a ossequiare il cardinale Ercole Consalvi, segretario di Stato e melomane. Pacini fu uno dei tanti amanti di paolina. La loro storia extra coniugale continuò a Viareggio dove Pacini si era trasferito e aveva fondato nel 1833 un liceo musicale, trasferito poi nel 1865 a Lucca. La tormentata relazione tra i due, differenti per età e rango finì quando il musicista insofferente degli atteggiamenti della Bonaparte le preferì un’altra donna. Paolina gli aveva regalato un medaglione.
Pacini ebbe tre mogli e cinque figli.

Villa Pacini e via Pacini

Il Comune di Catania ha dedicato a Pacini uno spazio verde e una via in pieno centro storico. Villa Pacini si trova nei pressi di Piazza Duomo, Porta Uzeda e sotto gli archi della marina, accanto a Piazza Alcalà. E uno dei due giardini più antichi della città e uno dei quattro parchi principali di Catania. Solo nel 1978 l’originaria villa creata durante gli anni del Risorgimento è stata ribattezzata con il nome “Villa Pacini”, originariamente chiamata Villa alla Marina. La villa è sempre stata luogo di tantissimi concerti di bande musicali catanesi.  Al suo interno scorre L’Amenano e vi è un monumento realizzato dallo scultore Giovanni Duprè che celebra il musicista e la sua arte. La colonna che sostiene il busto del musicista riporta i titoli delle sue opere trascritti in una pergamena dentro la lira.

Dapprima la statua di Pacini era collocata alla Villa Bellini, poi la si collocò appositamente qui. Si racconta che nella notte tra il 29 e il 30 gennaio 1977 un ladro rubò la testa abbandonando a terra i restanti cocci della scultura; la testa venne realizzata nuovamente da un altro famoso scultore, ovvero Salvo Giodano (autore della statua bronzea di Bellini all’interno del teatro. (Fonte: Obiettivo Catania di M. Palermo).

Il monumento dedicato a Giovanni Pacini è opera del più importante e dotato scultore dell'epoca, Giovanni Duprè , che riporta sotto il busto del musicista alcuni titoli delle sue tantissime opere.
Il monumento dedicato a Giovanni Pacini è opera del più importante e dotato scultore dell’epoca, Giovanni Duprè , che riporta sotto il busto del musicista alcuni titoli delle sue tantissime opere. Foto di S. Portale

 Il Giardino Pacini, detto villa “Varagghi” in quanto frequentato in passato soprattutto da anziani che vi si recavano per rilassarsi e “sbadigliare”. Oggi sia il monumento che il giardino versano in uno stato di incuria e abbandono. All’interno ogni domenica si trovano alcuni stand del mercatino delle pulci.

Via Pacini

Via Pacini invece è una delle vie centrali che si dipartono da Via Etnea. E’ per eccellenza il luogo delle botteghe delle scarpe e di tutti gli accessori in pelle. Negli anni che designavano Catania come la “Milano del sud” era la via più frequentata dai commercianti assieme a via Manzoni, via Garibaldi e Vittorio Emanuele. Essa porta a piazza Carlo Alberto. Dalla fontana e scalinata di Largo Paisiello si gode di una delle viste più suggestive della città, soprattutto quando la Chiesa del carmine è illuminata.

Il Comune di Pescia, vicino a Lucca per ricordare questo illustre musicista, organizza una serie di giornate, mostre e concerti e ha intitolato a lui il teatro comunale. Qui Pacini riposa sepolto nella Pieve dei Santi Bartolomeo e Andrea. Negli ultimi anni, il Comune di Catania non ha tributato il giusto omaggio a questo musicista catanese che merita di essere conosciuto e apprezzato.

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